di Annamaria Pezzimenti
Il proposito era chiaro: più bici, meno auto, una Siena più vivibile. Tutto nero su bianco nei documenti ufficiali, nei progetti, nei rilanci degli ultimi anni. Eppure, basta uscire di casa e provare davvero a muoversi su due ruote per capire che tra l’idea e la strada c’è una distanza che nessuna pedalata colma facilmente.
SiPedala è uno dei pilastri della mobilità sostenibile senese, nato nel 2015 e rilanciato più volte con nuove bici, nuove ciclostazioni, nuovi servizi digitali. Un’offerta pensata anche per gli studenti fuori sede, una possibilità concreta per chi l’auto non ce l’ha. I numeri del servizio ci sono: 19 ciclostazioni, circa 195 punti di aggancio distribuiti tra centro, periferie e snodi strategici, 133 biciclette elettriche, di cui circa 90 disponibili ogni giorno. Nel 2024 l’assessore alla mobilità Enrico Tucci ha presentato il rilancio come un sistema “moderno e facilmente fruibile”, dentro il piano urbano senese della mobilità sostenibile.
Poi si prova a usarlo davvero, e la storia cambia.
Le stazioni si trovano spesso vuote, o con pochissimi mezzi disponibili. E quando le bici ci sono, non è raro trovarle fuori uso: gomme sgonfie, freni che non frenano, pedalata assistita che non assiste nessuno. È un problema strutturale noto nei sistemi di bike sharing, quello degli squilibri tra stazioni sovraffollate e stazioni deserte, che richiederebbe una gestione attiva e continuativa, che qui, spesso, manca. L’applicazione dedicata segnala dove sono le biciclette, ma non il loro stato e l’utente lo scopre solo una volta arrivato alla ciclostazione. Nessun canale rapido per le urgenze, nessun supporto in tempo reale. Chi resta bloccato con una bici guasta lontano da una stazione deve arrangiarsi da solo e riportarla indietro per non continuare a pagare. Il tutto in una città collinare e impegnativa come Siena, dove senza pedalata assistita efficiente il servizio perde senso alla radice.
Ma il bike sharing è solo una parte del problema. L’altra, altrettanto irrisolta, è la rete ciclabile cittadina. Il rapporto “Ecosistema urbano” di Legambiente lo certifica: Siena ha perso posizioni nella classifica nazionale sulla ciclabilità, scivolando verso la metà della graduatoria. Le piste sono frammentate, discontinue, spesso scollegate tra loro; manca un piano infrastrutturale organico, e quello che è stato costruito negli anni non riesce ancora a proporsi come alternativa reale all’auto. Perché non basta tracciare colore sull’asfalto per parlare di mobilità sostenibile, se quella striscia non porta da nessuna parte.
E per chi si muove con bici proprie o arriva in città da turista, le rastrelliere nel centro storico sono insufficienti, spesso assenti. Il risultato si vede, mezzi lasciati ovunque, legati ai pali, appoggiati ai muri. Lontano dall’idea di una città che ha davvero scelto la bicicletta come parte del proprio tessuto urbano.
Tra ciclostazioni che scricchiolano, assistenza assente e corsie ciclabili che iniziano e finiscono nel nulla, la mobilità sostenibile a Siena rischia di restare più uno slogan che una realtà. Un apparato ciclabile non all’altezza. E nel frattempo, in città, si continua a pedalare poco. E male.
