di Alessandro Masi
Filippo Belloc, il giovane ordinario di politica economica all’Università di Siena e direttore del dipartimento di Economia politica e statistica, consulente Ocse, Ompi e della Banca Mondiale, in una recente intervista sulla Stampa ha espresso un concetto chiaro: “senza manifattura, il rischio è perdere sovranità economica”. Il riferimento è alla Toscana, ma il ragionamento vale anche per la nostra Provincia, come per l’intero Paese: il turismo è importante, ma lascia poco ai territori ed ai lavoratori.
Il manifatturiero è presidiato da un’organizzazione sindacale più strutturata e dalla garanzia dei contratti collettivi. La sua capacità industriale di produrre ricchezza diretta ed alimentare indotto dà forza economica ed autonomia alle comunità dove è insediato.
A Siena la lezione di Beko e le crisi industriali provano a risolvere le uscite dal lavoro, ma l’assillo deve rimanere quello della crescita, per salvaguardare e creare nuova occupazione.
Comunque, nell’area senese c’è movimento. Ci riferiamo, per citare i più recenti, a due grandi progetti di rigenerazione nel territorio di Asciano, che puntano a recuperare due storici complessi produttivi dismessi da anni: la ex Fornace di Arbia (frazione di Asciano) e la ex Fornace Laterizi Arbia, situata a Castelnuovo Scalo, ai confini dei Comuni di Asciano, Castelnuovo Berardenga e Rapolano Terme. Entrambi gli interventi combinano la bonifica ambientale dal degrado con il rilancio occupazionale della zona.
Il complesso industriale della ex Fornace di Arbia avrà quindi nuova vita per un polo logistico moderno, dopo l’aggiudicazione in queste settimane da parte del Gruppo Centrofarc.
Per l’ex Fornace Laterizi Arbia, situata in una posizione strategica a ridosso della ferrovia, invece, è del marzo scorso un accordo istituzionale tra Regione Toscana, i tre comuni limitrofi (Asciano, Castelnuovo Berardenga, Rapolano Terme) e il gruppo societario acquirente Siderurgica fiorentina per la costruzione di un nuovo e moderno stabilimento industriale ecosostenibile per la lavorazione a freddo dell’acciaio. Il progetto vede anche il coinvolgimento di RFI (Rete Ferroviaria Italiana) per valorizzare i collegamenti di trasporto merci. Il possibile ripristino dello scalo merci sulla linea Siena-Chiusi gestito da RFI potrebbe poi generare occupazione indiretta anche nel settore della logistica ferroviaria e delle infrastrutture di trasporto. Si parla della prospettiva di occupare trecento nuovi posti di lavoro, oltre l’indotto.
Queste due nuove prospettive si aggiungono al nuovo centro per il riciclo dei pannelli fotovoltaici, gestito da Semia Green (Gruppo Iren e Sienambiente) nel polo industriale del Sentino a Rapolano Terme. Lo stabilimento è il primo impianto in Toscana dedicato al recupero dei moduli a fine vita e rappresenta la prima concreta applicazione dell’economia circolare del riciclo; insieme a riconfermare il valore delle società che erogano servizi pubblici sul nostro territorio (rifiuti, energia, acqua).
Si ricorda infine che sul polo biofarmaceutico di GSK Vaccines a Rosia, nel Comune di Sovicille, è stato annunciato un nuovo piano di investimenti da oltre 260 milioni di euro destinato all’ampliamento degli impianti e ad una nuova linea di infialamento per i vaccini. Il distretto biofarmaceutico allargato ricomprende anche i Comuni di Siena (Centro ricerche di GSK di Torre Fiorentina, TLS e Fondazione Biotecnopolo e Centro Antipandemico), Monteriggioni (Corima e Diesse Biotech Campus) e Monteroni d’Arbia (Galenica Senese).
Così, possiamo dire che nell’area senese il manifatturiero ad alta tecnologia, il ‘manifatturiero di qualità e precisione’, è in movimento e offre nuove prospettive. Questo è un bene per il lavoro ed i Comuni possono dare risposte efficaci programmando insieme i propri servizi sul territorio, utili anche per l’insediamento industriale di nuove imprese.
La Provincia ed il Comune capoluogo hanno la responsabilità politica di facilitare il coordinamento tra i Comuni.
