Triplice fu l’appuntamento elettorale del 1946: per il referendum istituzionale, l’Assemblea costituente, i consigli comunali. La provincia di Siena vi giunse con un retroterra in cui già avevano messo radici numerosi germogli della democrazia. La semina era avvenuta in due fasi fra loro strettamente collegate.
La prima, imprescindibile, era stata la Resistenza al nazifascismo. Al suo interno il ruolo delle donne si era dispiegato sia sul versante dell’impegno diretto a fianco dei partigiani – secondo una recente ricerca di Silvia Folchi, le donne furono circa il 10% dei resistenti del Senese –, sia ancor di più nell’ambito di uno spontaneo impulso alla cura (dare ricovero, nascondere, rivestire, sfamare, informare).
La seconda semina era iniziata subito dopo la liberazione. Mentre la guerra continuava sulla Gotica e nell’Italia settentrionale, dall’estate del 1944 la provincia di Siena aveva iniziato a respirare democrazia e ad assuefarsi alle sue dialettiche sociopolitiche.
Spesso in contrasto con il governatore militare alleato che, nella scelta dei sindaci e delle giunte comunali, prediligeva esponenti del notabilato conservatore, i Comitati di Liberazione Nazionale erano riusciti, in molti casi, a imporre persone legate all’esperienza resistenziale o al socialismo prefascista, comunque prive di compromissioni e di pregresse simpatie per il fascismo.
Il 54% dei sindaci che dall’autunno 1944 avevano iniziato ad affrontare le questioni della ricostruzione, dell’approvvigionamento, della ridistribuzione del carico delle imposte comunali, apparteneva alle aree comunista, socialista, azionista. Gli altri erano di matrice cattolica, liberale, monarchica. Nei mesi successivi alla primavera del 1945, quasi sempre su pressione popolare, la percentuale dei comunisti e dei socialisti era salita al 74% per effetto del 25 Aprile e del cosiddetto Vento del Nord.
Contemporaneamente si era accentuato il mutamento di appartenenza sociale. Incrinando il monopolio delle élite tradizionali nella gestione delle istituzioni locali, dal sindaco grande proprietario terriero si era passati al sindaco mezzadro, dal nobile benestante al falegname e al calzolaio, dall’avvocato al maestro elementare, dall’affarista al dettagliante.
Ciò che colpisce in questo processo di cambiamento è, tuttavia, quello che esso non contenne, ovvero una percepibile e significativa presenza femminile nelle giunte comunali. Come se il protagonismo delle donne durante la Resistenza, invece di lievitare, si fosse rinsecchito, fosse rifluito nel privato familiare e, fra tante altre soglie, avesse trovato invalicabile anche quella che portava alle assise comunali.
L’assenza nel livello istituzionale contrastava, comunque, con una presenza crescente nella vita pubblica.
Organizzandosi spontaneamente, entrando negli organi dirigenti dei partiti, partecipando, numerosissime, all’UDI e al CIF, rinverdendo le “antiche” manifestazioni del 1917 contro la guerra di cui erano state protagoniste soprattutto in val di Chiana, le donne della provincia di Siena animarono varie proteste (soprattutto per la scarsità dei generi alimentari), promossero molteplici iniziative di solidarietà, chiesero con forza il diritto di voto.
E nelle campagne, dove abitava e lavorava la maggior parte della popolazione, le mezzadre, fin dall’estate del 1945, dettero un apporto importante alla nascente, duratura vertenza per la riforma del patto colonico.
Per questo insieme di motivi, quando il Decreto Luogotenenziale 10 marzo 1946 n. 74 sancì il loro diritto ad essere elette oltre che a votare, facendo saltare i vincoli legislativi dell’esclusione, venne letteralmente travolto il pregiudizio di chi era convinto che solo in poche si sarebbero recate alle urne.
Un altro pregiudizio circolava, e cioè la presunta disposizione a soggiacere all’influenza del clero.
Ne conseguivano timori e speranze. Fra chi coltivò quest’ultime, fino a trasformarle in quasi certezze, si può annoverare la DC, la quale – lo annotò il prefetto in una delle sue relazioni sull’andamento della campagna elettorale – immaginando che, con l’aiuto dei parroci, avrebbe intercettato una larga maggioranza del consenso femminile, azzardò, alle amministrative, di proporsi da sola, e non in coalizione con altri partiti moderati e conservatori.
Per contrappunto, le preoccupazioni maggiori si affacciarono a sinistra, tanto da indurre il PCI, peraltro schierato da subito per il voto alle donne, a lanciare messaggi che, alle promesse di una maggiore giustizia sociale di cui avrebbe beneficiato tutto il mondo del lavoro – comprese dunque le operaie e le contadine – unirono rassicurazioni sull’intento granitico di difendere la famiglia. Le insinuazioni degli avversari intorno ad un segreto disegno comunista di voler introdurre in Italia il divorzio come c’era in Russia, vennero respinte con forza.
