Di Monte dei Paschi si parla moltissimo in queste settimane, molto meno di chi ci lavora e ancor meno del sottoinsieme formato dalle donne che operano nell’Istituto. Una presenza massiccia, ma con caratteristiche proprie e con prospettive tutte da garantire. Quante sono, come sono distribuite, che opportunità hanno?
Dal “Report sulla Sostenibilità” pubblicato da MPS relativo al 2025 si ricava che attualmente lavorano nella Banca 8885 donne (53%) e 7661 uomini (47%). Se guardiamo però le carriere, su 79 alti dirigenti, solo 18 sono donne (22,78%). E parliamo di una Banca che ha ricevuto nel 2023 la Certificazione per la parità di genere, e che nel 2025 ha visto aumentare il suo rating per la parità.
Ma se spostiamo lo sguardo agli anni più burrascosi della storia recente del MPS, in particolare al decennio 2009-2019, dai dati della Fisac CGIL che ha rielaborato dati aziendali, si ricava che nonostante l’occupazione si riducesse del 20%, la percentuale di donne occupate passava dal 43% al 51%. L’andamento è lo stesso nei quadri direttivi, dove le donne passano dal 28% al 38%. Nelle posizioni dirigenziali negli anni della crisi si è visto una diminuzione generale di uomini e donne: tra il 2005 e il 2019 c’è stata una riduzione di queste figure del 25%. Ma la posizione femminile è comunque migliorata: siamo passati da 317 dirigenti con 21 donne, a 239 dirigenti con 32 donne. In generale possiamo dire che, nonostante la crisi, le donne hanno continuato il loro percorso di affermazione in MPS. In questo ragionamento però, va anche considerato che le drastiche riduzioni di personale hanno necessariamente interessato soprattutto “anziani” bancari uomini, visto che l’ingresso massiccio delle donne negli istituti di credito e anche in MPS data dagli anni’80. I dati, come sempre, raccontano molto, ma non tutto se non si considerano anche le informazioni di contesto. Un quadro di luci e ombre, ma quello che è certo è che nei momenti della crisi, l’apporto femminile ha rappresentato un contributo decisivo.
Tutto bene quindi? Non del tutto. Parliamo delle retribuzioni e quindi delle persistenti differenze salariali di genere (gender pay gap). Secondo i dati del Centro studi Uilca Orietta Guerra riferiti al 2024 Monte dei Paschi di Siena (11,35%), Bper (14,54%) e Banco Bpm (16,6%) sono le banche italiane con il minore divario salariale di genere nel 2024. All’estremo opposto ci sono invece Sparkasse (28,56%), Intesa Sanpaolo (25,8%) e Credem (24,9%), che registrano i divari retributivi più elevati. Tali divari si spiegano in parte con la maggiore presenza maschile in posizioni di front office (promoter, trading, gestione fondi) che danno luogo a maggiore incremento della parte variabile delle retribuzioni e, viceversa, maggiore presenza femminile nei ruoli amministrativi. Inoltre, il ricorso al part time è purtroppo ancora molto diffuso fra le donne, a causa di mancati riequilibri dei lavori di cura e questo penalizza ulteriormente le retribuzioni. Attualmente, secondo quanto pubblicato dal Monte dei Paschi relativo al 2025, ci sono nella banca 1548 donne con contratti a tempo parziale e solo 105 uomini con questa tipologia.
Monte di Paschi, come si evince, spicca come una delle banche dove i salari sono meno diseguali fra uomini e donne, insieme a BPM e BPR. All’opposto della classifica sta proprio quella Banca Intesa che ha lanciato un’offerta di acquisizione su Monte dei Paschi. Nello specifico in Monte dei Paschi fra i dirigenti il divario salariale di genere nel 2025 risultava di 16,2% nelle funzioni dirigenziali, del 6,7% nei quadri, del 19% negli impiegati.
In tempi di fusioni e acquisizioni questi dati fanno riflettere: le ridefinizioni negli assetti proprietari hanno sempre conseguenze per i lavoratori, molto spesso negative. Le lavoratrici forse hanno un motivo in più per temere: se la loro situazione in MPS è perfettibile, il rischio di scivolare verso situazioni peggiori dal punto di vista economico e di opportunità di carriera è alto. I dati ci dicono che In Italia, ma non solo, è in atto una china nel settore bancario e assicurativo, verso un aumento del divario salariale che è passato dal 22,4% del 2014 al 23% nel 2023.
Le vicende attuali che prospettano nuovi assetti proprietari per Banca MPS rischiano di penalizzare i lavoratori in maniera pesante, e ancor in maniera più marcata le lavoratrici: soppressioni di filiali con conseguenti spostamenti di sede di lavoro e riassetti organizzativi spesso significano impossibilità di conciliare vita lavorativa e vita familiare e lo scivolare verso la rinuncia al lavoro o il part time che significa fine di ogni prospettiva di carriera.
Le donne del Monte dei Paschi sono state una colonna portante del salvataggio della banca, sono una presenza maggioritaria anche oggi al suo interno, meritano che questo venga riconosciuto e salvaguardato, qualunque siano i futuri assetti e magari, da inguaribili fiduciose nella forza della rete fra donne, potremmo anche sperare che le lavoratrici unite trovino la forza di progredire tutte insieme.
