di Alessandro Masi
Ci sono territori che hanno il privilegio di custodire una storia straordinaria. Siena e la sua provincia sono tra questi: luoghi in cui il patrimonio culturale, il paesaggio e le tradizioni civiche costituiscono un’identità riconosciuta nel mondo. Ma la storia, per continuare a vivere, ha bisogno di futuro. E il futuro ha bisogno, prima di ogni altra cosa, di giovani.
I giovani non sono semplicemente una fascia della popolazione a cui dedicare servizi o politiche specifiche. Sono una componente fondamentale del capitale sociale della comunità: portano competenze, energie, creatività e capacità di innovazione. Un territorio che perde le nuove generazioni rischia di perdere molto più di una quota di abitanti: perde idee, iniziativa imprenditoriale, partecipazione civica e capacità di rinnovarsi. Al contrario, trattenere i giovani significa investire nella propria vitalità economica e culturale.
Per il territorio senese questa riflessione ha un significato particolare. La presenza dell’Università degli Studi di Siena e dell’Università per Stranieri di Siena rappresenta una risorsa straordinaria, capace di richiamare studenti e relazioni da ogni parte del mondo. Ma attrarre non basta: la vera sfida è fare in modo che questi giovani possano scegliere di restare.
Per riuscirci, il mondo accademico deve dialogare intensamente con il sistema produttivo, le istituzioni e il terzo settore. Occorrono opportunità professionali qualificate, abitazioni accessibili, mobilità efficiente e spazi di aggregazione. Soprattutto, occorre riconoscere alle nuove generazioni un ruolo attivo.
I giovani non sono i cittadini di domani: sono cittadini a pieno titolo oggi. In questa direzione, un esempio virtuoso è il “Modello Parma“, dove è stato introdotto lo Youth Test e la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) sviluppata con l’Università LUISS. Questo strumento permette di esaminare in anticipo ogni delibera comunale tramite un consiglio consultivo di giovani, misurandone scientificamente gli effetti sugli under 35 in quattro aree chiave: istruzione, lavoro, inclusione e salute. Questo impianto metodologico si basa su metriche scientifiche derivate dagli indicatori BES (Benessere Equo e Sostenibile) e dai Sustainable Development Goals (SDGs) dell’ONU.
Questo approccio non deve essere vissuto come un adempimento burocratico, ma come un cambio di paradigma. Una scelta urbanistica, un investimento nei trasporti o una strategia economica non sono mai neutri: possono allargare le possibilità dei giovani o restringerle. Ad esempio, il Piano strutturale della Città, che disegnerà la strategia dei prossimi vent’anni e che verrà portato in consiglio comunale nelle prossime settimane, è stato ragionato con i giovani?
Adottare questa prospettiva potrebbe diventare un metodo condiviso per Siena e per i Comuni della provincia. Un patto trasversale tra amministrazioni, università, imprese e associazioni. Un territorio antico non è condannato a vivere di passato: può essere il luogo in cui tradizione e innovazione si incontrano, a patto di considerare le nuove generazioni una possibilità da coltivare e non un problema da gestire. La vera domanda non è quale territorio lasceremo ai giovani, ma quale territorio sapremo costruire insieme a loro.
