La bellezza che cura: il nuovo volto dell'Ospedale delle Scotte tra accoglienza e polemiche

Un investimento da 4,5 milioni di euro trasforma l'accesso all’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese in una galleria fotografica permanente. Tra il plauso per la valorizzazione e le critiche sui servizi essenziali, rinasce il dibattito sulla bellezza come strumento di cura.

La bellezza che cura: il nuovo volto dell'Ospedale delle Scotte tra accoglienza e polemiche
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Gabriella Piccinni Modifica articolo

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Dopo la discussione sulla scultura di Alberto Inglesi a Fontebecci, nei giorni scorsi è stato il nuovo ingresso dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese ad accendere il dibattito cittadino, confermando quanto i senesi vivano con partecipazione ogni cambiamento e non possano vivere senza la loro dose quotidiana di passionalità. L’operazione, dal valore di 4 milioni e mezzo di euro, ha permesso di riqualificare radicalmente il percorso pedonale verso l’ospedale. Oggi l’area è più accessibile, ecosostenibile grazie a un nuovo impianto fotovoltaico e trasformata in un luogo espositivo luminoso. Un netto distacco rispetto al vecchio ingresso degli anni ’70, che era davvero grigio, triste, umido e degradato.

Il biglietto da visita del nuovo ingresso è la mostra fotografica “Hospitalia”, curata dalla Fondazione Alinari. Attraverso 16 pannelli, il percorso narra la secolare storia dell’assistenza a Siena: dalle radici del Santa Maria della Scala e del suo celebre Pellegrinaio fino alla contemporaneità delle Scotte. La mostra rappresenta l’esposizione permanente della neonata Galleria Le Scotte, che ospiterà in futuro altri eventi temporanei.

Il dibattito: estetica vs efficienza. Nonostante il restyling, le opinioni restano divise. Se per molti si tratta di un atto di umanità, oltre che un omaggio alla storia di Siena, altri vedono l’intervento come un’operazione di facciata che non affronta i problemi strutturali della sanità e dell’ospedale senese. Le critiche si concentrano sullo stato degli ascensori e la carenza di parcheggi, sulle lunghe attese al Pronto Soccorso e la mancanza di personale, nonché sulla necessità di ausili concreti, come tapis roulant per chi ha difficoltà motorie.

La bellezza come cura. In alcuni si è formata l’idea che a chi transita in quei luoghi importi poco dell’arte o della bellezza, e interessi solo la competenza, l’efficienza e la gentilezza di medici ed infermieri. Come se una cosa escludesse l’altra. Ma l’arte e la cura del corpo possono coesistere? Servono l’una all’altra? In verità è dai tempi più antichi che la medicina riflette sul ruolo di supporto alla cura che può fornire un luogo accogliente che veicoli messaggi di bellezza.

Perché anche la bellezza cura, come sapevano bene i nostri avi che nel XV secolo si occuparono in modo così mirabile della corsia dell’ospedale di Santa Maria della Scala. Storicamente, insomma, Siena insegna che la bellezza aiuta lo spirito e sostiene il corpo, allontanando la depressione che avvertiamo quando la malattia ci rende fragili. Proprio come i migliori pittori su piazza vennero allora chiamati ad affrescare la sala del Pellegrinaio, oggi si scommette nuovamente sulla bellezza come parte del percorso di guarigione.

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