MPS, il dopo-Giorgetti divide il fronte senese: “Servono garanzie concrete”

Dopo l’incontro al Ministero dell’Economia, resta aperta la partita sul futuro di MPS. Al centro del confronto la partecipazione dello Stato, il Golden Power e la tutela del ruolo economico e occupazionale della banca a Siena.

MPS, il dopo-Giorgetti divide il fronte senese: “Servono garanzie concrete”
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

27 Agosto 2026 - 16.58


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Il futuro del Monte dei Paschi di Siena continua a dividere il mondo politico senese, all’indomani dell’incontro al Ministero dell’Economia tra il ministro Giancarlo Giorgetti e la delegazione toscana composta dal presidente della Regione Eugenio Giani, dalla presidente della Provincia Agnese Carletti e dalla sindaca di Siena Nicoletta Fabio.

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Al centro del confronto, le prospettive di MPS nel quadro del risiko bancario e, in particolare, le possibili conseguenze dell’operazione di Intesa Sanpaolo sulla struttura della banca, sulla permanenza a Siena delle funzioni direzionali e sui livelli occupazionali.

Dal Partito Democratico arriva un giudizio interlocutorio ma accompagnato dalla richiesta di trasformare le rassicurazioni in atti concreti. Il segretario provinciale Nico Bartalini considera l’incontro “un primo passo importante”, sottolineando la necessità di un confronto diretto con il Governo e di una posizione unitaria delle istituzioni territoriali.

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“Dal Governo, anche alla luce della posizione espressa dalla presidente del Consiglio Meloni, ci aspettiamo garanzie formali e tempestive, non semplici rassicurazioni. La presenza dello Stato nel capitale della banca è uno degli strumenti attraverso i quali il Governo può tutelarne l’integrità e l’autonomia, la permanenza a Siena delle funzioni direzionali, i livelli occupazionali e l’indotto, la rete territoriale, il marchio e un accesso al credito di qualità per famiglie e imprese. Per questo la quota pubblica non deve essere ceduta, né in questa fase né in futuro. Allo stesso modo, devono essere valutati fin da subito tutti gli strumenti previsti dalla legge per impedire qualsiasi ipotesi di smembramento.”

Di segno decisamente più critico il commento del Movimento 5 Stelle di Siena. Per i pentastellati, il mantenimento della quota del 4,8% detenuta dal Ministero dell’Economia non sarebbe sufficiente a incidere realmente sulla partita. Il punto decisivo, secondo il M5S, resta il Golden Power, indicato come lo strumento potenzialmente in grado di intervenire sull’operazione di Intesa Sanpaolo.

“Il nostro giudizio sull’operato del Governo nella vicenda è pienamente negativo”, sostiene il M5S Siena, accusando l’esecutivo di non voler utilizzare i poteri speciali a tutela dell’interesse pubblico. Nel mirino finisce anche la delegazione istituzionale, che secondo il Movimento sarebbe rientrata a Siena celebrando come risultato il mantenimento della quota ministeriale.

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Per i pentastellati, invece, il vero obiettivo dell’incontro sarebbe dovuto essere ottenere un impegno politico sul Golden Power. Il comunicato si conclude con un interrogativo rivolto direttamente ai cittadini senesi: “vogliamo rassegnarci alla perdita di MPS, oppure è arrivato il momento di gridare il nostro dissenso tra le vie di Siena?”

Anche Sinistra Italiana Siena giudica insoddisfacente l’esito del confronto con Giorgetti, contestando l’idea che il congelamento della quota del MEF possa essere considerato, da solo, una garanzia sufficiente. Il nodo, secondo Sinistra Italiana, resta la capacità dello Stato di utilizzare concretamente la propria posizione.

“Lo strumento che avrebbe potuto incidere davvero — vincoli sul marchio, sull’assetto industriale e sulla permanenza a Siena del centro decisionale, con tutto l’indotto occupazionale che questo comporta — era il Golden Power. Su questo, però, non registriamo alcun passo avanti.”

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La formazione politica guarda inoltre con scetticismo alla disponibilità manifestata dal ministro a valutare “senza pregiudizi” la proposta di Luigi Lovaglio, sostenendo che tale apertura non equivalga a un sostegno all’ipotesi di un diverso assetto strategico per MPS.

Per Sinistra Italiana, la questione va oltre i confini della città e riguarda il modello stesso del sistema bancario italiano. La tutela dell’istituto senese viene collegata al pluralismo del credito e alla possibilità per famiglie e piccole e medie imprese di avere accesso a finanziamenti in un mercato non eccessivamente concentrato.

Sul terreno occupazionale e sociale interviene la Fisac Cgil Toscana, che guarda con preoccupazione agli effetti complessivi delle operazioni di consolidamento del settore bancario. Il sindacato sottolinea come la crescita della distribuzione degli utili agli azionisti si accompagni alla riduzione degli organici e dei presìdi bancari. In Toscana, viene evidenziata una diminuzione dei dipendenti vicina al 20% negli ultimi sei anni.

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Per la Fisac, operazioni di grandi dimensioni rischiano di accentuare la riduzione degli sportelli e del credito, soprattutto nei confronti delle piccole e medie imprese, con possibili conseguenze anche sul costo dei finanziamenti e sulla capacità dei territori di sostenere la crescita.

Particolare preoccupazione viene espressa per l’eventuale smembramento di MPS collegato all’operazione di Intesa Sanpaolo. Secondo il sindacato, sarebbero a rischio migliaia di posti di lavoro, in un settore già sottoposto a profondi cambiamenti tecnologici. A questo scenario si aggiungono, secondo la Fisac, le incognite legate alla possibile operazione MPS su Banco BPM e Banca Generali, con il rischio di duplicazioni, sovrapposizioni e riorganizzazioni.

Nel mirino del sindacato finisce anche la contromossa deliberata dal consiglio di amministrazione di MPS all’Opas di Intesa Sanpaolo, che prevede un dividendo straordinario da 4 miliardi di euro. “Questo significa distribuire ricchezza agli azionisti -ma nessuna ricompensa ai/lle dipendenti-”, osserva la Fisac, mentre alla banca viene richiesto di sostenere un’operazione di aumento di capitale di dimensioni eccezionali.

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La posizione del sindacato è quella di difendere occupazione, professionalità e tessuto economico regionale, chiedendo che i lavoratori non vengano considerati una variabile della partita finanziaria. “Daremo spazio alla voce di chi lavora e adotteremo ogni possibile strumento per la tutela piena dell’occupazione, delle professionalità e del tessuto sociale e produttivo della Toscana”, afferma la Fisac.

La prossima tappa del confronto politico sarà il Consiglio comunale di Siena del 2 settembre. Sarà in quella sede che occorrerà verificare se le dichiarazioni sulla tutela di MPS, del credito, del lavoro e del territorio saranno accompagnate da una posizione politica concreta.

Sul tavolo resta così la domanda centrale: quale sarà il futuro di MPS e, soprattutto, quale ruolo intende svolgere il Governo nella definizione di un’operazione che potrebbe incidere profondamente sulla banca, sulla città di Siena e sull’intero sistema del credito italiano?

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