Una laurea per i ponti tra le culture a Nabil Salameh

All’Università per Stranieri di Siena il riconoscimento al musicista e scrittore italo-palestinese: una lectio-concerto tra memoria, Mediterraneo e denuncia, nel segno del dialogo tra culture.

Una laurea per i ponti tra le culture a Nabil Salameh
L'Università per Stranieri di Siena conferisce la laurea ad honorem a Nabil Salameh
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Il 28 aprile all’Università per Stranieri di Siena si è svolta una cerimonia dal forte valore simbolico e civile: il conferimento della laurea magistrale honoris causa in Competenze testuali per l’editoria, l’insegnamento e la promozione turistica a Nabil Salameh, artista italo-palestinese, musicista, scrittore e mediatore culturale.

Il riconoscimento è stato assegnato “per meriti eccezionali in ambito culturale, letterario e sociale”, con la motivazione che lo definisce “narratore di ponti e confini”, capace di interrogare il presente attraverso arte, parola e musica, dando voce ai “Mediterranei sommersi” e alle storie rimosse della Palestina.

A sottolineare il valore dell’onorificenza è stato il Rettore Tomaso Montanari, che ha evidenziato come Salameh rappresenti un modello di dialogo e costruzione di relazioni tra culture diverse, in un tempo segnato da fratture e conflitti.

Durante la cerimonia si è tenuta la lectio-concerto dal titolo “Dove la voce resta: canto, memoria, dignità”, in cui Salameh ha intrecciato racconto, musica e riflessione. “C’è un luogo che non appare sulle mappe, non ha confini tracciati, ne coordinate, eppure esiste. E’ il luogo dove la voce resta, il canto prende forma e la memoria si fa presenza. Resta quando tutto intorno crolla, la lingua è spezzata; la voce resta nei silenzi dispersi in mare, resta perché è memoria viva” ha detto l’artista.

Nel suo intervento, Salameh ha richiamato il Mediterraneo come spazio originario di incontro e scambio, oggi attraversato anche da nuove ferite e tragedie. E ha rivolto parole forti alla sua terra d’origine: “La Palestina, da mesi segnata da una distruzione sistematica. Il silenzio è una scelta, e la memoria nasce per restare viva”.

L’artista ha poi sottolineato il legame con l’ateneo senese: “Questa università non è solo un’istituzione, è un luogo che mi assomiglia, un ponte di attraversamento dove le lingue non si scontrano ma si cercano”.

Durante la cerimonia, il tributo dell’arte ha trovato spazio anche nelle parole di Paola Turci, che ha definito Salameh una “creatura rara”, capace di insegnare con naturalezza il valore del dialogo e dell’incontro. Accanto a lei, Michele Lobaccaro, compagno di viaggio nei Radiodervish, ha letto il riconoscimento come una scelta di campo tra chiusura e apertura, tra esclusione e inclusione.

La dedica finale di Salameh è andata al suo popolo: un auspicio perché la cultura possa tornare a fiorire in una terra segnata da conflitti e distruzioni. “Siamo qui per continuare a custodire ciò che resiste”, ha concluso l’artista. E in quell’aula, per un giorno, la parola e la musica hanno davvero provato a farsi ponte.

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