Miranduolo, nella Casa di San Galgano a Chiusdino il museo archeologico restituisce sette secoli di storia

Nella restaurata Casa di San Galgano a Chiusdino un nuovo spazio museale presenta i risultati di oltre vent’anni di ricerche archeologiche condotte dall'Università di Siena: 17 campagne di scavo nel castello, attestato agli inizi del Mille, hanno portato alla luce oltre sette secoli di trasformazioni del paesaggio e delle comunità rurali, rivelando una storia straordinaria, in gran parte non documentata dalle fonti scritte.

Miranduolo, nella Casa di San Galgano a Chiusdino  il museo archeologico restituisce sette secoli di storia
Ricostruzione villaggio di IX-X secolo (InkLink Musei)
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

26 Agosto 2026 - 16.23


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di Marco Valenti*

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Il 19 luglio ha aperto al pubblico, nella restaurata Casa di San Galgano a Chiusdino, il Museo Archeologico di Miranduolo. Il nuovo spazio racconta uno dei più importanti insediamenti rurali medievali indagati in Toscana e presenta i risultati di oltre vent’anni di ricerche condotte dalla cattedra di Archeologia Cristiana e Medievale dell’Università di Siena.

La sua apertura conclude un lungo percorso di ricerca e valorizzazione. Per più di due decenni il Comune di Chiusdino ha investito nello studio del territorio e nella condivisione dei risultati, riconoscendo nell’archeologia non un’attività specialistica fine a sé stessa, bensì una risorsa culturale capace di generare consapevolezza, identità e sviluppo. Il museo nasce dunque dalla continuità di un impegno scientifico, amministrativo e civile.

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I numeri restituiscono l’ampiezza del lavoro svolto; 17 campagne di scavo nel castello, attestato agli inizi del Mille, per complessivi 652 giorni di attività sul campo. All’interno sono stati indagati 4.096,97 metri quadrati, pari al 95,48% della sua superficie, ai quali si aggiungono 1.028,32 metri quadrati di aree esterne. Nel complesso, la ricerca ha avuto una copertura eccezionale, che rende Miranduolo un osservatorio privilegiato per ricostruire nella sua interezza l’evoluzione di un insediamento rurale vissuto per l’intero Medio Evo.

Lo scavo, infatti, non ha raccontato soltanto la vicenda di un castello. Ha portato alla luce oltre sette secoli di trasformazioni del paesaggio e delle comunità rurali, rivelando una storia straordinaria, in gran parte non documentata dalle fonti scritte.

Nasce in età longobarda come piccola comunità mineraria, probabilmente legata al fisco regio di Volterra e destinata all’estrazione e alla lavorazione di ferro, rame e galena. Tra VIII e X secolo diviene un centro agricolo organizzato, con fattorie fortificate, magazzini, capanne e spazi artigianali, per evolvere poi in una grande azienda signorile centralizzata. Sulla sommità della collina, la sede padronale viene monumentalmente fortificata con profondi fossati e imponenti palizzate; uno spazio nettamente distinto dagli abitati contadini, nel quale si concentrano le funzioni di comando, raccolta, conservazione e redistribuzione delle derrate.

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Dall’ultimo quarto del X secolo l’abitato si trasforma in castello, dapprima con strutture lignee e in terra battuta; tra XI e XII secolo prende forma il grande complesso in pietra dei conti Gherardeschi, dotato di mura, porta monumentale, torri, palazzo, chiesa e borgo. Fra XII e XIII secolo il sito conosce assedi, distruzioni e ripetuti riassetti, nel quadro del confronto tra i Gherardeschi, il vescovo di Volterra e Siena. Nella seconda metà del XIII secolo la signoria passa per breve tempo ai Cantoni, imprenditori minerari legati al vescovo di Volterra, che riconvertono il castello in residenza privata. Il progetto, però, non ha lunga durata: all’inizio del XIV secolo Miranduolo perde progressivamente centralità, si degrada e viene infine abbandonato.

La forza del museo consiste nel rendere comprensibile il lavoro dell’archeologia. Come ricordava Sir Mortimer Wheeler, figura centrale dell’archeologia britannica del Novecento, non basta fermarsi alle «ossa» del passato: occorre «mettere carne sulle ossa», trasformando oggetti, strutture e tracce materiali in conoscenza delle persone e delle società che li hanno prodotti.

Lo scavo raccoglie e documenta reperti, resti e architetture; l’analisi li colloca nel tempo e nello spazio, chiarendone le relazioni; l’interpretazione ricostruisce pratiche sociali, lavoro, gerarchie, economie, credenze, scelte e rapporti di potere. Il fine non è l’esposizione di una serie di oggetti isolati; è la vita che essi, insieme agli altri dati, permettono di conoscere. A Miranduolo, ceramiche, resti produttivi, difese e magazzini diventano così strumenti per raccontare le comunità minerarie, i contadini, le élites signorili e tutti coloro che abitarono e trasformarono la collina.

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Il museo è stato realizzato grazie a un progetto PNRR ben concepito e concluso nei tempi previsti, a dimostrazione di come una programmazione rigorosa possa produrre risultati di qualità. Gli archeologi dell’Università di Siena hanno lavorato in stretta collaborazione con lo studio Magni e Guicciardini Architetti, dando forma a un allestimento nel quale contenuti scientifici, architettura, strumenti digitali e linguaggi visivi concorrono a rendere accessibile una storia complessa.

Il percorso, corredato da QR code per chi desideri approfondire temi, dati e contesti, mostra come sia possibile raccontare il passato senza imporre al visitatore lunghe maratone di lettura. L’allestimento introduce alle atmosfere e ai concetti essenziali attraverso un linguaggio immediato, rigoroso e coinvolgente, capace di rendere semplici, senza banalizzarli, contenuti anche molto complessi. I reperti dialogano con le numerose ricostruzioni realizzate da Simone Boni di Inklink Musei (vedi foto), che restituiscono visivamente edifici, paesaggi, persone, attività produttive e rapporti sociali emersi dalle indagini.

Ne nasce un museo di altissimo livello, degno di una grande città per qualità dell’allestimento, ambizione scientifica e forza comunicativa. Ma è proprio a Chiusdino che questa realizzazione assume un significato particolare; qui il museo rappresenta l’esito concreto di un investimento duraturo nella conoscenza e nella valorizzazione del patrimonio. Il Museo Archeologico di Miranduolo non è soltanto uno spazio espositivo; ancor di più rappresenta la restituzione pubblica di una ricerca pluridecennale e di un patrimonio capace di raccontare una formidabile storia sociale, economica e politica delle campagne toscane.

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* Marco Valenti insegna Archeologia medievale all’Università di Siena

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