di Annalisa Coppolaro
Un Palio complesso, quello che ha visto trionfare il Nicchio con Tittia su Anda e Bola, un Palio che si è corso il 18 agosto, insolito e falsato da un’attesa di due giorni e da un inedito incidente dopo la vittoria. Cavallo e fantino a terra sul tufo dopo un impatto con due persone scese a festeggiare.
E anche il giubilo dei contradaioli, per vari motivi, risente di questa stranissima evenienza. In Duomo i tanti nicchiaioli in attesa del drappellone sono stasera un po’ tristi, come disorientati. Senza il loro fantino, festeggiare non è la stessa cosa.
Sorrisi tirati per le incertezze sulla condizione di Giovanni Atzen che hanno certamente influenzato questa bellissima vittoria, una splendida corsa arrivata dopo ripetuti sforzi di ottenere un allineamento corretto da parte del mossiere Bircolotti. Quasi un’ora di mossa con l’Oca che non entra e non rispetta il proprio posto. Molte volte viene chiamata dal mossiere senza risultato. Confusione e tensione tra i cavalli, tre partenze non valide, poi di nuovo i tentativi e l’impressione che la notte stia ormai scendendo. Quindi la mossa con le contrade che non si trovano nel posto corretto e la carriera condotta da Tittia che vince il 13′ Palio e toglie la cuffia al Nicchio dopo un’attesa di 28 anni.
I contradaioli esultano e accolgono cavallo e fantino scendono in massa sul tufo, un impatto inaspettato sulla pista provoca la caduta del cavallo e il fantino è a terra svenuto. Un trauma cranico e sospetta microfrattura della vertebra cervicale per Giovanni Atzeni subito portato in ospedale ma nessuno saprà niente per diverso tempo. L’inquietudine serpeggia subito sul tufo, un giubilo spezzato e smorzato sul nascere, la scena sotto gli occhi di tutti e una grandissima preoccupazione, di tutte le contrade, di tutti i presenti in piazza.
Il Palio non è mai prevedibile ma questi due giorni di pioggia hanno sicuramente reso tutto anche più inaspettato. Poi l’incidente e quindi il giubilo silenzioso e senza canti in duomo, dove i contradaioli con i loro fazzoletti e i loro sorrisi si aggirano un po’ sperduti.
Un silenzio confuso che dura almeno fino all’arrivo del drappellone, tanto contestato, di Teodora Axente. Poi sì, i canti ci sono, e gli abbracci e la gioia, ma non sono emozionanti come sempre, perché il Palio non sa mai prescindere dal lato umano e affettivo e dalle emozioni quando le stesse sono anche preoccupazione e incertezza. Il cavallo prima, adorato e venerato come il re della carriera, e subito dopo il fantino sono le cose più importanti di ogni Palio, e un finale da caldiopalma come questo nessuno se lo sarebbe aspettato. Una incredula preoccupazione aleggia su tutte le contrade, su tutta la festa. E’ vero, forse il Nicchio ci aveva sperato molto data l’accoppiata in piazza, ma è ora tutto più sottotono per l’episodio accaduto sul tufo.
Questa è Siena e la sua storia, la sua poesia e la sua natura. La notizia di Tittia incosciente sulla pista trasforma il giubilo, in un momento tirato e segnato di domande. E festeggiare senza di lui sulle spalle dei contradaioli non è certo la stessa cosa. Ora si attendono buone notizie che in parte comunque dicono che Tittia è cosciente e sta meglio. Il cavallo fin da subito è apparso in buone condizioni. Un palio nato tra le critiche del drappellone, proseguito con due rinvii e poi questo inedito epilogo. Passerà alla storia come uno tra i più inaspettati e forse meno gioiosi.
