Le rette delle residenze sanitarie assistenziali gestite da Asp Città di Siena sono aumentate dal primo settembre. Un incremento che può apparire modesto — più o meno un euro al giorno — ma che complessivamente dovrebbe garantire un maggiore introito di 40 mila euro da settembre a dicembre e di circa 110 mila euro per l’intero 2027, contribuendo al riequilibrio dei conti dell’azienda.
«Si tratta di un adeguamento tariffario che rappresenta una delle misure inserite in una strategia più ampia», ha precisato l’assessore Giuseppe Giordano rispondendo a un’interrogazione del gruppo consiliare del Partito Democratico . L’assessore ha anche chiamato in causa la mancata liquidazione delle risorse regionali promesse: fondi previsti nel bilancio 2027 e destinati ad arrivare, dato che la Regione non ha mai fatto mancare la propria attenzione ai settori sociale, socio-assistenziale e sanitario di Siena.
Il consigliere Alessandro Masi, che a discusso l’inerrogazione, non ci sta a derubricare l’operazione come un semplice riallineamento alla media tariffaria comunale e provinciale. «Mi convince poco il fatto che in una struttura esemplare come il Campansi, di cui condividiamo tutti il profondo significato culturale e sociale, si vada ad applicare un aumento tariffario giustificandolo semplicemente con un riallineamento alla media», replica il consigliere. «Come si possono paragonare le tariffe delle altre strutture, tutte private, con quelle dell’Asp?»
Lo scenario preoccupa del resto anche il Comune, che ha chiesto aggiornamenti all’azienda. Certo, sono aumentati l’occupazione, i costi fissi per il rinnovo del contratto nazionale e l’incertezza sull’applicazione dell’Ires ad Asp. «Ma è cresciuto anche il numero degli ospiti accolti — aggiunge Masi — e quindi è aumentato anche il contributo degli utenti autosufficienti a tariffa piena».
C’è poi il nodo del metodo. La decisione è stata comunicata agli ospiti, non condivisa con loro. «Se il Campansi è una comunità che rappresenta il capitale sociale della città e i rapporti tra le generazioni, la partecipazione in passaggi come questi va salvaguardata — insiste Masi — altrimenti gli ospiti e le loro famiglie diventano solo utenza passiva, e questo non va mai bene».
Resta la domanda di fondo: cosa può fare concretamente la città per tutelare il valore simbolico della cura al Campansi? Si possono destinare risorse aggiuntive e sostenere progetti specifici per accompagnare la riorganizzazione interna dell’Asp? Si parla sempre del valore della popolazione anziana, ma serve un’idea chiara di valorizzazione che si traduca anche in un sostegno progettuale.
«Chiediamoci se oltre al mero monitoraggio si possa fare qualcosa in più, affinché il governo delle tariffe al Campansi rimanga entro un limite esemplare, a significare che in questo Comune la cura conta — conclude Masi —. Arriverà presto il tempo di scelte di bilancio radicali, e il Campansi e le politiche sociali rappresentano una priorità che non può essere messa in discussione. Questo è il punto politico centrale e non rinviabile che consegniamo oggi al governo della città».
