La scuola la pagano i genitori? Il caso dell'Istituto Avogadro

Il sindacato FLC CGIL Siena chiede di distinguere con maggiore chiarezza le somme obbligatorie da quelle volontarie. La dirigente Valeria Giovagnoli spiega le ragioni della richiesta: “Una cifra deliberata dal Consiglio di istituto e destinata a sostenere materiali, sicurezza e assicurazione”.

La scuola la pagano i genitori? Il caso dell'Istituto Avogadro
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

4 Ottobre 2026 - 13.13


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È al centro di un confronto tra la FLC CGIL Siena e l’Istituto Avogadro di Abbadia San Salvatore la circolare inviata lo scorso 17 giugno alle famiglie degli studenti delle future classi prime, con la quale la scuola chiedeva il versamento di un contributo di 120 euro.

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La FLC CGIL ha sollevato alcune perplessità sulle modalità della richiesta, a partire dalla definizione del versamento come “contributo volontario”. Secondo il sindacato, nella circolare il pagamento veniva richiesto entro il 1° luglio e il mancato versamento veniva collegato alla possibilità per gli studenti di partecipare ai viaggi di istruzione.

Un altro aspetto evidenziato dalla FLC CGIL riguarda la composizione della somma: nei 120 euro, secondo quanto riportato nella comunicazione, sono comprese l’assicurazione e altre voci relative alle attività didattiche. Il sindacato ritiene quindi necessario indicare con maggiore chiarezza quali siano le somme effettivamente obbligatorie e quali, invece, abbiano natura volontaria. Anche il riferimento, nella stessa comunicazione, alla conferma dell’iscrizione e al pagamento del contributo viene ritenuto suscettibile di generare equivoci nelle famiglie.

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La FLC CGIL ha inoltre posto l’attenzione sulle possibili ricadute per gli studenti, sostenendo che la partecipazione alle attività formative, compresi i viaggi di istruzione, non dovrebbe essere condizionata dalle possibilità economiche delle famiglie.

A queste osservazioni ha risposto la dirigente scolastica Valeria Giovagnoli, precisando innanzitutto che il contributo di 120 euro è stato deliberato dal Consiglio di istituto e che il suo importo è in linea, e in alcuni casi anche inferiore, rispetto a quanto richiesto da altri istituti superiori della provincia con indirizzi tecnici e professionali.

“Ritengo corretto precisare – afferma la preside – che l’importo del contributo volontario di 120 euro, deliberato dal Consiglio di Istituto, è in linea, e in diversi casi inferiore, a quello richiesto dagli altri Istituti superiori della nostra provincia che hanno indirizzi tecnici e professionali. Tali percorsi, caratterizzati da laboratori ad alta complessità tecnologica, richiedono un costante, ed oneroso, approvvigionamento di materiali di consumo per le attività didattiche che vanno dalle stoffe ai metalli”.

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A questo proposito, la dirigente ha ricordato anche che il regolamento dei viaggi di istruzione prevede la possibilità di intervenire a sostegno delle famiglie in presenza di difficoltà economiche comprovate e documentate, consentendo così di coprire i costi di viaggi e uscite didattiche.

La FLC CGIL, nella replica, ha precisato di non voler mettere in discussione né l’importo dei 120 euro né la necessità, per un istituto tecnico e professionale, di sostenere spese per laboratori, materiali, attrezzature e sicurezza. Il punto sollevato dal sindacato riguarda invece le modalità con cui il contributo è stato presentato alle famiglie.

Una conseguenza particolarmente grave perché ricade su ragazzi di 14 anni, che non hanno autonomia economica e non possono certo rispondere delle scelte o delle difficoltà dei propri genitori. E appare ancora più contraddittoria alla luce di quanto affermato dalla stessa Dirigente: l’Istituto prevede interventi per sostenere i costi dei viaggi in presenza di comprovate difficoltà economiche. Si potrebbe dunque aiutare una famiglia a pagare una gita e, contemporaneamente, escluderne il figlio perché quella stessa famiglia non ha versato il contributo volontario.

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Il problema, semmai, è che le risorse garantite dallo Stato sono insufficienti per assicurare pienamente il funzionamento della scuola pubblica. Ma queste carenze non possono essere scaricate sulle famiglie trasformando, di fatto, un contributo volontario in una prestazione dovuta.

Un confronto che, al di là delle diverse valutazioni sulla circolare, richiama un tema più generale: quello dell’equilibrio tra le esigenze finanziarie delle scuole e la necessità di garantire a tutti gli studenti la piena partecipazione alle attività didattiche, indipendentemente dalle condizioni economiche delle loro famiglie.

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