Sul rischio chiusura dei punti nascita si mobilita il Pd di tutta la provincia di Siena

Mobilitazione nei territori contro il rischio di chiusura dei punti nascita di Nottola e Campostaggia. Nel mirino la soglia dei 500 parti annui e una politica sanitaria che, secondo il Pd, non può ridurre la tutela della maternità a una questione di numeri. In un Paese in piena denatalità, una soglia numerica uniforme può essere applicata allo stesso modo a un ospedale inserito in un'area urbana e a uno che serve un territorio vasto oppure scarsamente popolato?

Sul rischio chiusura dei punti nascita si mobilita il Pd di tutta la provincia di Siena
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

7 Agosto 2026 - 19.33


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Una mobilitazione attraversa il territorio senese dopo l’allarme sul futuro dei punti nascita di Nottola e Campostaggia, entrambi scesi sotto la soglia dei 500 parti annui prevista dalla normativa nazionale per i punti nascita di primo livello. La questione non riguarda soltanto il numero delle nascite. Riguarda la prossimità delle cure, la sicurezza dei percorsi assistenziali e la possibilità per le donne di affrontare la maternità senza aggiungere all’incertezza e alle preoccupazioni proprie della gravidanza anche quella di dover percorrere decine di chilometri per raggiungere l’ospedale e il senso di sradicamento che si crea quando si perde il riferimento del proprio ospedale e di un personale conosciuto e vicino.

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È questo il punto sul quale si concentra la protesta che sta coinvolgendo diversi amministratori e realtà del territorio senese. Sulla delicata questione hanno preso posizione il sindaco di Montepulciano, Michele Angiolini, la sindaca di Poggibonsi, Susanna Cenni, e il Pd di San Gimignano, mentre il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani aveva già espresso nei giorni scorsi il suo parere fermamente contrario, chiedendo di rivedere le soglie nazionali alla luce del calo delle nascite e delle specificità territoriali.

Il segretario provinciale del Partito Democratico, Nico Bartalini, interviene ora a fianco della Regione e dei Comuni, chiedendo che il futuro dei due presidi senesi venga affrontato considerando le caratteristiche dei territori.  Per Nottola, Bartalini richiama in particolare il dato secondo cui oltre 200 nati risiedono in aree dalle quali il tempo di percorrenza verso il punto nascita alternativo supera i 60 minuti, elemento che può assumere rilievo nella valutazione delle deroghe previste dalla normativa. Il segretario sottolinea inoltre il ruolo territoriale dell’ospedale di Montepulciano, che serve un bacino più ampio di quello strettamente locale richiamando anche famiglie provenienti da territori confinanti al di fuori della Toscana.

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Per Campostaggia, Bartalini condivide la posizione della Regione favorevole a proseguire il confronto con il Ministero e a costruire una soluzione organizzativa che tenga conto delle caratteristiche dell’Alta Valdelsa e della qualità della rete dei servizi. Bartalini contesta in particolare una valutazione fondata soltanto sulla distanza da Siena: “Colpisce che si ragioni solo sulla distanza da Le Scotte, senza tener conto della forte attrattività, dei dati qualitativi indiscutibili legati alla specializzazione sul parto naturale”.

«Ci uniamo all’appello accorato dei numerosi sindaci che in queste ore si stanno mobilitando», conclude su questo punto Bartalini, chiedendo che la questione venga affrontata «con una discussione seria e non strumentale, nei luoghi opportuni e non in pasto ai social».

Il segretario provinciale allarga poi lo sguardo alla politica nazionale sulla natalità. Il rischio, sostiene, è che il Governo affronti la questione quasi esclusivamente attraverso i parametri numerici, senza accompagnare la riorganizzazione della rete ospedaliera con una politica strutturale di sostegno alle famiglie e alla natalità. «Da anni assistiamo a un costante calo demografico – sostiene Bartalini – ma non si vedono investimenti e misure strutturali capaci di invertire questa tendenza. Viviamo in un Paese in cui parlare di natalità, sostegno alle famiglie, immigrazione e inclusione è considerato un terreno di scontro ideologico, salvo poi richiamare il problema della denatalità solo quando emergono le difficoltà nel garantire la sostenibilità dei servizi. Su questi temi serve una discussione seria, fondata sui dati e sulla capacità di guardare al futuro del Paese che la destra non ha dimostrato di avere”.

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FloorAD AMP
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