Ci eravamo dati una parola d’ordine chiara, quasi un patto d’onore: il silenzio. Come membri della Commissione di Studio per la revisione del Regolamento del Palio – ruolo che ricopro con orgoglio in quanto Consigliera comunale – avevamo concordato di proteggere il nostro lavoro. Ma si sa, nel mondo, in Italia e purtroppo anche a Siena, la riservatezza è diventata una merce rara, quasi un fardello troppo pesante da portare. Qualcuno non ha resistito. Qualcuno ha preferito il brivido dell’indiscrezione alla dignità del silenzio, e così qualche “soffio” è finito dritto sulle pagine di una testata online.
Sia chiaro: non sarò certo io a rompere quella consegna che ho rispettato con rigore per un anno e mezzo, dalla prima riunione del 17 dicembre 2024 fino a ieri. Rivendico con forza la mia “bocca cucita”. Posso però testimoniare la qualità del percorso fatto finora: un lavoro unitario, delicato, rispettoso, mosso da un amore sconfinato per la Festa. Ci siamo confrontati su temi scottanti della vita paliesca e abbiamo pesato ogni singola parola e sfumatura della indispensabile ridefinizione lessicale, consapevoli che il Palio è il cuore e il sangue dei senesi, un’eredità immensa che riceviamo dal passato e dobbiamo proteggere per il futuro. Perché è un regalo meraviglioso.
Per fortuna, la scorrettezza istituzionale delle nostre “gole profonde di casa nostra” non è non è arrivata al punto di anticipare i contenuti ma solo i tempi per la conclusione dei lavori. Confermo perciò che la commissione si è presa ancora una decina di giorni per le ultime limature a un’opera mastodontica, riassunta in ben 19 verbali di riunioni lunghe e appassionate.
Solo quando il testo sarà definito in ogni minimo dettaglio e consegnato ufficialmente, potrà iniziare, presumibilmente a settembre, il lungo iter istituzionale: passaggi in Giunta, nelle commissioni consiliari e, infine, il vaglio del Consiglio Comunale per l’approvazione definitiva. Quella sarà la sede del confronto, sotto gli occhi della città.
Dato che questa rubrica si intitola A modo mio, non posso che chiudere con un gesto d’orgoglio e d’appartenenza: la corredo con un’immagine della mia Contrada, l’Istrice. Perché se il regolamento è forma, l’amore per il proprio rione è la sostanza che non tradisce mai.
