Un quotidiano con una precisa identità politica, capace però di ospitare firme, sensibilità e punti di vista diversi. Soprattutto, un giornale che cercava le sue storie fuori dai palazzi, nelle fabbriche, nelle campagne, nelle scuole, nelle piazze.
È l’Unità raccontata in Quando c’era l’Unità. La storia vista dal giornale fondato da Antonio Gramsci, il volume edito da Strisciarossa presentato alla Festa nazionale dell’Unità dell’agricoltura a Siena. Un libro che ripercorre, attraverso una selezione di articoli e contributi, una parte significativa della storia del quotidiano e, insieme, della storia italiana.
A coordinare il confronto è stata Stefania Lio, vicesegretaria regionale del Partito Democratico, insieme a Maurizio Boldrini, docente di giornalismo all’Università degli Studi di Siena e già giornalista de l’Unità, al giornalista e storico inviato Sergio Sergi e a Orlando Paris, docente dell’Università per Stranieri. Il libro, infatti, incrocia direttamente uno dei temi centrali della festa: i territori, comprese quelle aree interne e periferiche che rischiano di scomparire dalla narrazione pubblica e, con esse, le loro comunità, i loro bisogni e le loro istanze.
È proprio qui che il quotidiano fondato da Gramsci sembra offrire una lezione ancora attuale. L’Unità, ha sottolineato Stefania Lio, cercava di non cancellare le differenze della società italiana, ma di tenerle insieme dentro una storia comune. Il volume è organizzato in quattro sezioni — la sinistra, la società e la politica, il mondo, il giornale — e attraverso una grande quantità di firme ricostruisce una storia che non è soltanto quella di un quotidiano, ma dell’Italia raccontata attraverso le sue trasformazioni.
La storia di quel giornale torna così a parlare del presente: non per nostalgia, ma per ricordare che raccontare un Paese significa prima di tutto andare a vedere cosa accade nelle sue piazze, nelle sue fabbriche, nelle sue campagne e nelle sue comunità.
