di Marina Gennari
Assemblea affollatissima nella biblioteca pubblica di Asciano contro il progetto eolico “H002_Asciano” del Gruppo Visconti: dieci torri alte 200 metri nel cuore del paesaggio simbolo di Siena. Un procedimento che si dava per archiviato è stato riaperto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), con quindici giorni di tempo per le osservazioni. Il fronte del no unisce destra e sinistra.
C’è un angolo di Toscana che quasi tutti hanno visto almeno una volta, anche solo in una fotografia o in un documentario: le colline argillose delle Crete Senesi, i calanchi, le biancane, i cipressi allineati sul crinale. È il paesaggio che Ambrogio Lorenzetti dipinse negli affreschi del Buon Governo, che Mario Luzi mise in versi e che Dario Neri fissò nelle sue tele e incisioni. Un paesaggio che è diventato, nel mondo, un’immagine di Siena stessa. È qui, nel triangolo tra Monteroni d’Arbia, Asciano e il Castello di Leonina, che una società privata vorrebbe installare dieci aerogeneratori. E proprio qui dal crinale del Site transitoire, opera di Jean Paul Philippe, una finestra che incornicia questo straordinario paesaggio, ogni anno, nel giorno del solstizio d’estate, decine di persone salgono per vedere il sole calare e per ammirare l’area di Mucigliani, cioè l’area dove sorgerebbero le pale. La finestra che oggi incornicia il vuoto e la luce si troverebbe a incorniciare torri di duecento metri.
Il progetto
L’impianto, denominato “H002 – Asciano” e proposto dalla società milanese Gruppo Visconti Asciano S.r.l., prevede dieci aerogeneratori per una potenza complessiva di 72 MW, distribuiti su un allineamento di quasi dieci chilometri in un’area di oltre 600 ettari. Numeri che in sala vengono ripetuti come un ritornello: torri alte fino a 200 metri con il rotore, pale lunghe 86 metri, fondazioni con platee da 25 metri di diametro, un cantiere previsto in 458 giorni tra strade, piazzole e linee elettriche. Per dare la misura, il comitato usa un paragone tutto senese: ogni pala sarebbe due volte e mezzo la Torre del Mangia, che con il parafulmine arriva a 102 metri.
Un procedimento che si dava per chiuso
A riaccendere la mobilitazione è stato un atto arrivato l’8 settembre. Nel 2025 cittadini, Comune e associazioni avevano depositato oltre duecento osservazioni contrarie nell’ambito della Valutazione di impatto ambientale gestita dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Poi era calato il silenzio, tanto che il Comune di Asciano aveva addirittura ipotizzato l’archiviazione per decorrenza dei termini. Il pericolo sembrava scongiurato. Fino a quando, l’8 settembre, il Ministero ha pubblicato le controsservazioni con cui il Gruppo Visconti replica punto per punto ai rilievi del territorio, riaprendo di fatto il procedimento e concedendo appena quindici giorni — fino al 22 settembre — per far pervenire nuove osservazioni.
È questa la sproporzione che ha riempito la sala: da una parte una mole documentale enorme, centinaia di pagine di replica tecnica; dall’altra due settimane per leggerle, farle valutare da tecnici e costruire una risposta solida su uno dei paesaggi più ammirati d’Italia.
Il progetto, va detto si autodefinisce ricadente in “aree idonee” appoggiandosi non a una designazione della Regione Toscana, ma al regime nazionale, e viaggia sulla corsia accelerata riservata ai procedimenti PNIEC-PNRR — la stessa che spiega i tempi così stretti.
L’assemblea
La sala della biblioteca comunale di Asciano, martedì sera, era affollatissima. L’assemblea, convocata dal Comitato “Difendiamo le Crete Senesi” insieme al Comune, si è aperta con la relazione del presidente del comitato, l’agricoltore e gestore di agriturismo Riccardo Ricci, che ha inquadrato il problema, i tempi e le azioni possibili, annunciando di aver già contattato lo studio Morbidelli — che aveva curato le prime osservazioni — e un avvocato del Comune esperto della materia. Il dato politico più netto è la trasversalità. Attorno al no si sono ritrovati, dagli schieramenti opposti, le stesse parole. Il sindaco di Asciano Fabrizio Nucci ha riferito di aver contattato il presidente della Regione Eugenio Giani, che avrebbe chiesto la documentazione promettendo un impegno forte. Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Enrico Tucci ha aperto con una battuta amara — «non è un buon segno ritrovarci oggi qua» — ha portato i saluti del deputato FdI Francesco Michelotti riferendo la contrarietà comune, e ha annunciato un’interrogazione in Consiglio regionale per chiarire le intenzioni di Giani. Il suo avvertimento: questa operazione è un segnale, non resterà isolata, «ne verranno altre».
