Il cinema in gradinata ai tempi supplementari

E' calato il sipario sulla rassegna estiva, da due anni trasferita dalla Fortezza al campo del Rastrello. Accessibilità difficile, ambiente poco curato, erbacce, scritte e sedute precarie: il pubblico continua a chiedere il cinema, ma non sembra aver fatto pace con la gradinata. E anche il gestore guarda già oltre lo stadio. Intervista ad Alessandro Bellini, presidente della Cooperativa Nuova Immagine.

Il cinema in gradinata ai tempi supplementari
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Gabriella Piccinni Modifica articolo

10 Settembre 2026 - 17.12


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Si sono spente le luci dello schermo allestito all’Artemio Franchi ed è tempo di bilanci. Il primo, inevitabile, è positivo: il cinema estivo c’è ancora. Il merito è di chi, nonostante tutto, ha continuato a organizzarlo, garantendo alla città più di cinquanta serate di cinema a prezzi popolari. Il secondo bilancio, però, chiama direttamente in causa chi governa Siena. Perché se lo spostamento dalla Fortezza allo stadio poteva essere giustificato due anni fa come una soluzione d’emergenza, difficile continuare a chiamare emergenza una situazione che si ripete per la seconda estate consecutiva.

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La questione non è dunque soltanto la scomodità delle gradinate, il caldo, l’accessibilità o il degrado dell’ambiente circostante. La questione è politica: che idea ha l’amministrazione del cinema estivo e, più in generale, degli spazi culturali della città? Perché Siena non è arrivata all’appuntamento con l’estate senza alternative per una fatalità del destino. La storica sede della Fortezza Medicea è stata abbandonata e il trasferimento al Rastrello è diventato la soluzione praticabile. Ma quello che doveva essere un ripiego avrebbe dovuto essere accompagnato, nel frattempo, dalla ricerca di una sede migliore. Dopo due anni, invece, siamo ancora al punto di partenza.

E qui il problema diventa difficile da nascondere dietro la parola “temporaneo”. Il provvisorio rischia ancora una volta di essere la forma più comoda del definitivo.

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La Fortezza, del resto, non era semplicemente un contenitore. Era parte dell’esperienza del cinema estivo: i bastioni, il fresco della sera, l’atmosfera. Trasferire tutto questo alla curva del Franchi non ha significato soltanto cambiare indirizzo ma cambiare radicalmente il rapporto tra il pubblico e la rassegna estiva.I senesi lo hanno capito benissimo. E, estate dopo estate, lo hanno fatto sapere.

Non è soltanto una questione di nostalgia. Alla Fortezza c’erano un microclima più fresco e ventilato, un ambiente suggestivo, una relazione naturale tra il film, la notte e la città. Al Rastrello ci sono invece le difficoltà di accesso alle gradinate, sedute poco confortevoli, il buio, un ambiente circostante che avrebbe bisogno di maggiore cura, erbacce alte e scritte poco decorose che non contribuiscono certo a creare quella particolare atmosfera che il cinema all’aperto dovrebbe offrire.

E tuttavia è ingeneroso far ricadere tutto questo su chi il cinema lo organizza. La Cooperativa Nuova Immagine ha garantito più di cinquanta spettacoli in due mesi, mantenendo prezzi accessibili e una programmazione capace di alternare cinema d’autore e proposte per un pubblico più ampio. È forse questo il dato più significativo: nonostante la sede, il cinema ha resistito.

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Chiedo ad Alessandro Bellini, da qualche mese presidente della Cooperativa Nuova Immagine che gestisce anche il Cinema Pendola, quale sia il bilancio di questa estate. La sua risposta parte dall’entusiasmo per un’esperienza nuova, ma arriva rapidamente al problema della sede. “Come esperienza è stata bellissima. Per me, che ero alla mia prima volta, è stato emozionante poter organizzare il cinema estivo, che è un appuntamento importante per la città. Dal punto di vista gestionale e organizzativo è stato invece molto complicato predisporre più di cinquanta spettacoli in due mesi in un luogo non accogliente e non idoneo. E infatti il bilancio delle presenze non è negativo, ma nemmeno gratificante”.

Bellini conferma anche le principali difficoltà segnalate dagli spettatori: “La gente lamenta la difficoltà a raggiungere le gradinate e, una volta raggiunte, trova scomodo il sistema delle sedute, che andrebbe cambiato radicalmente se il cinema dovesse restare in questa sede. E sicuramente tutto l’ambiente andrebbe ripulito e reso più gradevole. Ma certo la maggior parte delle difficoltà non sono risolvibili se si rimane in questa sede”.

È una frase che dovrebbe chiudere ogni discussione: se la sede è il problema, non basta aggiustare la sede. Bisogna cercarne un’altra. Ora che i riflettori si sono spenti, la domanda riguarda dunque il prossimo anno. Il cinema allo stadio resterà l’ennesima “temporaneità definitiva” a cui Siena finirà per abituarsi oppure l’amministrazione comunale avrà finalmente la volontà politica e la capacità organizzativa di individuare uno spazio più adatto?

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Perché dopo due anni non basta più dire che ‘si vedrà’. Non basta salvare il cinema estivo all’ultimo momento: occorre decidere dove Siena vuole che il suo cinema estivo viva. E possibilmente farlo prima che arrivi la prossima estate. La risposta di Bellini lascia poco spazio ai dubbi: “Per quanto mi riguarda – aggiunge – sono determinato a cercare, insieme all’amministrazione comunale, una soluzione diversa dallo stadio. È davvero difficile ipotizzare un’altra estate in questa sede”.

E quali potrebbero essere le alternative? Alla domanda tornano luoghi che in questi due anni sono stati più volte indicati come possibili sedi: le Fonti di Pescaia, Piazza d’Armi, la Lizza, piazza San Francesco… Luoghi diversi tra loro, naturalmente, e che richiedono valutazioni, verifiche e organizzazione. Ma almeno riporterebbero la discussione alla domanda giusta: qual è il luogo migliore per il cinema estivo di Siena?

Perché forse è proprio questo che è mancato negli ultimi due anni: non la volontà di salvare la rassegna, ma una vera idea del suo futuro. I cittadini hanno detto di volere il cinema estivo. Il pubblico ha continuato a esserci. Il gestore è disponibile a cercare una soluzione diversa. A questo punto la palla è nel campo dell’amministrazione.

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Due anni possono bastare per una soluzione provvisoria. Dal terzo in poi, diventerebbe una scelta. E sarebbe un peccato dover aspettare ancora una volta i tempi supplementari per scoprire che, forse, la partita andava organizzata meglio dall’inizio.

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