di Nella Monti
Il futuro del Santa Maria della Scala è tornato in Consiglio comunale, con un’interrogazione della consigliera Giulia Mazzarelli (Pd) sulle scelte relative al Masterplan, sugli incarichi affidati ai progettisti e sui costi dell’operazione. La risposta della sindaca Nicoletta Fabio ha fornito alcuni chiarimenti, ma non ha sciolto gli interrogativi di fondo. Ha anzi riportato in primo piano una domanda che accompagna da tempo il progetto di rilancio: quale futuro si intende costruire per uno dei patrimoni più importanti della città?
Nel 2024 era stato annunciato un concorso di idee aperto a studi internazionali, con una giuria chiamata a selezionare il progetto vincitore. Quel concorso non si è mai svolto. La sindaca ha spiegato che due studi hanno rinunciato e che la Fondazione ha poi optato per tre affidamenti diretti, sotto il coordinamento dell’architetto Molinari, assegnando a ciascuno studio la progettazione di una parte del complesso. Resta da capire perché si sia preferita una strada diversa da quella annunciata. Per la sua rilevanza, una scelta simile avrebbe meritato un confronto con il Consiglio comunale e con la città, anziché la semplice presentazione di decisioni già prese.
Qui sta il nodo politico emerso dalla discussione che si è svolta in aula. Pur nel rispetto dell’autonomia della Fondazione e del suo presidente, Cristiano Leone, non è risultato chiaro quale sia l’indirizzo della Giunta: quali funzioni voglia assegnare agli spazi recuperati, quale progetto culturale debba orientare la trasformazione del complesso. Non è chiaro nemmeno quale ruolo sia previsto per il Comitato scientifico, il cui rinnovo è ancora in sospeso e la cui posizione era già stata oggetto di precedenti interrogazioni. Resta da chiarire anche il suo effettivo coinvolgimento nell’elaborazione del Masterplan.
C’è poi un altro elemento: dopo annunci, presentazioni e aspettative alimentate nel tempo, il progetto appare ancora a una fase preliminare. Lo ha confermato la stessa sindaca, precisando che le proposte elaborate non hanno carattere vincolante e non comportano alcun obbligo di realizzazione. Per un complesso di circa 18 mila metri quadrati, mancano ancora un quadro definito dei costi del recupero e una chiara ipotesi sulla futura gestione. La questione decisiva resta quella delle risorse: quanto costerà recuperare gli spazi, con quali finanziamenti, e soprattutto chi sosterrà negli anni i costi di funzionamento e gestione.
L’annunciato ingresso del Ministero della Cultura nella Fondazione è certamente una prospettiva positiva, ma anche su questo lentissimo passaggio occorre conoscere tempi, condizioni e impegni, anche finanziari.
Non sono dettagli tecnici da rinviare a una fase successiva: sono le condizioni da cui dipendono la realizzabilità del progetto e la sua sostenibilità nel tempo. Il Santa Maria della Scala non è soltanto un ‘contenitore’ da riqualificare, ma un patrimonio pubblico il cui futuro riguarda l’intera comunità. Per questo non basta comunicare alla città le scelte compiute: occorre renderla partecipe degli indirizzi, delle motivazioni e delle prospettive che le sostengono. La trasparenza, in un’operazione di questa portata, non può esaurirsi nella presentazione di un Masterplan. Deve cominciare molto prima, dalle ragioni che lo ispirano.