L’esito delle urne in Provincia di Siena si può così riassumere. L’affluenza al referendum istituzionale superò il 94%. La Repubblica ottenne il 76%, il massimo a Radicondoli (89,61%) e il minimo a Gaiole in Chianti (53,72%). Segno evidente che i votanti, comprese le donne, votarono in massa e non perdonarono alla monarchia le scelte a favore del fascismo e della guerra a fianco di Hitler.
Con percentuali di partecipazione simili a quelle del referendum, nell’elezione dell’Assemblea costituente i partiti di sinistra superarono il 67%. La DC si attestò al 20%, l’Uomo Qualunque al 5%. Nelle amministrative la coalizione PCI-PSIUP conquistò 35 comuni su 36, con una media di voti del 75% e con punte dell’89% a Chianciano, dell’87% a Sovicille e dell’82% a Buonconvento.
Pur essendo impossibile distinguere il voto femminile da quello maschile, con risultati così netti non si può non ipotizzare una prevalente omogeneità di scelta trasversale ai generi.
Nessuna donna senese venne eletta alla Costituente, in 33 entrarono invece a far parte dei consigli comunali: quattro nel capoluogo, tre a Poggibonsi, due ad Abbadia S. Salvatore, Buonconvento, Castellina in Chianti, Chianciano, Radicondoli, Sarteano, una a Castelnuovo Berardenga, Castiglion d’Orcia, Colle val d’Elsa, Montalcino, Montepulciano, Monteriggioni, Rapolano, S. Casciano Bagni, S. Gimignano, S, Giovan d’Asso, Sinalunga, Sovicille, Torrita di Siena, secondo una distribuzione che interessò tutte le varie zone del territorio provinciale.
In linea con i risultati complessivi dei partiti, 26 di esse furono del PCI, 3 del PSIUP, 3 della DC, 1 del PSLI. Di profilo nettamente popolare risultò la condizione sociale: casalinghe – categoria che spesso celava attività varie di lavoro a domicilio – più della metà, seguite da mezzadre, operaie, esercenti. A completare il gruppo una sarta, una maestra, una possidente.
In confronto al totale dei consiglieri comunali, quella femminile fu poco più di una pattuglia, ma dall’enorme peso simbolico e di rottura.
TRENTATRE NOMI DI DONNE DA RICORDARE: LE CONSIGLIERE COMUNALI ELETTE NEL 1946
(fonte: M. Borri, Ricostruire le classi dirigenti locali del secondo dopoguerra: percorsi e strumenti, in “Maitardi”, rivista dell’Istituto storico della Resistenza senese, 1, 2026, pp. 24-25)
| Comune | Nome | Partito | Professione |
| Abbadia S. Salvatore | Baiocchi Lidia | Comunista | Esercente |
| Abbadia S. Salvatore | Visconti Teresa | Comunista | Casalinga |
| Asciano | Mazzini Adelia | Comunista | Casalinga |
| Buonconvento | Bellini Rita | Comunista | Operaia |
| Buonconvento | Bonucci Sima | Comunista | Mezzadra |
| Castellina in Chianti | Cecchi Aurelia | Comunista | Casalinga |
| Castellina in Chianti | Petreni Primetta | Comunista | Mezzadra |
| Castelnuovo Berardenga | Menichelli Annunziata | Comunista | N.D. |
| Castelnuovo Berardenga | Landi Tecla | Socialista | Sarta |
| Chianciano Terme | Landi Tecla | Socialista | Sarta |
| Chianciano Terme | Angeli Casagni Rosa | Comunista | Casalinga |
| Colle Val d’Elsa | Rossi Mori Tullia | Comunista | Esercente |
| Montalcino | Carli Lidia | Comunista | Casalinga |
| Montepulciano | Cassioli Rina | Comunista | Casalinga |
| Monteriggioni | Braccagni Iva | Comunista | N.D. |
| Poggibonsi | Innocenti Maria | Comunista | Casalinga |
| Poggibonsi | Fusi Bellucci Giovanna | Comunista | Impagliatrice |
| Poggibonsi | Pieraccini Ida | Democristiana | N.D. |
| Radicondoli | Buoni Brunetta | Socialdemocratica | Casalinga |
| Radicondoli | Pallecchi Teresa | Comunista | Casalinga |
| S. Casciano Bagni | Innocenti Zelmira | Comunista | Casalinga |
| S. Gimignano | Concetti Rina | Comunista | Casalinga |
| S. Giovanni d’Asso | Rossi Godioli Iole | Comunista | Casalinga |
| Sarteano | Maccari Lina | Comunista | Casalinga |
| Sarteano | Zacchei Adelia | Socialista | Casalinga |
| Siena | Meucci Annunziata | Comunista | Insegnante |
| Siena | Coppi Ilia | Comunista | Casalinga |
| Siena | Piccolomini Clementitini Vittoria Adami | Democristiana | Possidente |
| Siena | Genovesi Naldini Rosa | Socialista | N.D. |
| Sinalunga | Fanotti Margherita | Comunista | Casalinga |
| Sovicille | Bartalini Ada | Comunista | Mezzadra |
| Torrita di Siena | Bernardini Salvietti Gemma | Comunista | Operaia |
