Sono stata sempre colpita dalla figura di Norma Parenti, coraggiosa partigiana di Massa Marittima trucidata dai tedeschi, una delle 19 donne che in Italia hanno ricevuto la medaglia d’oro al valor militare. A Follonica e non solo c’è una via in centro a lei intitolata e questo nome mi tornava in mente con insistenza, a riprova che la toponomastica ha un valore di testimonianza civile. Volendo saperne di più, ho fatto una piccola ricerca. Su di lei molto è stato scritto e molte sono le testimonianze. Ma un libretto ha attirato la mia attenzione “Norma e le compagne” di Antonella Cocolli e Massimo Sozzi” edito nel 2023 da Strade bianche di Stampa Alternativa, storica, piccola e controcorrente libreria e casa editrice di Pitigliano. I due autori hanno raccolto la voce diretta o attraverso le figlie di un gruppo di amiche, tutte abitanti a Massa Marittima, con al centro la figura di Norma Parenti che fra il 1943 e il 1944, avevano creato una rete di amicizia e di attività resistenziale che le vedeva in azione con tempismo, tenacia e saldi valori di solidarietà.
Erano giovani donne quasi tutte sposate, con figli piccoli, alcune impegnate in lavori che le mettevano a contato con il pubblico: Norma, la più giovane, appena 23 anni alla sua morte, aveva una trattoria con la madre, Maria era ostetrica, Uliana aveva un negozio di biancheria. Avevano quindi sfruttato questa circostanza per avere notizie e ritrovarsi senza destare troppi sospetti. Avevano vicende personali e caratteri molto diversi. Norma era sicuramente la più estroversa. Il loro legame di amicizia viene ribadito da loro stesse. Dice infatti Anita presentandosi “Mi chiamo Anita Predieri, Salvadori da sposata, e insieme ad Assunta, Maria, Sara e Uliana siamo le amiche e compagne di lotta al nazi-fascismo di Norma, con la quale abbiamo collaborato in molte vicende che hanno coinvolto i partigiani massetani nel periodo a cavallo tra gli ultimi mesi del 1943 e il primo semestre 1944.”
L’episodio centrale della loro collaborazione accadde l’8 giugno del 1944. Alcuni automezzi carchi di fascisti arrivano sulla piazza del Duomo di Massa. Cantano e sghignazzano. Scaricano da un mezzo il povero corpo di un partigiano. Lo lasciano nella piazza deserta e intimano di non toccare quel traditore. Norma, che abita vicino, si precipita a prestare soccorso, ma si rende conto che da sola non avrebbe potuto fare molto. Chiama le amiche e compagne di lotta Uliana, Anita, Sara. Si procurano un carretto e, sempre nel vuoto impaurito della piazza, portano la salma del giovane nelle cantine della casa di Norma. Si accertano che è un ragazzo di 19 anni, un partigiano della 23. Brigata Garibaldi, Guido Radi detto “Boscaglia” di Radicondoli. Norma e Assunta (che da poco aveva perso il marito partigiano per mano fascista) partono per andare ad avvertire i familiari perché possano assistere al funerale del loro figlio. Trovano i genitori e clandestinamente tornano a Massa e organizzarono il funerale, sfidando i fascisti. Solo per il coraggio di Norma e delle sue compagne il povero partigiano ebbe un funerale, con il fazzoletto rosso al collo e i fiori di campo. Il funerale partì dalle Fonti dell’Abbondanza e il ragazzo non fu solo nel suo ultimo viaggio, c’era tanta gente che, sfidando il divieto fascista, lo accompagnò fino al cimitero.
Nel racconto che ricorre più volte nelle loro testimonianze c’è la naturalità del gesto di pietas, dello spontaneo ritrovarsi di donne coraggiose. Dalle parole di Norma questo emerge chiaro “Non sono da sola, ci sono altre donne con me, buone compagne con cui condivido gli ideali di giustizia e libertà che in questi tempi sono aspirazioni sovversive: le sorelle Sereni, Anita Salvadori, Uliana Marliani, l’ostetrica Doni e Assunta la sorella di Enrico Filippi, partigiano recentemente ucciso da un ragazzo fascista”.
Donne che avevano perso mariti e fratelli, nella guerra partigiana ma che continuavano a passare informazioni, medicare, aiutare le fughe, proteggere, avevano creato una rete sotterranea . Come testimonia Maria Filippi Doni, ostetrica: “Non l’ho imparata da nessuno “la mia Resistenza”, ho solo messo insieme la professione con i miei ideali e così, come ho fatto nascere nuove vite, ho cercato di salvaguardare anche le vite di coloro che sono andati “alla macchia” a lottare per la Libertà, la Giustizia e un mondo nuovo”.
Finisce la guerra in modo tragico per Norma che viene prelevata da casa sua il 23 giugno del 1944, giorno prima della liberazione di Massa da nazisti accompagnati da repubblichini e uccisa barbaramente. Dopo l’opera pietosa di sepoltura, immediatamente scattò la solidarietà delle amiche e compagne di lotta: nell’ottobre del 1944 perorarono la sua causa, scrivendo una lettera a Mauro Scoccimarro del PCI nazionale e futuro ministro dell’Italia liberata, perché a Norma Parenti fosse concessa la Medaglia d’Oro al V.M.
Ma a Massa e fra le amiche di Norma c’è anche un’altra medaglia al valor militare, Aida Borghigiani, Medaglia di bronzo al valor militare, inserita tra le poche donne partigiane della III Brigata Garibaldi “Camicia Rossa”. Fu ferita durante un’azione che salvò la vita di decine di prigionieri dei tedeschi
La liberazione non fa cessare l’impegno delle compagne di Norma che non si disperdono, ma continuano il loro impegno nelle lotte, nelle istituzioni, nell’associazionismo.
Subito nacque per loro iniziativa a Massa l’Unione donne italiane (UDI), con a capo Uliana e che riunì molte donne che poi ritroveremo in prima file nelle lotte dei minatori degli anni ’50, in particolare durante lo “sciopero dei 5 mesi “nelle miniere di Niccioleta. Le donne si riunirono nelle “Amiche delle miniere”, si batterono in prima persona, affrontando la Direzione a viso aperto. Partirono dalle fonti di Massa Marittima e arrivarono a Niccioleta, capeggiate da Anita Predieri chiesero una giusta paga per i minatori.
Uliana, Sara, Anita furono tutte impegnate nella vita politica e amministrativa della loro città come attiviste, consigliere e assessore comunali negli anni ’50 e ’60.
