Molto più che "sostituti dei figli": il vero valore degli animali domestici e le responsabilità della politica

Con uno sguardo a Siena, tra l'approvazione del nuovo Regolamento e la mancanza di un canile rifugio comunale, il 4 ottobre invita a riflettere su come gli animali possano migliorare salute e relazioni e contribuire a salvare vite. Ma tra affetto, consumismo e abbandoni il rapporto con loro ci richiama soprattutto alla responsabilità che comporta la relazione con un essere vivente.

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5 Ottobre 2026 - 11.13


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di Serenella Civitelli

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Il 4 ottobre, giorno di San Francesco, si celebra la Giornata mondiale degli animali. Nel 2024, secondo l’ISTAT, in Italia gli animali domestici erano circa 25,5 milioni, presenti in oltre 10 milioni di famiglie, il 37,7% del totale. Cani e gatti sono gli animali più presenti: il 22,1% delle famiglie ha uno o più cani mentre il 17,4% uno o più gatti. 

Intorno a loro è cresciuto un enorme mercato: nel 2025 il giro d’affari era di 5,3 miliardi di euro. Se alimentazione e assistenza veterinaria fanno parte della responsabilità, abbigliamento, gadget e servizi rischiano di trasformare l’animale in un “consumatore per procura” perché bisogni indotti negli esseri umani vengono trasferiti su di loro, senza relazione con le loro reali esigenze.

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Eppure, l’animale ricoperto di oggetti e attenzioni può diventare lo stesso di cui liberarsi per una vacanza, un trasloco, una separazione o perché l’impegno quotidiano diventa gravoso. Nel 2025 l’ENPA ha accudito e salvato complessivamente 217.966 animali.

La cura degli animali ha un genere: nel 2024 se ne occupava almeno una volta alla settimana il 26,6% delle donne contro il 20,8% degli uomini e, tra chi lavorava, il 33,8% contro il 22,3%. Nutrire l’animale, pulire, portarlo dal veterinario e assisterlo quando è malato o anziano richiede tempo e organizzazione e, ancora una volta, questo impegno ricade maggiormente sulle donne.

Si sente spesso dire che oggi si fanno meno figli e si preferiscono cani e gatti, ma l’ISTAT mostra che gli animali sono più diffusi proprio nelle famiglie con figli. Focalizzare l’attenzione su di loro significa distogliere lo sguardo da problemi ben più concreti: precarietà, costo della vita, carenza di servizi e carichi di cura diseguali. Per capire perché molte donne rinviano o rinunciano alla maternità dovremmo guardare meno alle cucce nelle loro case e più alle condizioni delle loro vite.

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Gli animali rispondono a un bisogno profondamente umano: avere accanto un essere vivente, dare e ricevere affetto. Un bisogno tanto più importante in una società nella quale le reti familiari e sociali si indeboliscono e oltre un terzo delle famiglie italiane è composto da una sola persona. La convivenza con un animale può incidere anche sulla salute. Uno studio su circa 3,8 milioni di persone ha rilevato, in chi vive con un cane, un rischio di morte per tutte le cause inferiore del 24%. Fra le possibili spiegazioni, gli effetti positivi della relazione con l’animale sugli stili di vita e sul benessere psicofisico.

Il rapporto può diventare particolarmente importante con l’età. In un’indagine statunitense del 2026, l’83% degli ultracinquantenni che vivevano con un animale dichiarava che la sua presenza dava uno scopo alla propria vita, il 70% che favoriva i rapporti con gli altri e il 63% che riduceva lo stress. Ma proprio con l’età questo legame può diventare un problema. La paura di separarsi dal proprio animale può portare a rinviare o rifiutare un ricovero o l’ingresso in una struttura che non lo ammette. Anche persone senza dimora possono preferire restare in strada piuttosto che separarsene.

Per chi è solo, infatti, l’animale può rappresentare una delle relazioni affettive più importanti, talvolta l’unica. Perderlo mentre si perdono anche salute, casa o autonomia può risultare intollerabile. Famiglie, servizi sanitari e sociali dovrebbero quindi interrogarsi su come proteggere, quando possibile, la persona insieme al suo animale.

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I cani svolgono anche un vero “lavoro”: quelli guida e di assistenza restituiscono autonomia e sicurezza alle persone con disabilità, mentre quelli impiegati nella ricerca e nel soccorso contribuiscono a salvare vite nelle catastrofi.

Il rapporto con gli animali nello spazio pubblico è una cartina di tornasole delle contraddizioni della nostra società: fatichiamo ad accettare alcune manifestazioni naturali della loro presenza ma abbiamo normalizzato scarichi delle automobili, rumore, consumo di suolo, rifiuti e forme di inquinamento ben più rilevanti per salute e ambiente.

Anche la scelta del cane racconta qualcosa di una società dell’immagine, impaurita e insieme aggressiva, nella quale un animale può essere scelto con leggerezza e senza le competenze per gestirlo, per esibire status e forza o sentirsi più protetti. Più che demonizzare alcune razze, dovremmo interrogarci sulle ragioni di queste scelte e sulle responsabilità degli esseri umani.

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Nel 2025 il Comune di Siena ha approvato il nuovo Regolamento per la tutela e il benessere degli animali e nel gennaio 2026 ha nominato la Garante dei loro diritti. Riconoscere diritti richiede però servizi, strutture e risorse capaci di renderli concreti. La Casina degli Animali svolge attività veterinarie e di contrasto al randagismo, ma non è un canile rifugio e Siena, dopo la revoca nel 2024 dell’accreditamento del canile di Colle Pinzuto, non ha più una propria struttura per l’accoglienza a lungo termine dei cani vaganti: il servizio è stato affidato al canile sovracomunale di Murlo.

Dalle scelte individuali alle politiche pubbliche, la tutela degli animali è dunque una responsabilità collettiva. Nella Giornata mondiale degli animali non limitiamoci, allora, a celebrare l’affetto per quelli che vivono con noi. Il modo in cui trattiamo gli animali dice molto del nostro rapporto con tutti gli esseri viventi e con l’ambiente: rispettiamo la loro natura, non trasformiamoli in oggetti di consumo e proteggiamoli dall’abbandono e dalla violenza.

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