Se Siena piange, Bari e Viterbo non sorridono

Una sibillina dichiarazione del ministro Giorgetti, subito dopo il caso Monte dei Paschi di Siena, sul destino della partecipazione del Governo in alcune banche di quei territori. Alla protesta trasversale di città e provincia fa da contro altare il silenzio di Roma.

Se Siena piange, Bari e Viterbo non sorridono
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Maurizio Boldrini Modifica articolo

17 Giugno 2026 - 18.29


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di Maurizio Boldrini

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Sulle grandi manovre finanziarie, come quella dell’assalto al Mps, succede che le cose vadano pressapoco così: il botto iniziale e i titoli gridati dei giornali; le proteste di chi ci rimette le penne; il mormorio che, mano a mano, s’allenta fino quasi a scomparire, rendendo impotenti i grandi tastieristi da social. Poi il gran silenzio. E’ questo il passaggio più delicato, quello nel quale dietro le quinte, e lontano dai media e dall’opinione pubblica, il capitalismo finanziario gioca la sua vera partita. A suon di dobloni. Poi ci sarà di nuovo un botto ma allora i giochi saranno già fatti, e non resterà che ridere o piangere. 

In questo intervallo, prima che si sappia come andrà davvero a finire, si spulciano documenti, si cercano pareri competenti, si fruga nella rete alla ricerca di qualche indicazione che allievi l’attesa. Così percorrendo agenzie e dichiarazioni ne salta fuori una, rilasciata dal ministro Giorgetti, nei giorni successivi alla notizia delle lunghe mani di Banca Intesa sul Monte dei Paschi, che forse meritava una maggiore attenzione e magari qualche titolo in più. E allora cerchi di capire il perché della dichiarazione e il perché dei molti silenzi. 

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Dice il ministro del governo Meloni: “Su Mps siamo legati a criteri di debito pubblico. Abbiamo una quota, l’ho detto e lo ribadisco, da cui ovviamente dobbiamo uscire, come da tutte le banche, perché ce ne sono anche altre di cui non parla mai nessuno, e ovviamente dovremo valutare chi ci dà di più, come è sempre avvenuto”.

Ecco quel “ce se sono altre di cui non parla mai nessuno” ha stuzzicato la mia curiosità e le conseguenti domande: quali sono queste altre banche dalle quali il Ministero deve uscire? E perché non ne parla mai nessuno? Con i potenti mezzi dell’Intelligenza artificiale o più semplicemente frugando nella Rete si scopre che tra le banche controllate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) rientrano oltre al Monte dei Paschi altri istituti bancari che sono storicamente radicati in alcune città, come la Banca Popolare di Bari (ora denominata BdM Banca), e la Cassa di Risparmio di Orvieto, che ha diverse filiali attive nel Viterbese. L’IA ci suggerisce anche che questi istituti fanno capo al gruppo Mediocredito Centrale (MCC) che è a sua volta partecipato dallo Stato. Ne consegue che il piano di privatizzazioni del MEF punta a dismettere le quote pubbliche anche nella Banca di Bari (sembra che il processo di vendita è già stato avviato) e in quella di Orvieto che ha sei filiali operative nella provincia di Viterbo. 

Dunque se Siena piange Bari e Viterbo non sorridono. Il silenzio che circonda i casi di Bari e Viterbo a cosa è dovuto? Incidenza della politica?  Disattenzione dei territorio in cui operano? Un po’ si capisce data la differenza di stazza finanziaria e storica tra la banca senese e le altre. Per chi suonano le campane di Giorgetti? Mentre a Siena, com’è ovvio, domina la protesta trasversale a Roma regna un gran silenzio. Parlano in pochi. Non solo tra i rappresentanti delle forze di governo ma anche tra quelle del centrosinistra. Forse diranno qualcosa a cose fatte. Ma sarà per tutti un’occasione persa. Decidere di lasciare mano libera al capitalismo finanziario rappresenterà una colpa per il governo che mostrerà così di abbandonare anche questo snodo nevralgico del Paese. Ma saranno in parte responsabili anche coloro che a sinistra continueranno, in questo clima, a non levare alta la loro voce di fonte  all’ennesima sopruso di un capitalismo così selvaggio. 

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