di Annamaria Pezzimenti
Dove la guerra distrugge, i medici continuano a curare. È questo il messaggio del Manifesto “Medici e Pace” della FNOMCeO, presentato martedì 27 ottobre a Firenze, a Palazzo del Pegaso, nell’ambito del quinto Festival delle Regioni e delle Province Autonome. Un appello alla tutela della vita, della dignità umana e di chi presta soccorso nei territori di conflitto, dove anche ospedali e operatori sanitari sono vittime di violenze.
A condurre l’incontro e presentare i relatori è stato Roberto Monaco, presidente dell’Ordine dei Medici di Siena e segretario nazionale FNOMCeO, al quale è stata affidata anche la conclusione dei lavori.
Ad aprire gli interventi Stefania Saccardi, presidente del Consiglio regionale della Toscana, che ha ricordato come la salute sia un concetto più ampio della sola sanità: garantire la salute a tutti significa riaffermare «libertà, uguaglianza, solidarietà e attenzione agli altri», valori richiamati dal Manifesto e fondamentali anche nel modo di affrontare i conflitti.
Monia Monni, assessora alla Sanità e alle Politiche sociali della Regione Toscana, ha richiamato le immagini del documentario Gaza: Medici sotto attacco, portate negli ospedali italiani per testimoniare le sofferenze degli operatori sanitari nei territori di guerra. «Colpire la sanità vuol dire far morire anche chi potrebbe essere salvato», ha osservato, citando chi necessita di dialisi o un bambino con una ferita da curare. Privare un popolo dell’assistenza sanitaria significa minarne le possibilità di continuare a vivere nella propria terra. Mostrare quelle immagini, ha aggiunto, è stato anche un modo per chiedere alle istituzioni di assumersi una responsabilità.
Antonio Mazzeo, vicepresidente del Consiglio regionale, ha collegato il Manifesto alle richieste di pace e ascolto avanzate dai giovani nelle piazze: «Dobbiamo dare al mondo l’idea di un futuro che non sia basato sulla forza». L’iniziativa dei medici, ha sottolineato, restituisce profondità a una parola, pace, che rischia di essere svuotata del suo significato.
Il presidente della FNOMCeO Filippo Anelli ha quindi presentato il Manifesto, ribadendo la necessità di condannare la guerra, gli attacchi agli ospedali, le violenze contro gli operatori sanitari e ogni forma di sopraffazione. La difesa della salute e della persona, ha ricordato, non è soltanto un dovere professionale: richiede scelte e responsabilità condivise da istituzioni e comunità.
«Noi accompagniamo le persone nella loro fragilità. La guerra le espone alla fame, alla paura, alla necessità di difendere i propri affetti. E le conseguenze continuano anche quando le armi tacciono». Anelli ha ricordato i bambini di Gaza colpiti da gravi amputazioni e disabilità, che grazie all’aiuto dei volontari tentano di ricostruirsi una vita: ferite che sopravvivono alla fine dei combattimenti.
I presidenti degli Ordini dei Medici della Toscana hanno poi dato lettura collettiva del Manifesto, riaffermando il diritto universale alla salute e la protezione di pazienti, strutture e personale sanitario. Il documento integrale è consultabile e scaricabile sul portale FNOMCeO.
A chiudere l’incontro Roberto Monaco, con parole che hanno ricondotto il significato della pace al gesto quotidiano della cura. «Il medico, con il proprio lavoro, può diventare costruttore di pace. Nel rumore delle armi sceglie il silenzio della vita; dove c’è odio porta ascolto, dove c’è violenza porta competenza».
«Noi non produciamo armi, ricostruiamo corpi feriti. Non alimentiamo odio, ma ispiriamo speranza. Ogni volta che un medico cura una persona compie una scelta precisa: sceglie la vita contro la morte, la dignità contro la violenza, l’umanità contro la guerra». E ha affermato: «Finché ci sarà anche un solo medico accanto a chi soffre, la pace avrà sempre la possibilità di vincere».
