di Daniele Magrini
515 Loudon Road, Loudonville, NY, United States, 12211. È l’indirizzo della Siena University, un ateneo privato nello Stato di New York, che si presenta come “Università cattolica francescana di arti liberali”. Imbattersi in questa realtà universitaria che prende il nome di Siena ma non ha nulla a che fare con l’ateneo senese, è abbastanza curioso. Soprattutto in questi giorni in cui questa Università è salita alla ribalta per un sondaggio sull’intelligenza artificiale che ha dato un risultato impensabile e che è stato ripreso da tutti i media americani.
Il Siena Research Institute, che è il braccio operativo della Siena University sul fronte degli studi sociologici, ha infatti realizzato nei giorni scorsi, un sondaggio che ha attratto molta attenzione mediatica per i suoi risultati. L’obiettivo era capire il gradimento della popolazione dello Stato di New York rispetto ad una decisione storica che riguarda il rapporto tra i cittadini e le infrastrutture che garantiscono l’uso e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Il 14 luglio scorso, infatti, la governatrice dello Stato di New York, Kathy Hochul, ha firmato l’ordine esecutivo che blocca per un anno la costruzione di nuovi Data Center.
Si tratta del primo divieto a livello statale sulla costruzione di Data Center negli Stati Uniti, anche se ci stanno lavorando altri 14 Stati. I sondaggi d’opinione mostrano un aumento significativo dell’opposizione alla costruzione di Data center, per via dell’energia e dell’acqua che questi enormi capannoni sottraggono all’uso comune. In particolare, il sondaggio del Siena Research Institute ha rilevato un ampio consenso sulla decisione di Kathy Hochul: solo il 21% dei cittadini lo giudica in modo negativo.
La Governatrice dello Stato di New York ha motivato la sua decisione con un ragionamento politico netto, che dovrebbe essere a lungo meditato dalle forze politiche di sinistra nel nostro Paese e in Europa: “L’avvento dell’intelligenza artificiale – ha detto Kathy Hohul – ci colloca nel pieno di uno dei più profondi sconvolgimenti economici degli ultimi decenni, forse di sempre. Questi Data Center iperscalabili per l’intelligenza artificiale consumano quantità enormi di energia e rischiano concretamente di superare la capacità della nostra rete elettrica – ha sottolineato Kathy Hochul – Fanno aumentare i costi per gli utenti locali e mi rifiuto di permettere che tali costi vengano scaricati sui cittadini di New York».
Questo dell’impatto dell’IA sulla vita delle persone è tema troppo spesso trascurato. Un passo avanti significativo è l’approvazione in Consiglio regionale della prima legge regionale sull’uso responsabile e consapevole dell’intelligenza artificiale. Il provvedimento introduce la Carta toscana dei diritti digitali, che riconosce ai cittadini il diritto a essere informati sull’uso dell’IA, a ottenere spiegazioni comprensibili sulle decisioni algoritmiche e a chiedere l’intervento di una persona a fronte di decisioni amministrative automatizzate. Prevede inoltre l’istituzione di un Osservatorio regionale sull’intelligenza artificiale, gestito con il supporto di IRPET, il rafforzamento della rete dei Punti Digitale Facile, misure per la tutela dei minori e il diritto alla disconnessione. Nessuna abiura dell’AI, nessun distacco dalla possibilità di sviluppo di questa straordinaria scoperta dell’età contemporanea. Ma attenzione agli effetti sociali dell’IA, perché non favoriscano nuovi squilibri sociali sia culturali che economici.
Temi che hanno quantomeno un riferimento generale in sintonia con la decisione sui Data Center presa dallo Stato di New York e che il Siena Research Instituite ha dimostrato essere in sintonia con i cittadini.
Infine, qualche curiosità, sulla Siena University americana, fornita proprio da un modello di IA, Chat GPT:
“L’Università fu fondata nel 1937 da sette frati francescani della Provincia del Santissimo Nome. L’obiettivo iniziale era creare un college cattolico per giovani uomini nella regione orientale dello Stato di New York, in un periodo ancora segnato dalle conseguenze della Grande Depressione. Le prime lezioni si svolsero nell’ex tenuta della famiglia Garrett, acquistata dai francescani. In origine si chiamava St. Bernardine of Siena College. Il nome non fu scelto direttamente in onore della città italiana, ma di san Bernardino da Siena, frate francescano, predicatore e studioso del XV secolo. I fondatori posero infatti il nuovo college sotto il suo patronato.
Il collegamento con la città toscana è quindi indiretto: Siena University → san Bernardino da Siena → città di Siena, dove il santo visse e predicò frequentemente.
Nel 1968 il nome legale fu abbreviato in Siena College, denominazione che era già usata informalmente da tempo. Nel 2025 l’istituzione ha assunto il nome attuale di Siena University, per rappresentare meglio l’ampliamento dei corsi universitari e dei programmi post-laurea.
In sintesi, si chiama “Siena” soprattutto per richiamare san Bernardino e l’identità francescana dell’università, non perché abbia una relazione istituzionale diretta con l’ateneo italiano di Siena.
L’indirizzo sul web è https://www.siena.edu/.
