Quarant’anni fa era un’intuizione coraggiosa, nata per salvare un edificio storico dall’abbandono. Oggi è uno degli appuntamenti più autorevoli del panorama teatrale italiano e un esempio di come la cultura possa trasformarsi in motore di sviluppo, identità e valorizzazione del territorio. Il Radicondoli Festival dal 18 al 31 luglio torna ad animare il piccolo borgo della provincia di Siena con un programma ricco di iniziative.
La storia del Festival comincia nell’estate del 1986, quando Giancarlo Calamai, musicista, appassionato di teatro ed ex presidente del Teatro Metastasio di Prato, organizza una rassegna musicale nel suggestivo Convento dell’Osservanza, allora in grave stato di degrado. Insieme all’allora sindaco Ivo Dei, Calamai sceglie di affidare alla cultura il compito di restituire vita e attenzione a quel luogo. L’anno successivo nasce il primo vero cartellone della manifestazione, intitolato Dal Medio Evo al Rinascimento – Storia, Arte e Cultura in Toscana, segnando l’inizio di un percorso destinato a crescere ben oltre i confini della Toscana.
Negli anni il Festival consolida la propria struttura organizzativa e nel 1991 viene costituita l’Associazione culturale Radicondoli Arte, che da allora, in collaborazione con il Comune, cura la gestione della manifestazione. Anche la continuità artistica rappresenta uno dei punti di forza della rassegna. Dopo il decennio guidato da Calamai, dal 1997 al 2009 la direzione passa a Nico Garrone, storico critico teatrale di Repubblica, che imprime al Festival una forte apertura verso i linguaggi della contemporaneità, trasformandolo in una delle esperienze più significative del teatro italiano. Successivamente la guida artistica viene affidata a Gabriele Rizza e Anna Giannelli, fino all’arrivo dell’attuale direttore.
Dal 2012 la direzione artistica è nelle mani del regista Massimo Luconi, che ha rafforzato ulteriormente l’identità della manifestazione puntando sulla nuova drammaturgia italiana e internazionale, sui linguaggi contemporanei e sulla creatività emergente, senza mai perdere il legame con il territorio. Il suo progetto coniuga il teatro d’arte e di tradizione con la sperimentazione, valorizzando gli spazi naturali e architettonici del borgo come parte integrante dell’esperienza scenica.
È proprio il rapporto con il territorio uno degli elementi che rendono unico il Radicondoli Festival. Qui il paesaggio non è soltanto lo sfondo degli spettacoli, ma diventa esso stesso scenografia e protagonista della narrazione. Questa scelta si accompagna a una precisa filosofia organizzativa, orientata alla sostenibilità ambientale. Gli allestimenti sono progettati per ridurre al minimo l’impatto tecnico, privilegiando scenografie leggere e valorizzando gli spazi architettonici senza interventi invasivi.
L’impegno in questo ambito è stato riconosciuto anche a livello nazionale. Nel 2023 il Festival ha partecipato al progetto “Non ho paura del buio”, promosso nell’ambito del programma Reset della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, dedicato ai temi dell’inquinamento luminoso e del risparmio energetico. Nel 2024, invece, ha aderito al progetto di ricerca 4C – deCarbonizzazione in Campo Culturale e Creativo, promosso dalla Fondazione Santagata insieme all’associazione TrovaFestival. L’indagine, che ha coinvolto 773 organizzazioni culturali italiane, ha inserito il Radicondoli Festival tra le realtà più virtuose del settore teatrale, attribuendogli un impatto ambientale pari a zero e definendolo un modello di riferimento per le strategie di decarbonizzazione.
Il Festival custodisce inoltre un importante patrimonio di memoria. Un ricco archivio fotografico, video e documentale racconta quasi quattro decenni di spettacoli e protagonisti della scena italiana. Un’eredità valorizzata nel volume Radicondoli Festival 1986-2016. Un Festival lungo 30 anni, con prefazione di Dacia Maraini, e destinata a crescere attraverso nuove mostre, progetti di catalogazione e iniziative dedicate alla storia della manifestazione. A questa attività si affianca il Premio Radicondoli per il Teatro, già Premio Garrone, che ogni anno riconosce il valore di maestri della scena italiana, giovani critici e progetti multidisciplinari.
È con questo bagaglio di esperienze che il Festival arriva alla sua quarantesima edizione.
“Quarant’anni di Radicondoli Festival raccontano una storia di visione, coraggio e amore per la cultura. Questo festival dimostra come anche un piccolo borgo possa diventare un punto di riferimento nazionale e internazionale per il teatro, la musica e la ricerca artistica, trasformando la cultura in uno strumento di crescita, identità e sviluppo del territorio”. Così l’assessora alla Cultura della Regione Toscana, Cristina Manetti, ha sottolineato il significato di una manifestazione che ha saputo coniugare eccellenza artistica e valorizzazione del territorio.
Il cuore concettuale dell’edizione 2026 è racchiuso nei versi di Margherita Guidacci, Lascia sia il vento: un invito a rallentare, ritrovare il tempo dell’interiorità e lasciarsi guidare dall’ascolto, in un costante equilibrio tra tradizione e nuove forme della scrittura teatrale.
Il cartellone propone 27 titoli, impreziositi da otto prime nazionali, con la partecipazione di 17 compagnie che affiancano grandi maestri della scena italiana e nuovi talenti. Tra gli appuntamenti più attesi figurano il ritorno dei Marcido Marcidoris, gli spettacoli di Marco Paolini, la presenza di interpreti come Laura Marinoni, Mariangela D’Abbraccio e Paola Pitagora, oltre al contributo della stessa Dacia Maraini.
Spazio anche all’impegno civile e alla poesia con artisti come Arianna Scommegna, Mattia Fabris, Elena Arvigo, Francesca Di Martino, la cantante e attrice Flo, le parole di Erri De Luca e le suggestive architetture sonore di Mirio Cosottini.
Quarant’anni dopo quella prima rassegna organizzata per salvare un convento destinato al degrado, il Radicondoli Festival continua a dimostrare che la cultura può essere molto più di un cartellone di spettacoli: può diventare un progetto di comunità, uno strumento di rigenerazione del territorio e un laboratorio capace di coniugare memoria, innovazione, tutela del paesaggio e visione del futuro.