Siena, Consiglio comunale diviso sulla mozione relativa al presidio del 23 maggio. Il Pd lascia l’aula

La maggioranza condanna le accuse rivolte a sindaca, prefettura e questura durante la manifestazione del 23 maggio. Il PD denuncia un tentativo di spostare l’attenzione dall’inchiesta sull’operazione “Format” e abbandonano la seduta al momento del voto.

Siena, Consiglio comunale diviso sulla mozione relativa al presidio del 23 maggio. Il Pd lascia l’aula
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

19 Giugno 2026 - 19.15


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Si accende il confronto politico in Consiglio comunale a Siena attorno alla mozione presentata da Fratelli d’Italia in relazione al presidio antifascista del 23 maggio in Piazza Salimbeni, promosso da realtà associative e sindacali tra cui ANPI e CGIL, con la partecipazione di gruppi giovanili come Link e Cravos.

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La mozione di Fratelli d’Italia si concentra sulle frasi pronunciate durante la manifestazione, in particolare su un intervento dal palco ritenuto particolarmente duro nei confronti dell’amministrazione comunale e delle istituzioni cittadine. Tali dichiarazioni avrebbero contribuito a una rappresentazione della città come attraversata da derive discriminatorie e autoritarie, motivo per cui è stata richiesta una condanna politica e la solidarietà alla sindaca Nicoletta Fabio, alla Prefettura e alla Questura.

Molto più ampia e articolata la posizione del Partito Democratico, che in aula ha contestato alla base l’impostazione della mozione, giudicata come un tentativo di spostare l’attenzione dal quadro emerso dall’indagine della Questura di Siena e della Digos nell’ambito dell’operazione “Format”, ancora in corso.

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Nel suo intervento, la capogruppo Anna Ferretti ha ricostruito in modo dettagliato i contenuti emersi dalle dichiarazioni ufficiali degli investigatori, richiamando le parole del questore Ugo Angeloni e del dirigente della Digos Fausto Camisa. Secondo quanto riferito, l’inchiesta non riguarderebbe episodi isolati o goliardici, ma l’adesione di alcuni giovani a contenuti di odio razziale e religioso, con riferimenti al suprematismo e la disponibilità di materiale illecito, oltre alla presenza di armi.

La capogruppo ha sottolineato come il presidio del 23 maggio sia nato proprio come risposta democratica e pubblica a questi elementi, sostenendo che concentrare il dibattito politico sulle parole pronunciate durante la manifestazione rischi di “ribaltare la realtà dei fatti” e di indebolire l’attenzione su questioni considerate di estrema gravità. Prosegue: “Esprimiamo piena solidarietà alla città di Siena e ringraziamo la Questura la Digos e tutte le forze dell’ordine per il lavoro svolto con professionalità e discrezione e senso delle istituzioni; quel senso istituzionale che condividiamo ogni giorno anche noi con il nostro servizio politico al Comune nel ruolo di opposizione democratica.”

In un successivo comunicato, il Partito democratico ritiene che “il tema centrale non possa essere la delegittimazione di chi ha espresso pubblicamente preoccupazione per possibili derive estremiste. Il presidio antifascista ha rappresentato una risposta democratica, pacifica e trasparente: una manifestazione svolta alla luce del sole da cittadini, associazioni e organizzazioni che hanno esercitato un diritto costituzionalmente garantito, assumendosi pubblicamente la responsabilità delle proprie opinioni”.

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La seduta si è così conclusa con l’assenza dell’opposizione al momento del voto e con una forte contrapposizione politica tra maggioranza e Partito Democratico sulla lettura complessiva dei fatti del 23 maggio e sul significato della mobilitazione cittadina.

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