Anche a Siena gli studenti ne hanno abbastanza
Top

Anche a Siena gli studenti ne hanno abbastanza

Le proteste studentesche che già da fine settembre hanno interessato la gran parte delle città francesi, sono arrivate anche in Italia, e gli organizzatori stimano più di 400.000 manifestanti, in prevalenza studenti delle superiori. Le voci e le opinioni di alcune studentesse senesi.

Anche a Siena gli studenti ne hanno abbastanza
Preroll

RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

21 Ottobre 2026 - 18.29


ATF

di Maximilian Vito Nacci

Centinaia sono stati gli studenti e le studentesse senesi e della provincia che hanno partecipato al corteo del 16 ottobre, che ha visto partire dai giardini della Lizza una manifestazione che aveva come slogan: “soldi alla scuola, non alla guerra”. Su questa scia, lunedì 19 ottobre, l’attenzione si è spostata sugli istituti G. Marconi e Monna Agnese, i cui studenti hanno manifestato il loro disagio: dai problemi con l’edilizia e i trasporti, all’insoddisfazione riguardo alle decisioni della dirigenza scolastica, che, secondo loro, non prende abbastanza in considerazione le opinioni e il benessere degli studenti.

Nel caso del Marconi, la mobilitazione è finita con episodi che sono stati definiti vandalici, quando gli alunni hanno rovesciato i banchi e le sedie non più utilizzati e “che erano oggetti destinati alla discarica” —come ha affermato il dirigente scolastico dell’Istituto secondo un’intervista di SienaNews. Il risultato delle proteste è stata un’apertura della dirigenza rispetto alle richieste degli studenti, non senza una ferma condanna della violenza a cui qualcuno è arrivato. Per quanto riguarda il corteo senese del 16 ottobre, ancora nessun organo provinciale o comunale ha espresso la sua disposizione ad accogliere le istanze della protesta e ad aprire il dialogo con gli studenti. Dunque, mentre ancora le proteste imperversano in Francia, nel resto della nostra penisola, e nel mondo intero, è già in programma un’altra data senese: il 30 ottobre.

Poiché è facile per molti estranei al movimento giudicare gli eventi per come pare a loro, è giusto ascoltare cosa hanno da scrivere due studentesse che hanno partecipato alla protesta del 16 ottobre. Ecco la testimonianza di Anita, studentessa di un Liceo Scientifico di Siena. Innanzitutto, attacca lo stereotipo dello studente incosciente che si dice che faccia sciopero solo per saltare scuola:

“Il 16 ottobre non siamo andati a manifestare perché non vogliamo studiare, anzi, l’abbiamo fatto proprio perché teniamo alle nostre scuole e alle nostre università. È inaccettabile che l’istruzione non abbia fondi per gli stipendi del personale, per la manutenzione delle infrastrutture e per i contributi per famiglie a basso reddito o per gli studenti fuorisede, mentre ne abbia a volontà da destinare al riarmo.”

Allo stesso modo, Laura, che invece studia a Colle Val d’Elsa, ricorda che quello che per i telegiornali o i commentatori vari è solo un argomento di discussione o un tema da affrontare in pochi minuti di confronto, per gli studenti è una realtà quotidiana: “Quando ho visto il manifesto per il Corteo, ho dato per scontato che io mi sarei trovata tra i presenti. Sono una ragazza che frequenta la scuola serale. Ogni pomeriggio, quando arrivo, mi dispiace vedere le condizioni nelle quali ci ritroviamo. Siamo in pochi, le aule a quell’ora sono tutte vuote, eppure ci tocca stare nel piano più freddo della scuola, con il riscaldamento spento, solo perché conviene. Non abbiamo né gessi né penne per scrivere alla lavagna, che ci mancavano pure al diurno. A quell’ora c’è anche la classe di Italiano per le persone che, dopo esser arrivate qui, in Italia, per vari motivi, ancora hanno difficoltà con la lingua. Mi dispiace vedere come, ogni sera, escano dal corso scoraggiati, perché non riescono a capire tutto. E questo non è per mancanza di costanza e impegno da parte loro, come ho sentito dire da molti commenti razzisti, ma perché il piano di studio per loro non è adeguato. Ho deciso di scendere in piazza a manifestare, quel giorno, perché non si tratta più di politica. Si tratta di diritti.”

Questa generazione di studenti è stata rapacemente ignorata da parte delle politiche degli ultimi decenni, che hanno dato priorità all’utile e al tornaconto privati, senza uno sguardo alla terra di magma che veniva lasciata in eredità ai più giovani. Al mondo è sempre importata la crescita economica, ma che cosa vale quando le scuole cadono a pezzi e l’aria diventa irrespirabile? Per cosa conta quando la grettezza delle istituzioni preclude agli studenti di oggi la prospettiva di una vita felice domani? Ed infatti, queste manifestazioni si inseriscono nel contesto più ampio delle proteste che gli autotrasportatori e gli agricoltori, ma più in generale i cittadini italiani, e del mondo intero stanno portando avanti. Lavorare costa troppo, vivere ancora di più, ma chi può cambiare il sistema non lo fa. Allora, gli studenti e i cittadini si chiedono: che cosa ci vuole per essere ascoltati?

Davanti agli atti di violenza che in alcune metropoli (da Parigi a Milano a Torino) si sono documentati e che continuano oggi, non si può che guardare con delusione e sconforto. Anche alcuni lavoratori per cui le proteste avevano chiesto risposte si sono trovati i negozi distrutti e saccheggiati. E purtroppo, ormai le bande aggressive sono diventate l’immagine delle manifestazioni. Ancora una volta, vengono annullate le voci di centinaia di milioni di manifestanti spostando l’attenzione su un solo problema, e così gli ideali e le speranze dei cittadini sono di nuovo sotterrate. Infatti, Anita non è troppo ottimista, anche se non lascia morire la speranza: “Tuttavia, non sono sicura che il nostro corteo avrà un impatto significativo: le proteste hanno poi bisogno di azioni concrete, anche di noi cittadini, nel nostro piccolo. Ma spero che le proteste studentesche possano smuovere sempre più persone e che possiamo costruire un futuro migliore insieme”.

Per riportare l’attenzione al vero problema da affrontare, Laura conclude così: “Studiare è un mio diritto. Come lo è per tutti. Mi ha fatto piacere vedere molta gente quel giorno, tutti insieme a urlare. Più voci ci sono, più gente ci ascolterà”.

Facebook Comments Box

Autore

Native

Articoli correlati