Un mondo rappresentato a metà. Poche donne nei nomi delle strade di Siena

L’intitolazione di luoghi pubblici non è un’operazione burocratica, ma disegna un puzzle di personaggi che diventano capisaldi nella nostra comune storia. Ma questo mondo è spesso rappresentato a metà. Mancano le donne e chi passeggia per le strade ignora storiche, filosofe, scienziate mediche, politiche, letterate, musiciste.

Un mondo rappresentato a metà. Poche donne nei nomi delle strade di Siena
Da Il Sole24ore
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Lucia Maffei Modifica articolo

20 Settembre 2026 - 16.25


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Perché dedicare una riflessione alla toponomastica, a quell’operazione apparentemente neutra e burocratica che intitola piazze e luoghi pubblici a personaggi famosi?  Perché, al contrario delle apparenze, svolge una funzione educativa, proponendoci quotidianamente, in maniera discreta e silenziosa, la memoria che le istituzioni pubbliche ci suggeriscono sia quella che forma la nostra coscienza comune. Non parlo ovviamente dei toponimi che danno luogo ad attribuzioni rispettose del nome antico dei luoghi, ma delle scelte che nei decenni le nostre Amministrazioni comunali hanno operato, per proporci il ricordo di personalità degne di dare il loro nome ad una piazza, una strada, un giardino. E allora vediamo come si compone nel nostro Comune questa carrellata per quanto riguarda la presenza femminile.

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Se l’associazione Toponomastica femminile in un suo studio ha rilevato che in Italia l’intitolazione delle strade e degli spazi pubblici alle donne si aggira in una forbice dal 3% al 5% contro un 40% di attribuzione a uomini, a Siena possiamo dire che non riusciamo neanche a raggiungere quella soglia minima: nel nostro Comune su 698 spazi pubblici, solo 20 sono intitolati a donne (pari al 2,8%, comprendendo anche Sante e Madonne, in qualche caso toponimi antichi).Vuol dire che passeggiando fin dai piccoli nelle strade del nostro centro o nelle periferie, incontreremo tanti cartelli che ci suggeriranno magari curiosità per il personaggio nominato, ma sarà praticamente nella quasi totalità dei casi un uomo. Un mondo rappresentato a metà. E questo crea una rappresentazione gravemente parziale del mondo, della storia, dello sviluppo del pensiero.

Negli ultimi 10 anni c’è stato un lieve incremento di intitolazioni non maschili e, almeno alcune, vanno ricordate.Effettivamente il primo esempio va indietro di molto di più. Nel 1996 ci fu l’intitolazione di una via a Bianca Piccolomini a cui nel 1956 la città aveva riconosciuto, prima donna, il Mangia d’argento. Ma in seguito nessuna donna che abbia ottenuto il Mangia d’oro o d’argento e che sia scomparsa, ha ancora ottenuto un riconoscimento nella toponomastica. Ve ne ricordo i nomi: Lydia Gori, Anna Maria Befani, Mary Bellini, Margherita Sergardi Biringucci, Laura Perna, Sara Ferri. Cosa un po’ curiosa, perché per ottenere un Mangia le donne senesi hanno dovuto effettivamente emergere e meritare spesso molto più degli uomini; quindi, ci si aspetterebbe una memoria a loro dedicata dopo la morte.

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Nel marzo del 2016 la Giunta Comunale accoglie la richiesta del Centro culturale delle donne Mara Meoni di intitolazione di aree pubbliche a quattro donne: Bruna Talluri, partigiana, intellettuale, assessore,  Iris Origo, senese acquisita, con la sua azione di supporto ai partigiani in Val d’Orcia,  Maria Montessori, pedagogista e studiosa di un metodo educativo innovativo che da lei prese il nome e Ipazia, filosofa, matematica, libera pensatrice che nella Grecia antica pagò con la morte la sua libertà di pensiero. Una scelta che intendeva proporre in parte la visibilità di donne del territorio o ad esse legate da profondi rapporti, impegnate e antifasciste e in parte la grandezza del contributo del pensiero originale femminile nelle scienze. Nel caso di Ipazia poi, non c’era solo da valorizzare il suo genio matematico e filosofico, la sua capacità di fondare la scuola neoplatonica di Alessandria d’Egitto, ma anche la sua laicità che la portò ad essere uccisa da una folla inferocita di cristiani bigotti.

Fu poi lo stesso Consiglio comunale che nel 2019 a chiedere l’intitolazione di uno spazio pubblico a Oriana Fallaci, giornalista e polemista, inviata in numerosi teatri di guerra, di cui ricorreva il 90. anniversario della nascita.

Nel 2020 su proposta del Gruppo consiliare di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale fu dedicato un giardino a Norma Cossetto, friulana, vittima delle foibe, a cui anni prima il Presidente della Repubblica aveva concesso la medaglia al valore civile.

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L’anno seguente, su richiesta collettiva, partita dall’Auser Comunale (ma condivisa dal Centro Culturale delle Donne Mara Meoni, Conferenza Donne Democratiche di Siena, Associazione Archivio UDI della Provincia di Siena, Dipartimento Pari Opportunità CGIL, Coordinamento Provinciale Donne SPI CGIL di Siena, Arci Siena APS),  l’Amministrazione comunale dette l’intitolazione di Parco del Rispetto a uno spazio verde dedicato al contrasto alla violenza di genere, in cui erano  state donate dall’Auser comunale una panchina rossa e una scultura realizzate dai ragazzi delle Scuole superiori.

È l’ultima intitolazione di argomento femminile che sono riuscita a trovare nella mia ricerca.

A questo punto, forse, vale la pena di riflettere un attimo su quale è l’iter di intitolazione di uno spazio pubblico per capire come le scelte si formano. La materia è regolata dalla legge 1228 del 1954 che affida ai Comuni la toponomastica. C’è un soggetto proponente, pubblico o privato, che avanza la richiesta che sia dedicato uno spazio ad una o più figure locali o no, motivandone la ragione; una commissione toponomastica che da un parere consultivo al Comune e una delibera di Giunta che sancisce; in taluni casi ci deve essere anche l’autorizzazione della Prefettura. Nessuna indicazione sul rispetto di una parità di rappresentanza di genere.

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Quindi, visto che le donne quando si uniscono possono ottenere grandi risultati, mi sembra decisivo che riprendiamo la parola, facciamo proposte attraverso i nostri centri di aggregazione. In città e fuori non mancano certo donne da ricordare: intellettuali, donne della politica e delle istituzioni, donne del volontariato, dell’arte e della musica, delle scienze, della letteratura.

E chissà, magari si potrebbe anche chiedere all’Amministrazione comunale, con una sindaca a capo, di adottare un regolamento che contempli un impegno a rispettare l’equità di rappresentanza fra i generi. Si può e si deve fare, per mostrare a chi passeggia per le strade una storia che ha i mille colori delle differenze.

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