di Filippo Lambardi (detto Pippo)
Una Sala Italo Calvino gremita, al complesso del Santa Maria della Scala, ha accolto nel tardo pomeriggio di lunedì la presentazione di La continuità del male. Perché la destra italiana è ancora fascista (Feltrinelli, 2026), ultimo lavoro dello storico dell’arte e saggista Tomaso Montanari. Un appuntamento partecipato, quasi duecentocinquanta persone, promosso dall’Anpi provinciale di Siena, che ha saputo mobilitare un pubblico numeroso e attento attorno a un tema tanto controverso quanto urgente: il rapporto tra fascismo storico e culture politiche della destra contemporanea. Se la presenza di Montanari richiama abitualmente grande partecipazione, è altrettanto evidente che l’organizzazione della serata ha costruito un’attesa significativa.
Analisi del linguaggio e delle fonti.
A introdurre l’incontro, iniziato puntualmente alle 17.40, è stata la presidente provinciale Anpi, Silvia Folchi, che ha scelto la formula del dialogo aperto, avviando subito il confronto sul cuore del volume: una comparazione rigorosa tra le fonti ideologiche e linguistiche del fascismo storico e quelle rintracciabili oggi nei documenti politici di Fratelli d’Italia e, in misura minore, della Lega. Secondo Folchi, il libro rappresenta un invito esplicito a non fermarsi alle dichiarazioni di superficie, ma ad affrontare una lettura analitica delle parole, dei concetti e delle genealogie culturali che attraversano il dibattito politico attuale.
Continuità documentaria e rischi culturali.
Un’impostazione raccolta e approfondita dal successivo intervento di Luca Casarotti, presidente della sezione Anpi di Pavia e ricercatore presso l’Università per Stranieri di Siena, esperto di retorica e diritto. Casarotti ha provocato la platea con una domanda volutamente spiazzante: oggi prevale l’idea dell’“essere fascisti in democrazia”, evocando la tradizione almirantiana, oppure è il fascismo stesso a riemergere dentro Fratelli d’Italia? Per il ricercatore, il lavoro di Montanari ha il merito di mostrare con chiarezza una continuità documentaria e filologica tra due epoche storiche che troppo spesso si vorrebbero separate da una cesura definitiva. Parole come “Patria”, “nazione”, “onore” vengono riciclate perché immediate, semplici, evocative. Ed è proprio questa apparente semplicità, ha osservato, a renderle culturalmente potenti. Da qui anche un monito: immergersi nella cultura politica della destra radicale non è privo di rischi, perché il fascino delle sue narrazioni può esercitare una presa persino su chi le osserva criticamente.
Memoria democratica e responsabilità civile.
Il dialogo si è poi spostato sul terreno della memoria storica e della partecipazione democratica grazie all’intervento della segretaria provinciale della Cgil, Alice D’Ercole, che ha chiesto a Montanari se il rischio di uno smarrimento collettivo della memoria democratica non sia ormai imminente. La risposta dell’autore ha raccolto uno dei passaggi più intensi della serata: «Occorre non lasciare il monopolio della verità a chi ha il monopolio della forza». Una riflessione che ha intrecciato il mestiere dello storico con una più ampia responsabilità civile e politica. Montanari ha insistito su un elemento centrale della sua ricerca: il libro nasce da un percorso a ritroso, partito dalle pubblicazioni contemporanee – inclusi i recenti volumi di Giorgia Meloni e le tesi congressuali di Fratelli d’Italia – per rintracciare rimandi, lessici e visioni già presenti negli scritti di Benito Mussolini, di Julius Evola o persino di Adolf Hitler. Tra gli applausi più convinti del pubblico, una frase destinata a lasciare il segno: «Se la destra è rimasta fedele alle idee, a sinistra ci sono state tante parole senza idee». Un giudizio netto, che ha trovato consenso nella sala e che ha aperto ulteriori riflessioni sul vuoto di rappresentanza e sul disincanto politico contemporaneo.
Sionismo e fascismo.
Non sono mancati i temi più complessi dell’attualità internazionale. Sollecitato da Silvia Folchi sul rapporto tra sionismo e fascismo, Montanari ha ripercorso le posizioni mussoliniane favorevoli, in alcune fasi, al movimento sionista, collegandole alle simpatie espresse oggi dal governo italiano verso quello guidato da Benjamin Netanyahu. Il confronto si è allargato ai modelli identitari e “spartani” che, secondo l’autore, accomunerebbero alcune esperienze del fascismo storico, del sionismo nazionalista e delle nuove ultradestre europee.
L’antidoto della Costituzione.
C’è stato spazio anche per un realismo disincantato. «È salutare avere paura», ha osservato Montanari, invitando però a non confondere la preoccupazione con la rassegnazione. Perché l’antidoto, ha sostenuto in chiusura, resta scritto nella Costituzione italiana. E proprio sull’ultima riflessione di Alice D’Ercole rispetto alla necessità di riscoprire una comune militanza antifascista, Montanari rilancia: «Bisogna ridare ragioni per votare, soprattutto ai giovani, e recuperare quella lingua radicale pienamente espressa dalla Costituzione. Al posto della persona umana e delle sue libertà si vuole sostituire un concetto folle di Nazione». Attuare fino in fondo la Carta costituzionale, ha concluso, significa togliere spazio e acqua al fascismo.
I capannelli e la voglia di discutere.
Poi, dopo gli applausi, il lento deflusso della platea dalla Sala Calvino ha permesso, fuori dal Santa Maria della Scala un nuovo dibattito, evidentemente, a piccoli “capannelli”. Per Montanari, la destra italiana contemporanea conserva il nucleo ideologico del fascismo storico, pur adattandolo al linguaggio democratico del XXI secolo. La continuità del male è un saggio apertamente argomentativo e militante, non neutrale: presenta una tesi forte e documentata, visto il riscontro – sia in termini di vendite che di dibattito – non ha lasciato indifferenti. E in quest’epoca poco non è.
