Piste ciclabili: grande è la confusione sotto il cielo, ma la situazione non è eccellente

Molti degli interventi che sono seguiti al drammatico incidente del Ponte di Malizia confondono piste con corsie ciclabili. Ai tanti che chiedono di “togliere quelle strisce di vernice” vorrei fare una domanda: ma se quelle corsie ciclabili non ci fossero state la ciclista si sarebbe salvata?

Piste ciclabili: grande è la confusione sotto il cielo, ma la situazione non è eccellente
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

16 Ottobre 2026 - 10.48


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di Fabio Masotti

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L’incidente stradale di qualche giorno fa sul Ponte di Malizia, drammatico e con conseguenze tragiche per la ciclista che è stata letteralmente schiacciata da un tir che non ha rispettato – a quanto emerge dai primi rilevamenti – il codice della strada, ha suscitato in città un dibattito paradossale. I termini infatti ruotano intorno al tema ”piste ciclabili”, con una assoluta non conoscenza dell’argomento e soprattutto come se la responsabilità di quanto accaduto ricadesse, appunto, sulle “piste ciclabili” e sull’inadeguatezza del Ponte di Malizia.

Su questo secondo tema non mi pronuncio, perché non ne ho la competenza, anche se credo che la struttura mal sopporti il carico di traffico che ogni giorno deve sostenere; la questione dovrà essere discussa e ragionata in altra sede. Sulle corsie ciclabili recentemente realizzate e sul tema della sicurezza dei ciclisti è invece doveroso soffermarsi.

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A questo proposito,  urge fare chiarezza su cosa sono le piste e le corsie ciclabili, realizzazioni assolutamente diverse tra loro. In quel tratto di strada – via Sardegna – Ponte di Malizia – viale Mario Bracci non sono presenti piste ciclabili, ma corsie ciclabili.

Il Codice della Strada definisce la pista ciclabile come una sezione della strada in sede propria, opportunamente segnalata, chiaramente individuabile quale strada riservata esclusivamente alle biciclette e delimitata dal settore riservato al traffico auto.

La corsia ciclabile è invece una parte longitudinale della strada, normalmente collocata sul lato destro, destinata alla circolazione delle bici, ancorché non separata  fisicamente dalla corsia riservata al traffico motorizzato. La circolazione delle biciclette lungo la corsia ciclabile è regolata da specifica normativa del Codice della Strada; ovviamente, ad una maggiore interazione di questa con le auto corrisponde una minore sicurezza del ciclista.

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Molti degli interventi che sono seguiti al drammatico incidente del Ponte di Malizia non fanno riferimento alle responsabilità di chi era alla guida del camion – da verificare ma, ripeto, abbastanza evidenti – e aggiungono confusione a confusione confondendo piste con  corsie ciclabili, come se le due tipologie fossero la stessa cosa. E ai tanti che chiedono di “togliere quelle strisce di vernice” vorrei fare una domanda: ma se quelle corsie ciclabili non ci fossero state la ciclista si sarebbe salvata? Il camionista avrebbe forse rispettato il diritto di pedalare in sicurezza della signora? Quale persona che in città si muove spesso in bicicletta, posso affermare che le corsie ciclabili non sono la panacea che risolve tutte le storture di una mobilità imperniata sull’auto, ma hanno un duplice, positivo effetto:  sull’automobilista una reazione psicologica che induce a sorpassi più ponderati e sul ciclista il fatto di pedalare lungo una corsia a lui riservata è fonte di una maggiore sicurezza.

Una riflessione finale. Il tema che la tragedia consumatasi sul Ponte di Malizia dovrebbe essere in gradi di affrontare è quello della condivisione della strada e della sicurezza di tutti, a partire dai soggetti più fragili quali sono i pedoni e i ciclisti.                                                                          Anche a Siena spostarsi in bicicletta o a piedi è sempre più rischioso, l’aggressività di troppi automobilisti, il non rispetto del Codice della Strada, a partire da quello dei limiti di velocità, è sotto gli occhi di tutti; a fronte di ciò la città non si è dotata ancora una rete ciclabile continua, di strutture che facilitino l’utilizzo delle due ruote e di una normativa – il Biciplan – che regoli i vari aspetti della mobilità dolce. 

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