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Feste di laurea tra divieti e "decoro": sì al rispetto, ma Siena non diventi una città per bacchettoni

Mentre a giugno partono le sessioni estive, in tutta Italia si moltiplicano i regolamenti anti-festa. Non è difficile spiegare che i canti fuori dell’ospedale sono fuori luogo, o che se si sporca un luogo pubblico è il caso di accordarsi con chi dovrà pulire. Ma reprimere gli eccessi rituali a colpi di multe è un errore: una comunità viva deve saper tollerare il gioco e il riso.

Feste di laurea tra divieti e "decoro": sì al rispetto, ma Siena non diventi una città per bacchettoni
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Redazione Oltre il Ponte Modifica articolo

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di Piersante Sestini

Nel mese di giugno terminano anche a Siena i corsi universitari e iniziano le lauree degli studenti che hanno terminato gli esami del loro corso. Giustamente, festeggeranno con parenti e amici il traguardo raggiunto.

Pochi laureati e in fuga: un traguardo che andrebbe protetto. Con il 22% di laureati, nel 2024 l’Italia si poneva al penultimo posto fra i paesi europei, seguita dalla sola Romania. Qualche miglioramento c’è stato, negli ultimi anni, ma siamo ancora indietro, anche perché il nostro sistema produttivo e amministrativo non è che appaia particolarmente interessato ad assumerli, e contemporaneamente è aumentata l’emigrazione dei giovani laureati. Il conseguimento del diploma di laurea (oggi proclamata al termine della discussione di una tesi) è storicamente un significativo rito di passaggio, che oltre ad aspetti valutativi e certificativi ha sempre avuto notevoli aspetti celebrativi anche fuori dalle paludate cerimonie ufficiali, che nei secoli passati coinvolgevano in vario modo anche le autorità civili e religiose cittadine.

La scure dei regolamenti: coriandoli, canti e volantini: la mappa dei divieti. Ci si aspetterebbe quindi che ogni nuova laurea venisse festeggiata non solo dagli interessati, ma da tutta la comunità. Il 26 aprile scorso, su La Repubblica, Viola Giannoli, giornalista molto attenta al mondo studentesco, notava invece come si stiano moltiplicando, in giro per l’Italia, in Puglia come in Emilia, Veneto, Lombardia o Piemonte, regolamenti accademici e comunali volti a limitare i festeggiamenti per le feste di laurea, che paiono spesso ispirati da fra’ Girolamo Savonarola. Così i divieti si estendono non solo a coriandoli, bombolette, farina, uova, stelle filanti, trombette, lattine, ma anche a volantini e manifesti sulle mura o sugli alberi, canti, applausi, grida, letture del papiro, travestimenti e bevute, oltre che a fumogeni, materiale pirotecnico, fiamme libere, e (direi giustamente) a materiale incendiario o esplosivo.

La tendenza appare bipartisan, con una sorprendente convergenza fra un puritanesimo ambientalista penitenziale (pentitevi, non si festeggia inquinando!) e richiami bacchettoni alla sacralità dei luoghi. È sempre difficile porre limiti alle licenze rituali (lo vediamo bene, ad esempio, nel Palio), ma  non impossibile, dove vi siano ragionevoli motivi (ad esempio, non è difficile spiegare che i canti fuori dell’ospedale sono palesemente fuori luogo, o che se si sporca un luogo pubblico è il caso di accordarsi con chi dovrà pulire).

Il rischio di una società che non sa più ridere: basterebbero cultura ed educazione. Ma altro è una società che non tolleri più una zona franca rituale del riso, della parodia o dell’eccesso simbolico. Spero che quegli esempi non diano un’idea ai tanti devoti del “decoro” della nostra città (dai panni tesi ad asciugare, ai giochi per strada, alla gente seduta sui gradini, ai cassonetti dell’immondizia), sempre portati ad affrontare ogni questione non con la cultura e l’educazione ma con regolamenti, pizzardoni, multe e manette.

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