Il basket italiano nasce a Siena e nasce femminile
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Il basket italiano nasce a Siena e nasce femminile

La storia di Ida Nomi Venerosi Pesciolini che introdusse il Basket-Ball nell’Associazione Ginnastica Senese Mens Sana

Il basket italiano nasce a Siena e nasce femminile
Museo del basket Milano
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Lucia Maffei Modifica articolo

14 Settembre 2026 - 08.48


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Nel momento  in cui, dopo 32 anni, la nazionale italiana di basket femminile si è riaffacciata sulla scena mondiale, è opportuno ricordare che questo sport è stato introdotto in Italia, a Siena, da una donna che aveva creato una prima squadra femminile. La notizia è nota nel mondo degli amanti del basket, ma forse un po’ meno fuori da quell’ambiente.

“Questo giuoco, è un’ingegnosa variazione del Foot-Ball: più variato e vivace del Tennis è atto a sviluppare nelle giovanette la destrezza e la forza. Deve però svolgere quel carattere di gentilezza e grazia, che si addice al sesso femminile” Correva l’anno 1907 e così veniva presentato in un depliant opportunamente ristampato da Mesesport nel 2002 il nuovo sport per l’Italia. La pubblicazione, a cura dell’Associazione ginnastica senese “Mens sana in corpore sano”, sezione femminile presentava infatti “il Basket-ball, giuoco ginnastico per giovinette, eseguito per la prima volta da una squadra di questa sezione al Concorso nazionale di Venezia  8-12 maggio 1907”. E ciò avvenne, alla presenza di Sovrani d’Italia.

Autrice di questa impresa una giovane donna, Ida Nomi Venerosi Pesciolini. Nata a Siena nel 1873, si era diplomata “maestra di ginnastica e ballo” e dal 1898 era responsabile tecnica della sezione femminile dell’Associazione Ginnastica senese Mensa Sana in Corpore Sano. La parte maschile dell’Associazione era diretta da suo padre Leopoldo, che fu fervido sostenitore della legge di introduzione della ginnastica nelle scuole per tutte le alunne e gli alunni promulgata nel 1878 dall’allora ministro dell’Istruzione Francesco De Sanctis.

L’attività della sezione ginnica femminile non era rivolta alla pratica agonistica, era piuttosto una pratica volta a tonificare il fisico delle giovani donne. Ragazze appartenenti alla borghesia cittadina, dato che la nobiltà si sentiva estranea alle pratiche sportive e le giovani del popolo non avevano i mezzi per poterle praticare.

La nostra Ida, colta e frequentatrice dei circoli anglosassoni presenti in città, si mosse in Europa e specialmente in Inghilterra. E tramite queste esperienze, la curiosità e l’intraprendenza, entrò in contatto con i primi embrioni della palla al cerchio come pratica femminile. Un’impostazione lontana da quella della ginnastica tedesca di impronta militare e respingente per le donne, ma anche da quella francese che cercava di utilizzare la leva della pratica sportiva femminile come uno dei volani dell’emancipazione. La pratica inglese del basket ball era invece più in sintonia con le corde di Ida. Formare il fisico delle ragazze, senza coinvolgerle nella pratica agonistica.

Come che sia, la nostra Ida portò il gioco a Siena, anche senza averlo mai praticato e visto praticare, produsse un opuscolo con la descrizione delle regole principali e organizzò con le sue ragazze una presentazione la sera del 27 aprile 1907 alla palestra di Sant’Agata, sede della Mens Sana.

La serata era stata organizzata per presentare le squadre dell’Associazione ginnastica senese che avrebbero partecipato al Concorso ginnastico veneziano.  C’erano le maggiori autorità cittadine, il pubblico e la banda del Nono Reggimento di fanteria di stanza a Siena. Purtroppo, pare “per mancanza di spazio” come riportano le cronache cittadine, la dimostrazione pratica del gioco non ebbe luogo, ma fu invece possibile disputare una partita proprio a Venezia, a margine della cerimonia di premiazione delle gare come “gara libera”.

Dall’opuscolo che abbiamo citato si evince che il gioco si svolgeva” in un terreno rettangolare sodo e liscio”, sulle cui estremità venivano piantate due porte formate da pali uniti da un nastro. Alle spalle delle porte veniva piazzato un basket “di rete di spago a forma di cono rovesciato con la bocca di 0,50 centim. di diametro”. Il cesto era posto al di là della porta. Le giocatrici, da 8 a 12 divise in due squadre, si disponevano davanti a ciascuna porta, voltandole le spalle. Lo scopo del gioco era di tenere lontano dalla propria porta il pallone lanciato dalle avversarie, utilizzando mani e piedi. Chi gli faceva attraversare la porta avversaria, conquistava il diritto a tirare nel basket.

Purtroppo, però questa esibizione veneziana non fu il preludio per uno sviluppo della pratica della pallacanestro femminile in città. Rimase un gioco per giovinette, ma ebbe comunque il merito di toglierle dalle loro case borghesi e far loro sperimentare una socialità diversa.  La nostra Ida ebbe un incarico prestigioso in seno alla Commissione tecnica femminile della Federginnastica, ma la pallacanestro femminile non decollò.

La pratica sportiva della pallacanestro invece mise radici. Dopo soli due anni, nel 1909, i ragazzi della Palestra Fides eseguirono nel giardino del Ricreatorio Pio II un applaudito spettacolo di basket ball. Era un’anticipazione per il pubblico senese dell’esibizione della squadra che si sarebbe poi di nuovo impegnata nel Concorso ginnastico di Firenze da lì a poco con grande successo. A Siena la tradizione attecchì e si diffuse in tutto il paese e nel 1920 si disputò il primo campionato nazionale di pallacanestro.

Si perse la radice femminile della pallacanestro per lunghi decenni, ma sicuramente il basket è stato introdotto in Italia e a Siena da questa donna intraprendente che, con la sua squadra di ragazze vestite “alla marinaretta” portò in Italia un’innovazione destinata a piantare radici solide nel mondo sportivo.

Che rimane oggi a Siena del ricordo di Ida? Una targa apposta dall’Amministrazione Comunale nel 2019 nel piazzale di S. Agata che recita “Dove tutto ebbe inizio… Qui nel piazzale di Sant’Agata, nell’aprile del 1907 le ragazze dell’Associazione Ginnastica Mens Sana in Corpore Sano, guidate dalla professoressa Ida Nomi Pesciolini, diedero vita a un gioco nuovo per le giovinette chiamato palla al cerchio, da cui ebbe origine la storia della pallacanestro in Italia. Un viaggio ancora meravigliosamente in corso”.

Forse si potrebbe fare di più, partendo dalla riqualificazione del piazzale Sant’Agata (ricordiamo che, prima della Mensa universitaria, i locali adiacenti ospitavano la palestra della Mens Sana); poco tempo fa la Contrada dell’Onda aveva presentato un progetto per creare un mezzo campo di basket nel piazzale. Il progetto non ha ricevuto le autorizzazioni necessarie, ma forse, con opportune modifiche, l’idea potrebbe essere ripresa. Quello che è certo è che l’area si mostra dimenticata e degradata, quando invece ai visitatori della nostra città potrebbe dare il benvenuto ricordando una sua grande donna e ai ragazzi e alle ragazze  un’occasione di svago.

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