Il Mangia non è (ancora) un premio per donne 

Solo undici donne premiate con il Premio Mangia nel corso dei 74 anni dalla sua fondazione. Tutte con esperienze e talenti di altissimo livello. Resta di attualità l'idea che le donne debbano essere brave il doppio per ottenere la metà.

Gianna Nannini riceve il Mangia d'oro nel 1985. Foto Studio Lensini
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Lucia Maffei Modifica articolo

29 Luglio 2026 - 17.19


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Dal 1952 al 2026 sono 74 anni che il premio più prestigioso della città di Siena viene assegnato dal Concistoro del Mangia “a coloro che, per la loro opera, abbiano contribuito ad accrescere, in maniera significativa e anche al di fuori dei confini della città, la fama ed il prestigio di Siena” come recita il Regolamento attualmente in vigore. Ebbene, in tutti questi decenni sono solo undici le donne che hanno ricevuto un Premio Mangia. La sproporzione di genere è significativa e stupisce come anche le varie trasformazioni che la composizione dei proponenti e deliberanti nel tempo non abbia significativamente modificato le cose.

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Come è noto, il premio nacque nel 1952 da un’idea del giornalista Mario Celli e dal suo amico e collega Arrigo Pecchioli. Per rispettare la volontà che fossero rappresentate tutte le componenti sociali della città, si rifecero alle suddivisioni medievali (Gentiluomini, Nove, Riformatori e Popolo).  Attraverso un meccanismo complesso, si arrivava così a una scelta di persone che formavano il Concistoro del Mangia. I premi all’inizio erano solo il Mangia d’oro e il Mangia d’argento. Subito fu interessata l’Azienda Autonoma di Turismo che aderì all’iniziativa e dal 1962 ne assunse direttamente la gestione.

Il Concistoro del Mangia si allargò a contenere tutti i 17 priori delle contrade e vari esponenti di istituzioni culturali cittadine.  Ma quello che incise maggiormente fu il cambio della composizione del Comitato che proponeva al Concistoro i nomi dei premiati. Ne facevano parte il Sindaco, Rettore dell’Università, il Rettore del Magistrato delle Contrade, il presidente del Gruppo Autonomo Stampa Senese, il direttore dei “Il nuovo Campo di Siena” e il presidente dell’Azienda Autonoma di Turismo. Tale composizione non è molto diversa dall’attuale, risalente al nuovo Regolamento del 2002 che vide il premio passare alla gestione del Comune e, nel Concistoro, rafforzate la presenza delle istituzioni cittadine, il Monte dei Paschi, il mondo delle accademie e del volontariato.

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Fino al 2002 (anno in cui è stata abolita la distinzione fra il Mangia d’argento e il Mangia d’oro), solo quattro Mangia d’argento e quattro d’oro sono andati a donne. Successivamente a quella data solo tre Premi Mangia sono al femminile.

Se guardiamo l’andamento delle assegnazioni femminili, notiamo che bisogna aspettare il 1956 per vedere una prima donna ricevere il Mangia d’argento: Bianca Piccolomini. Fu scelta una donna nobile, di fede religiosa forte, che si era espressa attraverso opere di carattere sociale e prettamente ecclesiale con la fondazione a Siena nel 1917 dell’Ordine di Sant’Angela Merici. “Un’opera nata e cresciuta nel silenzio” come commentò “Il Campo di Siena”. Aggiungiamo che nel 2016 Bianca Piccolomini è stata poi elevata al rango di Venerabile dalla Chiesa.

Successivamente, per vent’anni a Siena neanche una donna è stata giudicata meritevole di un premio Mangia: bisogna infatti arrivare al 1977 per avere un Mangia d’argento assegnato a Lydia Gori, storica preside dell’Istituto Tecnico Bandini dal 1949 al 1977, Istituto che aveva contribuito ad accrescere in numero di studenti (triplicato) e in reputazione.

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Va meglio negli anni ’80 e’90. Nel 1984 il Mangia d’argento va ad Anna Maria Befani, ematologa di fama, fondatrice del Centro emotrasfusionale del nostro Ospedale e instancabile propugnatrice dei gruppi donatori di sangue delle Contrade.

