di Lucia Maffei
A sentire la sua voce, in un’intervista rilasciata nel 1993 a Silvia Folchi ed Anna Frau, sembra ancora quella bambina che dovette cambiare scuola per aver inventato e cantato una filastrocca contro il Duce. Il racconto scorre veloce e attraversa un’adolescenza (era nata nel 1923) dove il contrasto fra quello che la scuola apriva sui mondi della cultura e quello che usciva dagli organi di propaganda generava domande importanti e rendeva Bruna consapevole delle contraddizioni. Il suo diario diventa il suo rifugio, dove, sorprendentemente per l’età, comincia a dare un senso politico alle sue insofferenze giovanili.
Tanti di noi hanno conosciuto Bruna Talluri come insegnate del Liceo Scientifico, come intellettuale, in relazione con altri intellettuali del suo tempo da Delle Piane a Piero Calamandrei. Di lei, nella mia adolescenza, si favoleggiava in città come di una donna eroica, libera e autorevole. E Bruna Talluri è stato tutto questo. La sua vita è testimoniata in numerosi volumi, le sue opere sono nelle biblioteche, ma le sue radici affondano nell’antifascismo e nella Resistenza, valori che, come lei stessa affermava, non sono nuovi, ma convivono con l’umanità.
Cruciale nella sua vita l’invio a confino del padre nel 1941. Lei, adolescente, toccò con mano la repressione fascista, solo la solidarietà della scuola e dei dirigenti del Monte dei Paschi dove il padre lavorava, le consentirono di lavorare e continuare a studiare. Incrociò la Resistenza prima a Torino dove si era recata con l’amica Ida Levi e poi a Siena. Entrò nel Partito d’Azione, ma come lei stessa affermava, “l’unica cosa che mi interessava era lottare contro i tedeschi, per la Repubblica e la democrazia”. Non era certo una posizione settaria la sua.
Attraversò la Resistenza con la consapevolezza e la freschezza della gioventù. Bruna Talluri, già agli inizi del ’43 è in contatto con gli antifascisti del Partito d’Azione e con il sopraggiungere dell’8 settembre collabora alla costruzione di una rete segreta di militari e civili intenzionati a resistere all’occupazione e ad aiutare gli eserciti alleati, mentre inventa espedienti per ricoverare partigiani e soldati alleati bisognosi di cure nell’ospedale di Siena. Fu punto d’appoggio logistico a Siena per i partigiani, conobbe la paura dell’ingresso alla Casermetta per un interrogatorio che, secondo la sua testimonianza, non ebbe serie conseguenze solo per la sua capacità di sviare l’attenzione investigativa dalla sua persona. Passò l’ultima parte della guerra prima della liberazione a Celsa e tornò a Siena il giorno della Liberazione. Un giorno per sempre fisso nella sua memoria. Per la sua azione partigiana ricevette la croce al merito di guerra.
Nell’ottobre 1944, insieme a Tina Meucci, Annunziata Gradi e Renata Pieri, fonda a Siena i Gruppi di difesa della donna, e in seguito la sezione senese dell’Unione donne taliane. Talluri partecipò al Congresso Nazionale di Firenze della stessa associazione del 20 ottobre 1945, nella quale si sciolsero i Gruppi di Difesa della Donna
Insieme ad Ernesto Codignola decise di aderire al Partito socialista italiano del quale partito giunse a far parte, per un trimestre, della Segreteria nazionale.
Nel 1968 fu eletta come indipendente nella lista del partito comunista italiano nel Consiglio comunale di Siena e divenne assessore all’istruzione e ai servizi sociali. Fu con Vittorio Meoni la fondatrice dell’Istituto storico della Resistenza a Siena e ne fu la prima direttrice
Per alcuni decenni si dedicò all’insegnamento e agli studi storici e filosofici e di storia del giornalismo. Morì a Siena il 21 novembre 2006.
