Da Siena al Kenya: cooperare per la salute e imparare dalle differenze

L’Università di Siena aderisce alla collaborazione tra AOUS e North Kinangop Catholic Hospital. Per mediche e medici in formazione un’opportunità di crescita professionale e umana

Da Siena al Kenya: cooperare per la salute e imparare dalle differenze
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10 Ottobre 2026 - 17.39


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di Serenella Civitelli

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Anche mediche e medici in formazione dell’Università di Siena potranno partecipare alle missioni di cooperazione sanitaria in Kenya. L’Ateneo ha formalizzato l’adesione al protocollo tra AOUS e North Kinangop Catholic Hospital durante il recente incontro “Vent’anni di collaborazione con il North Kinangop Catholic Hospital, un bilancio per il futuro”.

All’evento hanno partecipato don Sandro Borsa, alla guida dell’ospedale kenyota, il direttore generale e la direttrice sanitaria dell’AOUS, Antonio Barretta e Maria De Marco, il rettore e la direttrice generale dell’Università, Roberto Di Pietra e Beatrice Sassi. È emerso il valore di una collaborazione che unisce assistenza, formazione e scambio di esperienze, con benefici professionali e umani per entrambe le comunità.

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Il contesto nel quale specializzande e specializzandi si troveranno a operare è molto diverso dal nostro. Il Kenya, indipendente dal Regno Unito dal 1963, ha una popolazione giovane e in crescita: circa 58 milioni di persone, con un’età mediana di 20,3 anni. In un territorio grande quasi il doppio dell’Italia convivono oltre quaranta gruppi etnici, con decine di lingue, e si registrano profonde disuguaglianze sociali e territoriali.

Sul piano sanitario, il Paese affronta una doppia sfida: le malattie infettive, come infezione da HIV/AIDS, polmoniti, tubercolosi e malaria, restano fra le principali cause di morte, mentre quelle non trasmissibili, tra cui malattie cardiovascolari, diabete e tumori, sono in rapida crescita.

La possibilità di ricevere cure dipende dal reddito, dal territorio, dalla vicinanza ai servizi e dalla disponibilità di personale, farmaci e mezzi di trasporto. Il governo kenyota ha avviato riforme per estendere la copertura sanitaria e potenziare gli ospedali. Per tradurle in assistenza effettiva servono però anche personale preparato, manutenzione delle apparecchiature e percorsi di cura funzionanti. In questo quadro, la collaborazione tra Siena e North Kinangop può contribuire attraverso la formazione e lo scambio di competenze.

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Le conseguenze delle carenze emergono con particolare evidenza nella mortalità materna: oltre 300 morti materne ogni 100.000 nati vivi, un dato ancora lontano dall’obiettivo globale di scendere sotto 70 entro il 2030. Emorragie, disturbi ipertensivi e infezioni possono diventare fatali per ritardi nei trasferimenti, indisponibilità di sangue e difficoltà organizzative. Distanze, costi del viaggio, mancanza di informazioni e limitata autonomia possono impedire alle donne di raggiungere tempestivamente i servizi.

Gravidanze precoci, matrimoni infantili e violenza di genere impattano significativamente sulla salute. Le mutilazioni genitali femminili, vietate per legge dal 2011, restano diffuse, pur essendo in calo: secondo l’indagine demografica e sanitaria nazionale, nel 2022 le aveva subite il 15% delle donne tra i 15 e i 49 anni.

Il genere è un determinante di salute in Kenya come in Italia e nel resto del mondo. Le disuguaglianze assumono forme e intensità diverse tra Paesi e gruppi sociali, ma nessuna società ne è immune. Riconoscerlo è essenziale anche nella cooperazione, per confrontarsi con altre realtà senza presumere di averle già superate nella propria. Pur in presenza di discriminazioni persistenti, il Kenya registra progressi nella riduzione dei divari di genere: nel Global Gender Gap Report 2026 sale al 65° posto, mentre l’Italia è 83ª. Il miglioramento riguarda soprattutto l’istruzione, a sua volta un determinante di salute.

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Come sottolinea l’OMS, le condizioni economiche, sociali e ambientali incidono profondamente sulla salute, spesso più dell’accesso ai servizi sanitari. Molti di questi fattori sfuggono al controllo individuale. In Kenya come altrove, migliorare la salute richiede quindi politiche per il lavoro, l’abitazione, l’alimentazione, l’acqua sicura, l’istruzione e l’uguaglianza di genere. L’impatto dei servizi sanitari resta limitato se persistono le condizioni che producono malattia ed esclusione.

La cooperazione può rafforzare i servizi locali, costruire fiducia e consentire di condividere priorità e valutare risultati. Richiede però attenzione agli squilibri di potere, evitando che le differenze di risorse si traducano in superiorità culturale. Professioniste e professionisti kenyoti conoscono le proprie comunità e sviluppano risposte dalle quali imparare. Cooperare significa riconoscere queste competenze e lavorare insieme, mettendo in discussione anche i propri modelli per evitare di riprodurre discriminazioni ed errori.

Per mediche e medici in formazione, questa esperienza può ampliare lo sguardo e rafforzare la crescita umana, professionale ed etica. Raggiungere un ospedale, trovare un farmaco o ricevere una trasfusione sono possibilità che spesso diamo per scontate, ma che distanze, costi e carenze organizzative possono rendere difficili. Comprenderlo significa considerare le condizioni di vita delle persone e valutare quanto una cura sia concretamente accessibile.

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Il confronto con colleghe e colleghi kenyoti insegna ad ascoltare, interrogare le proprie abitudini e riconoscere il valore di esperienze diverse. Una consapevolezza da portare al ritorno: curare richiede competenza clinica, ascolto e attenzione alle condizioni che rendono effettivo il diritto alla salute, in Kenya come in Italia.

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