di Vincenzo Coli
Dove eravamo rimasti? Risposta facile: ai fuochi d’artificio dell’Odissea di Nolan che in luglio, sui 40 gradi – stanno cambiando davvero le strategie della distribuzione, però ci vuole il blockbuster – ha rinchiuso in salette indoor intellettuali, coppie mature e ragazzi che escono di casa solo per i supereroi Marvel, e forse ora riapriranno i libri scolastici. Finito il clamore mediatico, vacanze d’agosto e stelle accese sulle proiezioni all’aperto.
Ma il calendario corre e l’amore per il cinema ritrova la consolazione di un tetto sulla testa. Verrebbe da aggiungere: per fortuna. La stagione del grande schermo allo stadio Franchi è finita, bye bye tubi Innocenti, spalti di cemento e percorso di guerra. E addio striscioni dei fedelissimi contro Livorno merxx, a chi ama i film sarebbe piaciuto piuttosto un cartello esposto con la frase di Bertolucci in Prima della rivoluzione “Non si può vivere senza Rossellini”. Ma tant’è. Ridare a Cesare, ridare soprattutto al calcio.
Il neopresidente della cooperativa Nuova Immagine Alessandro Bellini, che ha organizzato per la prima volta l’arena estiva, vede il bicchiere mezzo pieno: “Esperienza importante, faticosa da morire ma necessaria, alla città doveva essere assicurato un servizio culturale ormai tradizionale da decenni, e si sono viste ancora delle opere straordinarie. I soci della cooperativa hanno fatto un lavoro eccellente. Ora siamo concentrati sulla riapertura della sala di via San Quirico. Da giovedì 17 settembre. Sette giorni su sette comprese le proiezioni d’essai, non più sei, quindi l’offerta aumenta. Abbiamo idee e progetti interessanti per il prossimo futuro, a partire dall’impianto di climatizzazione che possa garantire una fruizione piacevole anche nei mesi caldi. E poi eventi, anteprime, presenze di registi e attori e tante iniziative che miglioreranno l’accoglienza. Siamo orgogliosi del nostro lavoro di valorizzazione di questo patrimonio”.
Si ricomincia quindi con Serpenti, drammatico diretto da Roberto De Paolis, uno dei capofila del nuovo cinema italiano, che è vivo e lotta insieme a noi. Presentato alla mostra di Venezia nella sezione Spotlight. Con Leonardo Lidi, Pietro Castellitto, Valeria Golino, Alessandro Borghi, sceneggiatura dei fratelli D’Innocenzo. È la storia di Paolo Marra che ha ucciso sua moglie senza un perché, si pente e si costituisce, ma le mille patologie paradossali del sistema giudiziario, che incredibilmente lo ignora, gli impediscono di pagare per la sua colpa, e redimersi. Non fa pensare, seppur rovesciato di segno (lì era impossibile che l’arrogante rappresentante del potere, seppur colpevole, andasse a processo) all’indimenticabile Indagine su un cittadino di Elio Petri?
Gioca sul terreno della qualità anche l’Alessandro VII, che va lodato perché in realtà non è mai andato in ferie: The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, coproduzione italo-belga, con Luca Marinelli e Alicia Vikander, da un soggetto inedito di Bernardo Bertolucci, film visto e apprezzato anch’esso a Venezia. A Londra il produttore musicale Leo lavora a un album con Ava, cantante iconica per usare l’odiosa parola, e la relazione diventa più sentimentale che professionale. Poi entra in scena l’infermiera a domicilio Anne che cura all’uomo un tormentoso mal di schiena… Girato quasi tutto dentro una stanza, rende riconoscibile, tra gli altri meravigliosi filoni, quello doloroso e claustrofobico delle anime in pena che fu caro al Maestro parmense: Ultimo tango a Parigi, L’assedio, Dreamers, Io e te.
