A volte la storia non ritorna con le forme solenni dei libri o delle commemorazioni. Si ripresenta nei simboli normalizzati, nelle parole che smettono di scandalizzare, nelle comunità che si abituano a vedere ciò che un tempo avrebbero respinto. È da questa riflessione che prende le mosse l’intervento dei Giovani Democratici dopo quanto emerso dall’inchiesta che, a Siena, coinvolge tredici minorenni.
Le accuse di detenzione illegale, di armi, diffusione di materiale pedopornografico, propaganda fondata sull’odio razziale e apologia del movimento fascista e nazista, non lascia spazio a facili ironie, né tantomeno a interpretazioni indulgenti. Non è una bravata, non è un gioco, non è un trend social, come ribadito dalla Digos: le chat hanno svelato un mondo di odio e contenuti suprematisti. E questo è il segnale, sdoganato dalla destra al Governo, di una deriva pericolosa.
Eppure, quando ragazzi così giovani vengono attratti da ideologie totalitarie, significa che qualcosa si sia incrinato nel tessuto civile, nella capacità collettiva di riconoscere il confine tra libertà e sopraffazione, tra identità e odio. Non è esagerazione: sussiste un problema concreto, che cresce nell’indifferenza generale. In una mancanza educativa, colpevole, genitoriale.
È un limite non più tollerabile e di fronte al quale non è possibile restare indifferenti. Restiamo convinti che sia necessario un cambio di passo repentino nella formazione, nel dialogo e nel pensiero: contro ogni forma di odio e di razzismo.
Certo non basta il tiepido sdegno della Sindaca, che accoglie nella sua maggioranza forze politiche che strizzano l’occhio a chi di questi estremismi fa bandiera; basta ricordare come il centro storico continui ad ospitare la sede di un’organizzazione dichiaratamente neofascista, come Casa Pound. O come, meno di un anno fa, la stessa Amministrazione comunale proponesse l’istituzionalizzazione di un “gruppo di volontari” con il ruolo di «rafforzamento della sicurezza urbana, attraverso azioni di controllo, dissuasione e prevenzione di comportamenti illeciti», aprendosi così a qualcosa di molto simile a delle ronde civiche.
Sul tema della sicurezza la destra che governa il paese e questa città si riempie la bocca senza mettere in atto azioni concrete, a partire dalla creazione di spazi di aggregazione culturali, in cui l’incontro con l’altro, il diverso, possa essere un motivo autentico di crescita.
Se episodi di questo tipo interrogano una comunità, è perché non riguardano soltanto chi ne è direttamente coinvolto, ma il modo in cui una società intera costruisce i propri anticorpi culturali. L’indifferenza, in questi casi, non è mai neutra: finisce per diventare terreno fertile per ciò che si vorrebbe tenere ai margini. È lì che si misura la tenuta di una comunità: nella sua capacità di non abituarsi a ciò che normalizza l’odio, e di scegliere invece, con coerenza, il valore del confronto, della memoria e della convivenza democratica.
