Un giorno memorabile: Lovaglio dopo la vittoria la tregua sul Monte

Come l'assemblea degli azionisti ha sconfitto la lista del Cda uscente. Ora è il momento di un confronto serrato con la parte sconfitta quella di Gaetano Caltagirone. Quali nuove alleanze si prospettano.

Un giorno memorabile: Lovaglio dopo la vittoria la tregua sul Monte
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di Pino Di Blasio

Ci sono dei giorni memorabili, giorni che la vita non ti consente di rivivere per provare a correggere i tuoi errori. Stefan Zweig raccolse in uno dei suoi capolavori, ‘Momenti fatali’, una dozzina di snodi cruciali per la storia, dalla caduta di Costantinopoli a Waterloo, sliding doors che hanno portato il mondo ad essere quello che è.

Uno dei momenti cruciali per la storia di Siena è stato sicuramente il 15 aprile 2026, giorno dell’assemblea dei soci di Banca Mps. Oggi sapete come è andata a finire, se siete bene informati conoscete anche le dinamiche e le alleanze che hanno portato alla clamorosa vittoria di Luigi Lovaglio e della lista di consiglieri di PiT Holding, e alla molto più clamorosa sconfitta della lista del cda uscente, che vedeva Nicola Maione candidato alla presidenza bis e Fabrizio Palermo, ad di Acea, aspirante amministratore delegato di un Monte dei Paschi in mano all’azionista Francesco Gaetano Caltagirone.

Ma dovevate esserci, quel giorno, nell’auditorium di viale Mazzini, teatro dell’assemblea. Per capire come un giorno diventa memorabile, come la storia, la politica, la finanza, ti passa davanti e tu devi essere in grado di capire dove sta andando, di non perdere l’occasione di dire quello che pensi, per provare a convincere il macchinista di andare nella direzione che preferisci, invece di quella che è contraria ai tuoi interessi, ai tuoi desideri, ai tuoi sogni.

Oggi sapete che Luigi Lovaglio si è ripreso il Monte dei Paschi, che la sua lista ha ottenuto il 49,95% dei voti dell’assemblea, contro il 38,5 della lista del cda e il 6% della lista di Assogestioni. Nella prima seduta del nuovo consiglio, Lovaglio è tornato ad essere amministratore delegato e direttore generale di Rocca Salimbeni, quella brutale lettera di licenziamento, approvata dal defunto cda presieduto da Maione, è stata stracciata. E’ durata poco più di due settimane, è stata l’ultima miccia accesa sul barile di polvere da sparo che ha fatto saltare in aria la prepotenza dei presunti vincenti.

Siena ha vinto suo malgrado la battaglia del Monte, o meglio è sopravvissuta ed ha scongiurato un pericolo fatale. Se avesse vinto Caltagirone, potevate chiamare la banca il Monte dei Paschi di Roma, la fusione con Mediobanca, un’integrazione che potrebbe generare 16 miliardi di dividendi in 4 anni, oltre a 700 milioni di euro di sinergie immediate, sarebbe stata chiusa in un cassetto perché contraria alle strategie di chi vuole partire da quel 13,5% di Generali detenute da Mediobanca, per ‘catturare’ il Leone di Trieste e portarlo in gabbia nel suo circo romano. La sorte dei dipendenti del Monte, i piani industriali, le strategie di crescita sarebbero stati nelle mani della coppia Maione-Palermo. Presidente e ad che non piacevano nemmeno ai fondi che hanno votato per la lista del cda. E tantomeno piacevano alla Bce.

Dopo lo scampato pericolo il 23 aprile si è insediato il nuovo cda che ha eletto presidente Cesare Bisoni, ex Unicredit e Bocconi, e ad Luigi Lovaglio. E’ stato eletto con i soli 8 voti della lista di maggioranza, i 7 consiglieri di Caltagirone e Assogestioni hanno votato contro o si sono astenuti anche sui membri del comitato nomine.

A inizio maggio il cda di Banca Mps ha eletto gli altri 4 comitati endoconsiliari, con la novità in anteprima dell’estromissione dal consiglio di Carlo Vivaldi, dichiarato decaduto perché siede anche nel cda di Mediolanum. Al suo posto potrebbe entrare Gianluca Brancadoro, così come Alessandro Caltagirone potrebbe prendere il posto di Fabrizio Palermo che siede nel cda di Generali. I 4 comitati sono stati scelti anche con il voto dei 7 consiglieri di minoranza. E Corrado Passera, alfiere della lista Caltagirone, è andato a integrare il comitato nomine. A riprova di una ricomposizione possibile tra i due schieramenti, o quantomeno di una frattura che si sta risanando.

L’11 maggio (nuova data, prima era il 7), sarà approvato il bilancio del primo trimestre 2026, il 20 maggio sarà pagato il dividendo da 86 centesimi per azione (solo per fare un esempio la Fondazione Mps, con il suo 0,2%, incasserà 5 milioni di euro). Poi Lovaglio darà il colpo di acceleratore all’operazione Mediobanca, con offerta pubblica di scambio per il residuo 13% di azioni di Piazzetta Cuccia sul mercato, con 2,45 azioni Mps offerte in cambio, successivo delisting e fusione di Mediobanca nel gruppo Mps, con tutti i tasselli del piano (Compass integrata nella rete commerciale del Monte, gli sportelli di Mediobanca premier usati per Widiba, l’aumento di bankers in Mediobanca anche per coprire gli spazi di chi ha lasciato) che andranno al loro posto. A Lovaglio e Bisoni servirà il 66,7% degli azionisti di Banca Mps, in assemblea, per far passare il piano.

Difficile che la maggioranza possa farcela da sola, teoricamente è possibile, soprattutto se il Governo e Vanguard, per citare gli azionisti più forti, decidessero di votare in assemblea l’operazione Mediobanca.

Ma la contrapposizione frontale tra Lovaglio e Caltagirone oggi pare superata. Anche perché, dopo le nomine dei comitati, sembra che Francesco Gaetano Caltagirone abbia preso coscienza che la sua linea non passerà e che dovrà mettere da parte la sua bramosia di conquista di Generali, accettando quella fusione Mediobanca-Mps che non ha mai gradito.

Questo è quello che sembra oggi, un punto a favore di chi pensava che le liti fossero una cortina fumogena per dimostrare alla procura di Milano che non c’era nessun concerto dietro la scalata a Mediobanca.

Noi preferiamo la tesi di strategie diametralmente opposte: lo scontro in assemblea, così come i primi due cda, con le nomine di Lovaglio e Bisoni, sono stati combattimenti all’ultimo voto. E’ una lettura che dà più valore al mondo della finanza ed è più attinente ai caratteri, ai sogni, alle ambizioni, ai progetti dei personaggi che danno vita a quest’opera da parecchi soldi.

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