Siena, la sindaca Fabio scende al 50° posto e soffre le scosse della maggioranza

Non solo il verdetto del Sole 24 Ore, che vede la prima cittadina perdere 16 posizioni in un anno. Il rimpasto Cardini-Tucci non basta a blindare la giunta, scossa dalle dimissioni di Mastromartino e dal cambio di casacca di Campolo verso Futuro Nazionale. A pesare sull'amministrazione comunale fibrillazioni interne al centrodestra e scivoloni comunicativi.

Siena, la sindaca Fabio scende al 50° posto e soffre le scosse della maggioranza
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

6 Luglio 2026 - 17.34


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Con i sondaggi succede sempre la stessa cosa: quando il verdetto piace vengono esibiti come prova della volontà popolare, quando invece il risultato è sgradito si mette subito sotto accusa il metodo di rilevazione. È un copione antico, destinato a ripetersi. A Firenze c’è chi storce il naso davanti alla classifica del Sole 24 Ore, che nell’edizione 2026 incorona Sara Funaro come la sindaca più apprezzata d’Italia, con un balzo di undici posizioni rispetto al 2025. Eppure, quando i numeri premiano, è difficile trovare qualcuno disposto a contestarli.

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A Siena, invece, i numeri raccontano una storia decisamente meno lusinghiera per Nicoletta Fabio, alla guida dal 2023 di una maggioranza di centrodestra. La sindaca precipita dal 34° al 50° posto nella graduatoria nazionale dei sindaci dei capoluoghi di provincia, perdendo sedici posizioni in appena dodici mesi. Anche il confronto regionale certifica un arretramento: dopo essere stata la seconda sindaca toscana più apprezzata nel 2025, oggi è soltanto quinta.

Naturalmente un sondaggio non emette sentenze definitive e una classifica, da sola, non misura la qualità di un’amministrazione. Ma liquidare un arretramento così marcato come una semplice coincidenza sarebbe altrettanto superficiale. I dati fotografano un momento politico e quel momento, per Palazzo Pubblico, appare tutt’altro che sereno. Viene in mente una battuta di Franco Belli, indimenticato preside della Facoltà di Scienze Economiche e Bancarie dell’Università di Siena. Diceva che le classifiche non contano nulla, ma che, anche in una classifica che non conta nulla, è sempre meglio essere primi che cinquantesimi. E la sua facoltà, peraltro, ai primi posti ci stava davvero.

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Non è difficile capire che il clima intorno all’amministrazione si è fatto più complicato. La sindaca, eletta in una lista civica di destra, è ancora alle prese con gli equilibri di una maggioranza che continua a mostrare crepe. Solo poche settimane fa è arrivata in giunta Fiamma Cardini, chiamata a sostituire Enrico Tucci dopo mesi di incertezza seguiti alla sua elezione in Consiglio regionale. L’operazione avrebbe dovuto rafforzare la leadership della prima cittadina e ricompattare la coalizione.

Il risultato, però, è stato immediatamente oscurato da nuovi scossoni politici. Si sono prima registrate le dimissioni del consigliere leghista Francesco Mastromartino e, subito dopo, il passaggio della consigliera Antonietta Campolo da Fratelli d’Italia alla formazione di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale.

Il passaggio di Campolo apre almeno due fronti politici. Il primo riguarda la collocazione della consigliera: finirà, inevitabilmente, nel Gruppo misto, dove siede Fabio Pacciani, oggi all’opposizione? Il secondo riguarda la presidenza della Commissione Cultura, incarico ottenuto in quota alla maggioranza. Se gli equilibri cambiano, cambieranno anche le presidenze? Campolo sarà sfiduciata?

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Come se non bastasse, la sindaca continua a inciampare nella comunicazione. Dopo il Palio del 2025 aveva liquidato la presenza di una star come Madonna con una frase che fece discutere: «Per me Madonna è quella dell’Assunta». Una battuta accompagnata dall’osservazione secondo cui le interessava più la gente comune che la popstar americana, nonostante il video pubblicato spontaneamente dall’artista avesse regalato a Siena una visibilità internazionale difficilmente acquistabile con qualsiasi campagna promozionale.

Quest’anno lo schema si è ripetuto. A raccontare ai propri milioni di follower l’emozione del Palio è stata Whoopi Goldberg, un’altra icona mondiale dello spettacolo. Anche in questo caso la reazione della sindaca è sembrata improntata alla stessa sottovalutazione del valore comunicativo di un’attenzione internazionale tanto prestigiosa quanto gratuita.

Nessuno sostiene che Siena abbia bisogno della notorietà di Madonna o di Whoopi Goldberg per legittimare la propria storia. Sarebbe assurdo. Siena era un capolavoro molto prima che nascessero Hollywood o il pop. E il Palio continuerà a essere uno degli eventi più straordinari al mondo indipendentemente da chi lo osserva dalle finestre. Il punto, però, è un altro. Quando due delle artiste più celebri del pianeta decidono spontaneamente di raccontare Siena ai loro milioni di follower, liquidare la questione con sufficienza significa non cogliere il valore straordinario di quella esposizione mediatica.

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Per questo lascia perplessi sentire affermare dalla sindaca che «il turismo non mi interessa». A dirlo non è il sindaco di una città industriale qualunque, ma la prima cittadina di un sito patrimonio mondiale dell’Unesco, di un’amministrazione che rivendica la certificazione del Global Sustainable Tourism Council e che ha approvato il primo Piano Strategico del Turismo 2024-2030 significativamente intitolandolo Per un Buon Governo del turismo a Siena.

Se il turismo davvero non interessa, allora viene spontanea una domanda: a che cosa servono certificazioni, strategie, piani e investimenti? Se invece il turismo interessa, come è inevitabile che sia per una città come Siena, forse sarebbe il caso di riconoscere che anche la promozione internazionale, quando arriva dalle voci più ascoltate del mondo, rappresenta una risorsa e non un fastidio.

Forse è anche questo insieme di fattori — una maggioranza inquieta, una comunicazione spesso infelice e una crescente difficoltà nel trasmettere una prospettiva per la città — che aiuta a comprendere perché, quest’anno, la classifica del Sole 24 Ore sorrida a Firenze molto più che a Siena. I sondaggi, da soli, non governano le città. Ma spesso raccontano un clima.

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