Il "Patto della Mecca": Arabia Saudita, Pakistan e Turchia ridisegnano il Medio Oriente
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Il "Patto della Mecca": Arabia Saudita, Pakistan e Turchia ridisegnano il Medio Oriente

I tre grandi paesi sunniti che da sempre hanno affidato la loro sicurezza alla protezione americana hanno siglato uno storico accordo di difesa, di fronte alle tensioni regionali e al progressivo disimpegno americano nell'area. L'autonomia strategica del blocco sunnita ridefinisce gli equilibri in Asia occidentale.

Il "Patto della Mecca": Arabia Saudita, Pakistan e Turchia ridisegnano il Medio Oriente
Il Patto della Mecca, 7 agosto 2026
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

4 Settembre 2026 - 15.24


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di Fabio Casini

Da più di un secolo la regione del Medio Oriente costituisce un ambito di sfide geopolitiche e geoeconomiche per tutte le grandi e medie potenze che, da tempo e con varie modalità, si sono impegnate sistematicamente nell’area.

Il 7 agosto 2026, nel mentre persistono la disastrosa guerra a Gaza, gli insediamenti di coloni in Cisgiordania, le incursioni israeliane nel sud del Libano e le tensioni israelo-americane con l’Iran soprattutto nello stretto di Hormuz, i leader di Arabia Saudita, Pakistan (che detiene l’arma atomica) e Turchia, hanno siglato un documento, il Mecca Joint Defence Agreement, destinato, verosimilmente, a ridisegnare gli equilibri di potere in Asia occidentale e non solo. L’accordo tripartito si basa su un precedente trattato bilaterale siglato nel 2025 fra Arabia Saudita e Pakistan. La decisione di sancire questo accordo nasce proprio dalla grave situazione di instabilità nel Golfo Persico e soprattutto dall’inefficienza sinora dimostrata di realizzare una Pax israelo-americana con l’Iran.

I tre grandi paesi sunniti che da sempre hanno affidato la loro sicurezza alla protezione americana, adesso, dinanzi alle turbolenze della regione medio-orientale e al costante sostegno degli Usa ad Israele, loro nemico, stanno cercando di costruire un’architettura autonoma di difesa che li protegga proprio dall’espansionismo israeliano. Non si tratta di un’alleanza formalmente anti-americana, visto che comunque gli aiuti finanziari, i rapporti commerciali e la dipendenza dagli Stati Uniti, soprattutto in tema di armamenti, non sono stati interrotti, ma l’accordo è un segnale evidentemente preoccupante per Washington. Si apre infatti una variabile scomoda per gli Usa, quella di un blocco sunnita capace di muoversi con margini di azione propri, mentre la politica americana sta lentamente ritirandosi dall’area, svuotando tante basi militari costruite nelle varie guerre dal 1991 in poi. Per tanti anni gli Usa hanno fatto della sicurezza del Golfo una sorta di pilastro della loro politica estera nell’area e Israele ha cercato di normalizzare le relazioni con l’Arabia Saudita attraverso gli Accordi di Abramo, peraltro molto deboli soprattutto in termini di adesione da parte di altri Stati arabi. Adesso il Patto della Mecca, siglato da questi tre Paesi fortemente critici nei confronti della politica di Netanyahu e, al tempo stesso, ben schierati nella difesa del popolo palestinese, potrebbe essere un duro colpo per le ambizioni dello Stato ebraico e degli Usa.

Dal punto di vista formale e strutturale, il Mecca Joint Defence Agreement è un patto di mutua difesa, che nel suo punto principale, ricalca l’articolo 5 della NATO e dunque prevede che un attacco contro uno dei tre firmatari verrà considerato un’aggressione contro tutti, con il dovere di intervenire a difesa dello Stato aggredito. In una tale evenienza, la Turchia sarebbe il paese più sicuro e protetto, poiché tutelata dal Patto Atlantico e adesso dal Patto della Mecca. Tuttavia, il nuovo accordo non va considerato soltanto una sorta di “NATO islamica”, come qualcuno con grande effetto mediatico ha voluto rilanciare. La combinazione di capitale ed energia dell’Arabia Saudita, industria e tecnologia turche, capacità militare e deterrenza nucleare pakistane, possono trasformarlo in una vera e propria piattaforma di potenza regionale. L’accordo è aperto all’adesione di altri paesi dell’area, (come ad esempio l’Egitto), magari interessati a far parte del nuovo ombrello di sicurezza. Ecco allora che l’accordo della Mecca potrebbe trasformarsi da patto trilaterale a nucleo di una nuova rete strategica nell’area del Golfo e in quella asiatica-mediterranea. Non si tratta, infine, di un patto mosso contro l’Iran, che pur si è reso responsabile di attacchi alle basi americane in Arabia Saudita ed in altri stati del Golfo. Giova ricordare che i tre firmatari, che circondano geograficamente l’Iran sciita, condividono, con quel paese, l’obiettivo di rendere la regione sempre più forte e sicura, contro le pretese espansionistiche dello Stato di Israele. Infatti, l’Iran è stato invitato a partecipare  al Patto della Mecca e l’ipotesi è apparsa interessante ai vertici di Teheran: l’eventuale sua adesione costituirebbe un duro colpo per le ambizioni di Israele nell’area medio-orientale e, al tempo stesso, un successo diplomatico-tattico per la Repubblica Islamica iraniana.

Ovviamente resta da vedere, dinanzi a tante variabili dell’ordine internazionale in via di ricostruzione, se il Patto acquisirà davvero una risolutiva influenza geopolitica.

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