di Alessandro Masi
Sabato soffiava un bel vento frizzante a Montepulciano. Così, la tre giorni del Partito Democratico, intitolata ‘Pronti per l’alternativa’, si è svolta in un’atmosfera tersa, con l’obiettivo chiaro di trasformare il confronto interno in una proposta politica capace di sfidare il governo guidato da Giorgia Meloni.
Un’alternativa alla destra che, secondo i dem, ha impoverito il Paese e aggravato le disuguaglianze sociali. Si perde occupazione dignitosa e potere di acquisto dei salari, complice la guerra delle armi e delle economie internazionali. Ce lo raccontano le proteste dei giovani, di quelli che sono stati determinanti nella difesa della Costituzione all’ultimo referendum, e di un ceto medio che non ce la fa più.
Tra Cina e Stati Uniti, ci vuole l’Europa a riaffermare pace e democrazia, valori di un nuovo umanesimo nella rivoluzione dell’intelligenza artificiale e in questa domanda di radicale cambiamento.
Ma per preservare e dare nuova energia e risorse alle libertà individuali e sociali occorre riprendere il controllo della tecnologia e del mercato, per garantire il minimo etico della dignità umana e delle pari opportunità in salute, scuola e saperi, e per la tutela dell’economia dei territori contro le logiche aggregative della finanza. È questa la prima sicurezza che va garantita; insieme alla progressività fiscale.
Così, è seguito un confronto sulle politiche industriali e sul lavoro, dall’istruzione pubblica al disagio giovanile, fino alla partita della leadership e delle alleanze in vista delle elezioni politiche del 2027.
Per essere capaci di raccogliere la domanda di cambiamento radicale che viene dai più poveri, dai giovani e dalla classe media non basterà però solo compattezza e mai più divisione nella sinistra che ha come programma la Costituzione antifascista, ma occorrerà anche un impegno solenne al cambiamento radicale che viene richiesto a gran voce nel Paese.
Questa volta la spinta a scardinare questa condizione della società non si accontenterà dell’ascolto o delle ricette dell’esperienza politica. Di fronte ad una rivoluzione occorrerà rivoluzionare noi stessi. Il PD è pronto questa volta, grazie ad una maturazione accompagnata dalla ferma volontà di Elly Schlein di serrare le file.
E mentre a Montepulciano soffia questo vento di speranza, vincono Lula e gli studenti serbi. Cambiare adesso si deve.
