di Francesco Tunda
La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha detto la sua, in un’intervista su Milano Finanza il 22 agosto, sul Monte dei Paschi di Siena e sulla complessa vicenda delle acquisizioni. Lo ha fatto all’interno di una lunga e articolata intervista rilasciata a Roberto Sommella, direttore del quotidiano, per spiegare il suo piano d’azione sull’economia con l’avvicinarsi del confronto elettorale. È in questo contesto che le viene rivolta dal direttore una domanda sul risiko bancario che vede il Monte dei Paschi di Siena come uno dei principali protagonisti.
Questa la domanda:“Sul risiko bancario c’è grande fermento, con le due offerte di Mps su Banca Bpm e Banca Generali e l’offerta di Intesa sul Monte. Lei che giudizio dà di queste operazioni?”. Ed ecco la risposta della segretaria nazionale del Pd: “A differenza della destra, noi pensiamo che il governo non debba intervenire a gamba tesa. Decida il mercato. E questa posizione resterà tale anche se saremo chiamati a responsabilità di governo. Detto questo il Pd resta attento al territorio e alle sue istanze di salvaguardia dell’occupazione e del radicamento, mentre il governo vuole fare il banchiere e ha sempre avuto un interventismo improprio”. Il giornalista insiste: “E voi che volete fare?”. E la risposta è perentoria: “La politica deve assicurare che tutti rispettino le regole, non favorire cordate. E deve tutelare l’interesse del Paese che è avere un sistema bancario solido che serva gli interessi delle famiglie e delle imprese. Noi questo pensiamo di fare”.
Da quel momento tutte, o quasi, le bocche sono chiuse, o quasi, nel Pd sia regionale che locale. Sono stati colti probabilmente di sorpresa anche perché proprio qualche giorno prima il responsabile nazionale dell’economia, Antonio Misiani, aveva sostenuto la giustezza della posizione unitaria assunta dalle istituzioni che si sono espresse ripetutamente per l’integrità e il collegamento con il territorio, aggiungendo: “è essenziale che in questa fase lo Stato rimanga azionista del Monte per tutelarne l’integrità”.
Bocche sostanzialmente chiuse a Siena e a Firenze e chat aperte e telefonini a portata di mano, com’è avviene nella politica del nostro tempo. Stando attenti a tenere, finche è possibile, la stampa un po’ a distanza. Eppure, una posizione dovranno pur prenderla, dal momento che i vertici istituzionali avranno presto l’incontro con il ministro Giorgetti.
Qualche voce, a dire il vero, si è espressa, seppure con un’evidente prudenza. Nico Bartalini, da poco segretario provinciale del Pd, in una lunga intervista sulla complessiva vicenda della banca senese rilasciata a Orlando Pacchiani, pubblicata stamani da La Nazione, dichiara che “i democratici non sono divisi” e che “non sta alla politica entrare nel merito di operazioni societarie, ma garantire stabilità economica e coesione dei territori”. Al giornalista che, insistendo, chiede quale sia la posizione del Pd, Bartalini risponde: “A prescindere dalle soluzioni finanziarie, per noi è importante che lo Stato non esca adesso dal capitale a sostenga quelle garanzie che chiediamo da tempo: integrità e autonomia della banca, direzione a Siena, tutela di occupazione e indotto, valore del marchio, accesso al credito di qualità per famiglie e imprese».
Il tentativo di Bartalini sembra quello di scartare sulle domande più brucianti. Chiede il giornalista: “Quando dice «per noi» a chi si riferisce? Nel Pd convivono varie posizioni: la toscana, l’emiliana, la nazionale…”. Nico Bartalini, con linguaggio nel quale emerge la capacità di gestire la difficile arte di chi ha che fare tutti i giorni con il linguaggio della politica, risponde:” Quando si parla di Pd si vogliono tradurre in divisioni le diverse sensibilità che compongono il partito. Schlein ha fatto bene a ricordare che il Governo troppo spesso ha ragionato attraverso simpatie e cordate di amici, che poco hanno a che fare le logiche industriali vere”. Altra domanda scottante: “Però c’è un problema a rompere con Unipol e il mondo delle cooperative, soprattutto in Emilia Romagna, non crede?”. Altra risposta corretta sul piano formale: “A tutto il Pd interessano l’economia reale e il rapporto con il territorio. Ed è una posizione che va al di là dei rapporti e delle singole appartenenze. Sulla tutela del lavoro non ci sono certo divergenze. E questo riguarda Siena, la Toscana, l’Italia”.
Sui social alcune voci si sono pronunciate in maniera più decisa. I vertici sono chiamati a mostrare compattezza (rapporto con la segretaria nazionale, questione istituzionale, unità delle tante anime del partito) mentre un ruolo diverso hanno i militanti che dicono la loro, magari attraverso i social. Come ha fatto l’ex sindaco Bruno Valentini che, a caldo, sul suo profilo Facebook scrive: “A differenza del responsabile economico del PD, la segretaria Schlein non gradirebbe che il governo influisca su quello che tanti chiamano il grande risiko delle banche italiane. Io la penso al contrario, perché affidarsi al mercato rende inutile il ruolo del governo e della politica. Significa lasciare che chi ha più soldi vinca sempre. Le leggi anti-monopolistiche e i poteri speciali di intervento dei governi (in Italia golden power) servono appunto per evitare che gli interessi collettivi vengano prostrati alla sola logica del denaro. Ovviamente questi poteri e queste leggi non devono essere asserviti ad interessi di parte. Nel caso specifico dell’assalto di Intesa-Unipol a Banca MPS, sparirebbero di fatto una banca ed una storia secolare. Consegnando un potere immenso ad un solo soggetto, che condividerebbe il mercato con un altro (Unicredit) in regime di duopolio, tutto controllato dal Nord. L’Italia ci guadagnerebbe? Famiglie ed imprese avrebbero a disposizione più servizi in una situazione di concorrenza effettiva? Non credo”.
C’era da aspettarselo, in questo gioco a scacchi: il principale partito del centrodestra ha immediatamente risposto alle dichiarazioni della segretaria nazionale del Pd. Lo ha fatto, sul terreno locale, Elena Burgassi, coordinatrice di FdI: “Quante lingue parla il Partito Democratico? È lo stato di profonda confusione in cui versa il Pd sul tema cruciale del risiko bancario e del futuro di Mps a far sorgere più di un dubbio sulla coerenza politica di questo partito. Mentre a livello nazionale la segretaria Elly Schlein dichiara chiaramente che il Governo non deve intervenire a “gamba tesa” nel mercato e nelle operazioni bancarie, a livello locale il Pd toscano e senese agisce esattamente all’opposto”. Dalla tribuna estiva della Marsiliana si è fatto vivo, inevitabilmente, anche Giovanni Donzelli accentuando i toni polemici nei confronti della doppia anima del Pd.
Non sarà una domenica qualunque, questa, per i dirigenti del Pd regionale e locale: come mantenere l’unità istituzionale raggiunta? Come prendere posizione senza dare scossoni bruschi al partito? E i militanti: saranno consultati? E quali forme avranno per esprimere il loro pensiero ,specie sugli aspetti più politici come quello della funzione della “libertà di mercato” e del ruolo dello Stato?
Non sarà una domenica qualunque e non vorremmo essere nei loro panni. Ma la città aspetta risposte precise che vanno ben oltre gli interessi di un partito.
