di Vincenzo Coli
Dal 28 giugno al 5 luglio sul tappeto verde dello stadio Artemio Franchi, la programmazione del Nuovo Pendola con il contributo del Comune di Siena, continua a risplendere i film più belli della stagione ‘25-’26. Ore 21,30, ingresso 6 euro, ridotto 5, abbonamento 25 euro per 5 spettacoli.
Domenica 28 giugno, Il bene comune, di e con Rocco Papaleo, con Claudia Pandolfi, Vanessa Scalera, Vinicio Marchioni, Teresa Saponangelo. Una commedia. La buona condotta merita uno spicchio di libertà, magari la gita premio in compagnia. Quattro detenute criminali per necessità (Samanta spacciatrice abusata dal marito, l’infermiera rapinatrice Gudrun, Fiammetta musicista piromane, Anny ingegnere hacker informatica) tutte affidate a Raffaella responsabile di un laboratorio teatrale, seguono una guida turistica, il sognatore Biagio (Papaleo), fin sulla vetta del monte Pollino alla ricerca del pino loricato, pianta centenaria resiliente che sopravvive in condizioni estreme. Ma la resistenza umana delle quattro donne, che ne hanno passate di ogni, nulla ha da invidiare all’eroismo della pianta. Quinta regia a ritmo di musica jazz, dopo Basilicata coast to coast, Papaleo torna con bella ispirazione al tema preferito, il road movie a km zero attraverso la sua terra.
Lunedì 29 giugno, Illusione, di Francesca Archibugi, con Jasmine Trinca, Michele Riondino, Vittoria Puccini, Francesca Reggiani, Filippo Timi. Drammatico, thriller. Rosa Lazar, sedicenne moldava, viene trovata in fin di vita in fondo a un fosso alla periferia di Perugia. Salvata in extremis, si mostra stranamente reticente e non sembra voler aiutare la sostituta procuratrice Cristina Camponeschi (Trinca) e lo psicologo Stefano Mangiaboschi (Riondino) che si occupano del caso, sul quale si allunga l’ombra di traffici sessuali internazionali tra Paesi dell’est e grandi capitali finanziarie del centro Europa. L’indagine porterà ad aprire una serie di scatole cinesi. Genere inedito nella filmografia di Archibugi, che però, grazie alla sensibilità che la distingue, colloca la misteriosa piccola Rosa in prima fila nella sua mirabile galleria di personaggi infantili e adolescenti, da Mignon è partita in poi.
Martedì 30 giugno, Goat. Sogna in grande, di Tyree Dillhay. Animazione, sportivo. La capra Will, fin da piccolo, ha sempre sognato di indossare la maglia dei Thorns di Vyneland e diventare un campione di ruggiball, seguendo le orme del suo mito, la pantera Jett, la più grande giocatrice di tutti i tempi. Ma ormai Will è cresciuto, vive con la madre e per pagarsi l’affitto è costretto a lavorare come rider, insomma si è rassegnato a un’esistenza anonima. Però la vita offre sempre una seconda possibilità, nella fattispecie incarnata dal vanaglorioso cavallo Sbrocco, star del torneo, che una sera per fare bella figura sui social sfida il pubblico. Sembra un colpo di fortuna, ma chi è che si mette di traverso? Proprio Jett, l’eroina della sua gioventù… Prodotto dalla Sony Pictures Imageworks (Spider – Man: Across the Spider-Verse), Goat – Sogna in grande è curatissimo e divertente, un’autentica delizia.
