Mogli, figlie e fermaporte: la parità resta sulla carta

A Carrara oltre 130 opere di 42 artiste raccontano l'arte al femminile dall'Unità al dopoguerra, ma la mostra 'Le signore dell'arte' finisce per misurarle sempre sul metro di padri e mariti ingombranti, più che sul valore autonomo del loro lavoro.

Mogli, figlie e fermaporte: la parità resta sulla carta
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

7 Settembre 2026 - 15.45


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di Bernardina Sani*

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A Palazzo Cucchiari a Carrara la fondazione Giorgio Conti ha promosso una mostra dal titolo Le signore dell’arte. La parità del talento nell’arte moderna, curata da Massimo Bertozzi. 131 opere di 42 artiste: una carrellata dall’Unità d’Italia al dopoguerra. 

Siamo accolti dal ritratto sagomato di Amanzia Guerillot, allieva, amante poi moglie del pittore bresciano Angelo Inganni. Nell’oggetto, usato come fermaporte, Amazia ha dipinto forse il mazzolino di fiori e poco c’è in mostra della sua abilità, niente del suo messaggio. Come spesso accade, la biografia prevale sull’arte e si apre una serie di mogli, figlie, amanti, presentate a confronto con i loro presunti mentori.

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Gregarie? Forse?   Ma cosa hanno detto? Non lo si scopre certo dal piccolo Giotto di Amalia Dupré messo accanto (un’opera sola) alla bellisssima Flora del padre Giovanni. Né dai due ritratti anni cinquanta di Luce Balla a confronto con due quadri non futuristi del celebre padre.  

Ci si accorge che le signore dell’arte   non sono   protagoniste di svolte, ma attive in cerchie culturali notevoli dal Risorgimento al Novecento, anche se c’è Edita Broglio, la famosa pittrice lettone fondatrice di Valori plastici, presente con poco più di un ritratto di De Chirico, e c’è Antonietta Raphael Mafai, pittrice e scultrice.

Stupisce che nella sezione dedicata alla scuola torinese di Felice Casorati ci siano tre quadretti di una donna diventata grande scrittrice: Lalla Romano e ci sia il bel Ritratto di Daphne Maugham dipinto da Nella Marchesini Malvano, il manifesto della mostra. Quanto ci sarebbe da dire delle donne di quell’ambiente torinese, non basterebbe una mostra. Scrivere, dipingere, opporsi alla marea montante del fascismo.

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 Bene presentare quarantadue artiste, ma occorre esplorarne a fondo il messaggio più che cercare la parità del talento.

*Bernardina Sani ha insegnato Storia dell’arte moderna all’Università di Siena

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