C'era una volta il Pollicino

Quella che fu la flotta omogenea dei minibus Pollicino nella zona a traffico limitato del centro storico è divenuto un antiestetico assemblaggio di mezzi raccogliticci e spesso poco adeguati. Un altro segnale della trascuratezza che avanza

C'era una volta il Pollicino
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Alessandro Orlandini Modifica articolo

1 Agosto 2026 - 21.57


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Stamani, di buon’ora, percorrevo a piedi via del Porrione. Mi è passato accanto un Pollicino, come si chiamano ancora a Siena i bus di dimensioni ridotte, in servizio nella Zona a traffico limitato del centro storico. Si è annunciato, sobbalzando, da duecento metri di distanza. Con un rumore da carrarmato pur non avendo i cingoli. Motore rimbombante e sospensioni cigolanti.

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Certo, quella è una delle varie strade della città dove la pietra serena è parecchio ammaccata, tanto che, se ci passi in bici, le conseguenze sulla parte del corpo che si appoggia sul sellino si fanno sentire. Ma i rumori inquietanti dipendevano soprattutto dall’usura del mezzo.

E qui la prima domanda: ma su quella linea non erano stati messi, una volta, dei bus ibridi che circolavano in elettrico da e per Porta Pispini? Dovevano essere una sperimentazione da estendere. Invece, con il passaggio del servizio pubblico urbano da Tiemme ai francesi di AT, sono scomparsi. Perché? E chi ne sta chiedendo ragione?

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Circa due ore dopo ero in Piazza Matteotti dove ho visto in arrivo un Pollicino della linea che un tempo fu di Piazza Indipendenza, poi spostata in Piazza Metteotti, e infine, in seguito a proteste, divisa a mezzadria fra le due piazze-capolinea, secondo le ore del giorno. Così, tanto per semplificare la vita all’utenza.

Il bus era un po’ più nuovo di quello incontrato in via del Porrione, ma di marca, e dunque anche di forma, del tutto diversa.

Qualcuno ricorderà che quando, ormai tanti anni orsono, venne progettato e varato il sistema dei Pollicini, i mezzi appartenevano ad una flotta omogenea, erano tutti uguali nella marca e nel colore. E non sfiguravano, sul piano estetico, nelle vie di un centro Unesco.

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Man mano quell’omogeneità si è perduta. Oggi risulta del tutto smarrita. AT fa circolare quel che le avanza, qua e là, in Toscana, riadattando a servizio pubblico nel centro di Siena ex pulmini scolastici, ex minibus turistici, vecchi residui della flotta Tiemme. Insomma, di tutto purché con quattro ruote e un motore. Dando la sensazione di una città trascurata, con un’altra piccola sciatteria che si aggiunge alle innumerevoli di questi ultimi anni.

Si dirà che l’aspetto estetico è l’ultimo dei problemi della mobilità pubblica. Ma siamo proprio sicuri? E siamo sicuri che il Comune non possa far nulla e lavarsene le mani con il solito scaricabarile, dando cioè la colpa alla sola AT (e alla Regione Toscana che indisse la gara…eccetera eccetera)?

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