Palio: le omelie su Facebook non possono sostituire le discussioni in contrada

I social non sono adatti a discutere sulla festa e sui suoi reali risvolti. La regola della “camera d’eco”: più che confrontarsi sui social si ricerca la conferma delle proprie posizioni.

Palio: le omelie su Facebook non possono sostituire le discussioni in contrada
Preroll AMP

RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

8 Luglio 2026 - 20.14


ATF AMP

di Daniele Magrini

Top Right AMP

Facebook è il posto meno adatto al mondo per i dibattiti sul Palio. Non è un’affermazione perbenista; non ricorro alla frase di rito che i panni sporchi si debbano lavare in famiglia, senza mostrare i nostri difetti all’esterno. No, io contesto la scelta del mezzo (cioè, del media) a cui si affidano certi messaggi. Perché Facebook è solo una piattaforma fatta per creare assuefazione e fidelizzazione in modo da predeterminare gusti personali in materia di acquisti commerciali o di preferenze politiche. E attraverso la profilazione di tutti noi che stiamo a galla in questo mare morto della realtà che è Facebook, predeterminare i gusti personali, indirizzando poi le scelte commerciali o elettorali. Tutto qui. Non c’è molto di più, se non appariscenti ragazze che si mettono in vetrina in cerca di scorciatoie per poter svoltare nella vita o ricchi signorotti in là con gli anni a caccia di avventure. La decadenza degli stili di vita è il tratto distintivo di Facebook, che della contemporaneità è una sorta di rappresentazione digitale del degrado imperante.

Che c’entra affidare a questa fanghiglia mediatica dissertazioni anche sincere e profonde su quella cosa così intima della vita di ogni senese che è il Palio? Quale può essere il ritorno positivo di un atto d’accusa contro quelle modalità paliesche vigenti che non ci piacciono? Si pensa che facendo leggere sfoghi accorati contro Tittia o Bircolotti alla platea feisbucchiana che va dall’Alaska alla Terra del Fuoco, dalla Siberia al Deserto del Gobi, si possano modificare usi e costumi della contemporaneità paliesca? E cioè: si ritiene di affidare ad una piattaforma universale quale è Facebook, pressioni e messaggi così forti da mutare gli equilibri/ squilibri del Palio e le azioni/inazioni delle dirigenze di Contrada? Si pensa davvero che un post infuriato e i like conseguenti possano incidere sul prossimo Palio di agosto e su quelli che verranno? Personalmente lo ritengo altamente improbabile.

Dynamic 1 AMP

Eppure, queste omelie riparatorie stanno imperversando su Facebook, in questi giorni dopo il Palio di luglio. E la maggioranza afferma, soprattutto in relazione alle dinamiche della mossa, che si sia smarrita la retta via della tradizione. Ogni opinione è legittima, ma è la ribalta in cui viene rappresentata, appunto Facebook, che crea sconcerto. Almeno a chi scrive.

Proviamo ad argomentare perché, risalendo alle radici stesse che supportano Facebook. Sean Parker, il suo primo presidente, ha espresso questo giudizio sul social che conta tre miliardi di utenti in tutto il mondo, a quasi tutti dei quali del Palio nulla importa: «Facebook è un circuito di convalida sociale che sfrutta una vulnerabilità della psicologia umana. Chi lo ha inventato lo sapeva consapevolmente, e lo ha fatto comunque.» Se dunque la convalida sociale è l’elemento individuale che tiene legati a Facebook più di ogni altra motivazione, si può ritenere che il sermone contro il Palio così come è, rappresenti un modo per cercare consenso per la propria opinione. Con la speranza degli estensori dei post, che questo possa smuovere un sommovimento di altre opinioni di stampo simile.

Può darsi. Ma non va dimenticata un’altra regola del meccanismo che alimenta Facebook. Trattasi di una “camera dell’eco”. Cioè: ogni profilo rappresenta una sorta di “stanza” in cui convergono persone che la pensano più o meno allo stesso modo. E che si convalidano e si supportano reciprocamente. Molto difficile che dietro al like ci sia un cambiamento di opinione o il successo di un’argomentazione riconosciuto da chi la pensava in altro modo.

Dynamic 1 AMP

E quindi, nel caso delle polemiche social dopo il Palio di luglio, chi avanza accuse al “sistema” che ruota intorno a Tittia, trova ampia considerazione in chi già covasse recriminazioni contro Tittia. E via via, avvitandosi e avviluppandosi in una rappresentazione del Palio tutta all’insegna del degrado imperante.

A chi giova questo meccanismo se non a consentire sfoghi personali che avrebbero altra sede per essere rappresentati? Cioè, quella deputata proprio dalla tradizione: il luogo del confronto per eccellenza sulle cose di Palio, e cioè la Contrada. Che sia il capannello davanti alla Chiesa, il tavolino in società, oppure la sede massima per eccellenza: l’Assemblea di Contrada.

Se tutti coloro che stanno scrivendo sermoni contro il Palio così come è, si rappresenteranno nelle proprie Assemblee di Contrada e prenderanno la parola coerentemente a quanto scrivono, sarà un bell’inverno. Perché è certo che il dialogo faccia bene sempre e comunque ed è altrettanto indubbio che le Assemblee invernali siano di un conformismo e di una noia mortali. 

Dynamic 1 AMP

Purché non si ritenga, però, che il diritto a sommuovere il dibattito spetti ad una ristretta casta di eletti che si ritengono i depositari assoluti della tradizione paliesca e contradaiola e la esternano con post roboanti. Perché passando dalla frequentazione di Facebook a quella della Contrada, per essere riconosciuti autorevoli ed essere ascoltati, bisogna essere presenti in Contrada, dove i meccanismi delle “camere dell’eco” non dipendono dagli algoritmi ma dai rapporti personali e soprattutto intergenerazionali.

C’è un ultimo tema – il più rilevante – che mi fa ritenere personalmente inadeguata la scelta di fare di Facebook l’agorà della riflessione sui trend del Palio attuale: l’età media dei frequentatori di questo social è alta. Molto alta rispetto a quella che è invece l’età media dei frequentatori della Contrada: che sono giovani, nella stragrande maggioranza giovanissimi. Perché la vita, ad un certo punto, porta via anche dalle appaganti serate nel rione. Su questo gli autori in gran parte over 50 dei post sul Palio come dovrebbe essere, avrebbero di che riflettere, se vogliono.

Se c’è da recuperare la retta via della tradizione non c’è che da farlo insieme ai giovani delle Contrade, ai ragazzi cresciuti in una contemporaneità del Palio già abissalmente diversa da quella degli anni Settanta e Ottanta. Mischiandosi dialetticamente a quei gruppi di ventenni, trentenni, quarantenni, che in Contrada vivono e che ne determinano anche gruppi dirigenti e indirizzi. Non sono assiepati a leggere post su Facebook e quindi non regalano like, ma sanno ascoltare se vedono nell’interlocutore non un dispensatore di verità, ma un seminatore di dubbi. 

Dynamic 1 AMP

Ecco, se si abbandona il mare morto della piattaforma digitale e si sceglie il confronto in Contrada tra i vecchi che hanno vissuto un altro Palio e i giovani che lo vivono così come è, può anche darsi che intorno all’interpretazione della tradizione si scoprano nuove certezze e nuovi bisogni. Che non troveranno alcuna energia positiva dai rimbalzi di post e like su Facebook.

Facebook Comments Box

Autore

FloorAD AMP
Exit mobile version