Taglio prezzi Eni, l'allarme dei distributori senesi: "A rischio fino a 7.000 euro a impianto"

Senza rimborsi integrali sulle vecchie giacenze, la categoria valuta di ritardare il ribasso alla pompa per evitare vendite sottocosto

Taglio prezzi Eni, l'allarme dei distributori senesi: "A rischio fino a 7.000 euro a impianto"
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

29 Settembre 2026 - 10.28


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di Annamaria Pezzimenti

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C’è forte preoccupazione a Siena e provincia tra i gestori degli impianti di distribuzione carburante per le modalità con cui Eni intende applicare il ribasso dei prezzi. La segnalazione arriva dalla Faib, la sigla di categoria aderente a Confesercenti, che punta i riflettori sulle scorte già presenti nelle cisterne e acquistate alle condizioni economiche precedenti.

Con un margine per l’esercente compreso mediamente tra due e tre centesimi al litro e un taglio alla pompa di circa 17 centesimi, l’applicazione immediata dello sconto provocherebbe una perdita effettiva di 14-15 centesimi al litro. Secondo le stime della Faib, questo meccanismo rischia di generare perdite tra i 3.000 e i 7.000 euro per impianto, a fronte di ristori ritenuti insufficienti. In un caso pratico, un impianto con 20.000 litri in cisterna registrerebbe una perdita netta di 3.500 euro oltre ai 600 euro del mancato utile lordo, con un impatto paragonabile a “chiedere ad un lavoratore dipendente di rinunciare a tre mesi di stipendio per salvare il paese”.

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Il presidente provinciale di Faib Confesercenti Siena, Filippo Rossi, chiarisce la posizione dell’associazione: “Non è accettabile che un’iniziativa commerciale presentata da Eni come un sostegno agli automobilisti finisca per essere finanziata, anche solo in parte, dai gestori: piccoli imprenditori che operano con margini estremamente ridotti”.

Per questo motivo la Faib chiede che la compagnia si faccia carico integralmente dei rimborsi sulle giacenze acquistate. In mancanza di garanzie ufficiali, alcuni gestori potrebbero ritardare l’applicazione dei nuovi prezzi fino all’esaurimento delle scorte per evitare di vendere il carburante sottocosto.

“Siamo consapevoli del disagio che una situazione del genere potrebbe creare agli automobilisti e ce ne dispiace – conclude Rossi – ma non si può chiedere ai gestori di sostenere con le proprie risorse una campagna commerciale decisa dalla compagnia. Gli sconti ai consumatori sono positivi, ma devono essere pagati da chi li decide, non dai gestori”.

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