Mercoledì 1 luglio, Sirat, di Oliver Laxe, con Sergi Lopez, Bruno Núñez, Jade Oukid. Drammatico, road movie. Luis non ha più notizie della figlia Mar di cui ha perso le tracce da mesi, la cerca insieme al figlio Esteban presentandosi a un rave party clandestino che viene interrotto dalla polizia, viene indirizzato a un altro rave, attraversa il deserto. Sarà un viaggio terribilmente difficile, segnato da molti incontri. Laxe nel 2016 ha vinto il gran premio della Settimana della Critica del festival di Cannes con il suo secondo film, Mimosas. L’interpretazione di Sergi Lopez (già attore con Stephen Frears, Guillermo Del Toro, François Ozon, Alice Rohrwacher, Terry Gilliam, Woody Allen) è memorabile. La presenza tra i produttori di Pedro Almodovar è una garanzia.
Venerdì 3 luglio, La vita va così, di Riccardo Milani, con Giuseppe Ignazio Loi, Virginia Raffaele, Diego Abatantuono, Aldo Baglio. Dramedy. Ispirato a una storia vera. 1999. Il pastore Efisio (Loi) vive poveramente in un angolo meraviglioso di costa della Sardegna, alleva i suoi animali e abita una casa fatiscente. La moglie e la figlia Francesca (Raffaele) si sono trasferite in paese e lui è rimasto solo. Intorno ad Efisio, tutti i proprietari dei terreni hanno già venduto a una società immobiliare milanese guidata dal faccendiere Greatti (Abatantuono) che ha progettato un resort extralusso, ma lui resiste. Anche davanti ai tormenti di Francesca, combattuta tra difesa della tradizione e lusinghe della modernità. Anche davanti alle pressioni del costruttore, che lo trascina in tribunale. Dopo vent’anni di processi, Efisio uscirà vincitore. Milani ha dedicato il film al calciatore Gigi Riva, che scelse l’amore per la Sardegna.
Sabato 4 luglio, Amarga Navidad, di Pedro Almodovar, con Bàrbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sànchez-Gijòn. Drammatico. 2004, Elsa (Lennie), regista di spot pubblicitari, caduta in depressione per la morte della madre si getta nel lavoro, ma un attacco di panico la blocca. Allora parte per l’isola di Lanzarote insieme all’amica Patricia. 2026, Raùl (Sbaraglia), sceneggiatore e regista a corto di idee, sta lavorando a un nuovo soggetto. Che è la storia di Elsa stessa. L’una è la proiezione dell’altro, che esiste davvero e si serve della sua invenzione per superare la propria crisi creativa. Raùl ha creato un universo parallelo e tuttavia distante, un gioco di rimandi tra due dimensioni; realtà e finzione s’intrecciano e si alimentano a vicenda, nel tentativo di elaborare il lutto, di sfuggire al dolore. Nei film della prima metà della carriera Almodovar ha privilegiato personaggi estremi e stile melodrammatico allo scopo di incrinare il moralismo borghese postfranchista; nei film della seconda metà sta giocando con i toni più sommessi di una matura introspezione.
Domenica 5 luglio, Hen – Storia di una gallina, di Gyorgy Palfi, con Yannis Kokiasmenos, Maria Diakopanayotou, Argyris Pantazaras. Commedia. Hen, unico pulcino nero nato nella marea gialla di un allevamento industriale, scappa da un tir durante la sosta a una stazione di servizio, assapora la libertà per poco, sfugge a una volpe ma è catturata da un cane, finisce nel pollaio di un piccolo ristorante legato a un giro criminale. Cresce rapidamente, diventa gallina, quindi prodotto alimentare, ma riesce ancora a fuggire, per andare nel mondo e conoscere la ferocia e la bontà del genere umano. Produzione ungherese, greca e tedesca, girato in Grecia, Hen è leggero e ironico, con qualche venatura thriller, perfino commovente ma senza sciocchi scadimenti nella retorica antropoformista sempre possibile quando a recitare sono le bestie, detto senza offesa. Racconta la vita ad altezza di pennuto e dà una mano formidabile alla causa vegetariana. La recitazione è mista, umana e animale, ma le attrici migliori sono le otto galline – mai maltrattate – che si sono alternate nell’interpretare la coraggiosa pollastra: il loro sguardo espressivo, se non altro, smentisce Cochi e Renato.