Il più diretto è stato il sindaco di Monteroni d’Arbia, Gabriele Berni: «Ognuno di noi deve uscire da questa assemblea con l’impegno di fare la sua parte, la politica e i cittadini devono dare un segnale insieme». Poi l’ammissione di franchezza sulla difficoltà a padroneggiare gli aspetti giuridici e la richiesta di un supporto di tecnici per individuare le «lacune» di un progetto che ha definito «un intervento privato, su terreni privati, che viene però considerato di interesse nazionale».
Dal fronte del centrosinistra, il consigliere comunale del Pd di Siena Alessandro Masi ha indicato due strade — quella tecnico-giuridica interna alla VIA e quella delle osservazioni come interesse diffuso — che «si incontrano nelle osservazioni», chiudendo con un invito a restare uniti «per sostenere la bellezza». Il Club per l’UNESCO di Siena è intervenuto con più membri del suo direttivo.
Simonetta Losi ha ricordato che «siamo chiamati a difendere il territorio senese» e che il paesaggio raffigurato da Dario Neri «non deve essere violentato», bollando come «scellerata» l’iniziativa del Gruppo Visconti e offrendo la disponibilità del club a contribuire alle osservazioni e a diffondere l’allarme. Con lei, l’architetta Palma Pastore si è messa a disposizione per la stesura delle osservazioni e per sensibilizzare gli ordini professionali, a partire da quello degli architetti.
Le crepe del progetto e la strategia
Dagli interventi — e da più voci dal pubblico — è emerso anche il terreno tecnico su cui puntare: la ventosità dell’area, considerata insufficiente per un impianto di questa taglia: secondo quanto riferito dai presenti, una media annua intorno a 4,3 metri al secondo, a fronte per giunta di misurazioni sul posto mai effettuate. Il presidente di Coldiretti ha messo in guardia dal confidare solo nei numeri: la partita, ha sostenuto, va vinta soprattutto sul piano giuridico, perché la società «ha preso in giro tutti» e accumulare tante osservazioni tutte dello stesso tenore può non bastare.
Sul piano operativo, la doppia consegna dell’assemblea è chiara: muovere l’opinione pubblica nazionale, perché il Paese capisca cosa si rischia, e mobilitare i cittadini a depositare osservazioni entro il 22 settembre. Diverse realtà presenti — Auser, Coldiretti, lo stesso Comune — hanno messo a disposizione le proprie PEC per aiutare chi voglia presentarle. Anche il Comune di Siena — la cui sindaca Nicoletta Fabio non era in sala — ha espresso contrarietà su un piano parallelo e attivato i propri tecnici. Sul versante della tutela, lunedì mattina il sindaco di Asciano Fabrizio Nucci ha incontrato la Soprintendenza di Siena e il soprintendente Gabriele Nannetti: segno che gli organi preposti alla salvaguardia del paesaggio stanno entrando nel merito.
Resta, sullo sfondo, l’avvertimento più realistico, raccolto anche da un intervento dal pubblico: il parere della Regione non è vincolante, e per un progetto in corsia PNIEC-PNRR la decisione è statale. Anzi: persino un eventuale parere contrario degli organi di tutela potrebbe non essere risolutivo, perché la normativa consente che il dissenso venga rimesso al Consiglio dei Ministri, dove l’interesse alla transizione energetica può essere fatto prevalere sul paesaggio. È il motivo per cui, lassù ad Asciano, nessuno si illude che basti un no scritto su un portale. «Sostenere la bellezza», per citare Masi, dovrà passare per la politica nazionale. E per i pochi giorni che restano.