            Nel 1985 finalmente arriva il primo Mangia d’oro a una cittadina senese: Gianna Nannini.  La sua popolarità internazionale non l’ha mai allontanata dalla sua città diventandone quindi un naturale testimonial. Con Gianna si rompe finalmente un tabù durato ben 33 anni, 33 anni in cui nessuna donna si è vista assegnare il premio più prestigioso della città.

Nel 1988 la circostanza si ripete: Mary Bellini, pittrice e scultrice e poeta di fama internazionale riceve il Mangia d’oro. Insieme al marito aveva inoltre ricevuto da Israele l’alto riconoscimento dei Giusti tra le nazioni per aver salvato molte famiglie ebree dai nazisti.

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La sequenza positiva continua nel 1990 con il Mangia d’oro a Margarita (Marga) Segardi Biringucci, una vita dedicata al teatro e alla scrittura teatrale, una carriera teatrale volta soprattutto all’insegnamento. Anche lei si distinse nel valor civile, collaborando con le truppe alleate e i partigiani negli anni della Seconda guerra mondiale.

Arriva poi una medaglia d’oro olimpica, la prima senese, a coronamento di una straordinaria carriera nella scherma, dopo vittorie precoci in competizioni Mondiali. Al suo oro olimpico Margherita Zalaffi aggiunge anche il Mangia d’oro nel 1993.

Laura Perna, direttrice dell’Istituto di Clinica della tubercolosi e malattie dell’apparato respiratorio del nostro Ateneo per molti anni, viene premiata nel 1998 con il Mangia d’argento per il suo impegno nella seconda parte della sua vita come fondatrice e conduttrice in Congo di un ospedale e un centro nutrizionale per bambini.

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Dal 2002, con il passaggio della gestione del Premio al Comune, come detto, è stata abolita dal Regolamento del Mangia la distinzione fra Mangia d’oro e d’argento.

 Noi, nella nostra carrellata vediamo premiata con il Mangia nel 2011 Sara Ferri docente universitaria, prima presidente donna dell’Accademia dei Fisiocritici dopo che dal 1621, anno della fondazione, si erano succeduti 82 Presidenti uomini, come sottolineato nella presentazione di Fiamma Cardini.

Successivamente, nel 2017 il prestigioso Mangia va a Vittoria Doretti, medica straordinaria che ha avuto l’intuizione di creare il “codice rosa”, percorso ospedaliero dedicato alla presa in carico delle donne vittime di violenza. Da esperimento locale è diventato modello di riferimento generale.

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L’ultima (per ora) premiata coni il Mangia nel 2022 è Alice Volpi, anche lei schermitrice come Margherita Zalaffi, anche lei vincitrice di campionati mondiali.

Alla fine della carrellata due considerazioni: le donne premiate, tutte quante, hanno effettivamente onorato questa città, contribuendo con le loro attività ad aumentarne la fama. In alcuni casi sono state carriere talmente eccezionali, che non potevano essere facilmente ignorate.  Rimane il rammarico perché sicuramente, ne sono state trascurate molte. Resta di attualità l‘idea che le donne debbano essere brave il doppio per ottenere la metà. Vecchio detto, ma purtroppo sempre attuale.

Indubbiamente dagli albori del Premio a oggi la tendenza è migliorata, ma non si può dire soddisfacente, anche alla luce del fatto che sempre più donne sono ricoprono posizioni di prestigio in vari campi. Fa piacere però vedere che negli ultimi anni si siano premiate figure femminili che sono emerse in quanto donne in incarichi mai prima ricoperti dal genere femminile, oppure per l’aiuto concreto alle donne nei momenti più dolorosi. Ci auguriamo che, con la gestione ormai da tempo affidata al Comune, quindi alla massima espressione delle cittadine e dei cittadini, si possano far emergere i talenti femminili che le nostre imprese, le nostre università, il nostro ospedale, il nostro volontariato, la nostra musica e il nostro sport quotidianamente consegnano alle cronache.

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