Il sovraffollamento, la carenza di personale e la necessità di rafforzare i percorsi di formazione e reinserimento sociale. Sono le principali criticità emerse dalle visite dei Giovani Democratici della Toscana alle case circondariali di Siena e di reclusione di San Gimignano, svolte il 9 e il 12 ottobre nell’ambito della campagna regionale “Dimenticat3”, dedicata alle condizioni degli istituti penitenziari e di chi vi vive e lavora.
Due realtà con caratteristiche differenti, ma accomunate da problemi strutturali che rischiano di ridurre l’efficacia delle attività trattamentali. Se a Siena la posizione centrale del carcere favorisce il rapporto con la città e il territorio, a San Gimignano la distanza dal centro abitato rende più difficili i collegamenti con le famiglie, le associazioni e gli operatori esterni.
La prima visita, venerdì 9 ottobre, ha riguardato la Casa circondariale di Siena. Ad accogliere la delegazione è stato il direttore Graziano Pujia, insieme agli operatori dell’istituto. Al sopralluogo hanno partecipato rappresentanti dei Giovani Democratici regionali e senesi, esponenti del Partito Democratico, il consigliere provinciale Alessandro Masi e l’avvocato della Camera Penale di Siena Luca Perinti.
La struttura si presenta in buone condizioni e offre numerose opportunità formative, grazie anche all’impegno della direzione e alla collaborazione con le università del territorio. Il principale problema resta però quello delle presenze: i detenuti sono 77, a fronte di una capienza regolamentare di 58 posti.
Una differenza che si ripercuote sugli spazi comuni e sulle aree dedicate alle attività educative e rieducative, concepiti per numeri inferiori e quindi meno adeguati a sostenere l’offerta prevista. A risentirne sono anche le possibilità di sviluppare ulteriormente i percorsi di istruzione, compresi quelli universitari.
I Giovani Democratici segnalano inoltre una carenza di personale della Polizia Penitenziaria rispetto all’organico previsto. Tra le difficoltà evidenziate durante la visita figura anche la situazione della caserma destinata agli agenti, giudicata troppo piccola e caratterizzata da problemi strutturali. La disponibilità di alloggi adeguati viene considerata un elemento importante per rendere l’istituto più attrattivo per il personale, anche alla luce delle difficoltà di trovare una sistemazione abitativa in città.
Tra gli aspetti positivi viene invece sottolineato il rapporto tra detenuti e agenti, descritto come improntato a una buona collaborazione. Un equilibrio che contribuisce alla gestione della quotidianità e dimostra, secondo la delegazione, quanto la qualità delle relazioni interne sia importante per la sicurezza e per il percorso rieducativo.
Un altro punto di forza è la collocazione dell’istituto nel cuore di Siena, che favorisce il legame con la comunità cittadina. In questo contesto si inserisce anche il lavoro della compagnia teatrale del carcere, che ha ottenuto riconoscimenti a livello nazionale, diventando un esempio delle potenzialità della cultura nei percorsi di crescita personale e reinserimento.
L’obiettivo indicato dai Giovani Democratici è ora quello di rafforzare gli spazi e le opportunità destinate ai detenuti che intraprendono studi universitari, sostenendo il lavoro già avviato in collaborazione con l’Università di Siena e l’Università per Stranieri. Perché questi percorsi possano crescere, tuttavia, occorrono risorse adeguate e una riduzione delle presenze.
Lunedì 12 ottobre la delegazione ha fatto tappa alla Casa di reclusione di San Gimignano, dodicesimo istituto visitato nell’ambito della campagna. Ad accompagnare i partecipanti è stata la comandante della Polizia Penitenziaria Alessia Di Sisto. Presenti, tra gli altri, il segretario regionale dei Giovani Democratici Bernardo Taddei, Tommaso Landi della segreteria regionale, il presidente dei GD Siena Giulio Guazzini, l’assessora comunale Daniela Morbis, Serenella Pallecchi per l’ARCI e Stefano Cipriani della Camera Penale di Siena e Montepulciano.
Anche in questo caso la struttura è stata descritta come in buone condizioni, con diverse attività rivolte alla popolazione detenuta. Particolare rilievo assumono i percorsi di studio, compresi quelli universitari, realizzati in collaborazione con l’Università di Siena e l’Università per Stranieri.
Il quadro è però condizionato dal sovraffollamento: nell’istituto sono presenti 325 detenuti, mentre gli spazi sono dimensionati per 240 persone. Una differenza che, secondo quanto rilevato durante la visita, non riguarda soltanto le celle, ma coinvolge anche gli ambienti comuni e quelli destinati alle attività trattamentali.
A rendere più complessa la situazione è la carenza di personale della Polizia Penitenziaria, con quasi 60 unità in meno rispetto all’organico previsto. Un deficit che aumenta il carico di lavoro per gli agenti in servizio e riduce le possibilità di garantire un’offerta trattamentale adeguata. Per i Giovani Democratici, la risposta deve passare da nuove assunzioni e investimenti, senza affidare la tenuta del sistema soltanto agli sforzi del personale.
La specificità di San Gimignano riguarda soprattutto la posizione dell’istituto, distante dal centro abitato e meno integrato nel tessuto cittadino. Se a Siena la centralità favorisce il contatto con la comunità, a San Gimignano l’isolamento geografico può ostacolare l’accesso di volontari, insegnanti, associazioni e operatori culturali.
Le conseguenze riguardano anche le famiglie dei detenuti, per le quali raggiungere il carcere può comportare viaggi impegnativi, con ulteriori difficoltà per i nuclei che dispongono di minori risorse economiche. Il mantenimento dei legami familiari è infatti uno degli elementi rilevanti nei percorsi di reinserimento sociale.
La distanza dal centro abitato incide, inoltre, sull’attrattività della sede per il personale penitenziario, aggravando le difficoltà nel reperire nuovi agenti. A questo si aggiunge il rischio che una struttura lontana dalla vita quotidiana della comunità finisca per essere meno visibile e meno presente nel dibattito pubblico.
Da qui la richiesta di rafforzare i collegamenti con il territorio e di costruire una relazione più stretta tra istituto, amministrazioni locali e realtà associative. La presenza dell’assessora Morbis, dell’ARCI e della Camera Penale durante la visita è stata indicata dalla delegazione come un segnale della disponibilità del territorio a contribuire.
Le due visite restituiscono l’immagine di istituti nei quali esistono esperienze formative e progetti capaci di offrire opportunità concrete ai detenuti, ma dove le criticità strutturali rischiano di limitarne lo sviluppo. A Siena il nodo principale è rappresentato dalla pressione sugli spazi e dalla necessità di rafforzare le condizioni di lavoro e l’offerta universitaria. A San Gimignano, alle stesse difficoltà si aggiunge il problema dell’isolamento, che rende più complesso il rapporto con la società esterna.
La campagna “Dimenticat3” proseguirà nelle carceri della Toscana con l’obiettivo, spiegano i Giovani Democratici, di ascoltare le persone che vivono e lavorano negli istituti, raccogliere criticità e proposte e contribuire al confronto sulle politiche penitenziarie.
Il tema comune è quello dell’effettività della funzione rieducativa della pena: per garantirla non bastano le attività già presenti, ma servono spazi adeguati, personale sufficiente, investimenti e collegamenti con il territorio. Condizioni necessarie, secondo la delegazione, per coniugare dignità delle persone detenute, sicurezza degli istituti, tutela di chi vi lavora e possibilità di un effettivo reinserimento sociale.
