di Patrizia Turrini
A Siena senza passeggiata storica non è palio, ma una corsa di cavalli che dura pochi concitati minuti. Così è scritto a chiare lettere anche nell’attuale regolamento comunale del Palio che in caso di rinvio per pioggia dispone, all’articolo 90, che si effettuino il giorno successivo sia la passeggiata storica sia la carriera. L’imprescindibile importanza della passeggiata storica risulta evidente anche ove si esamini attentamente la storia plurisecolare della festa senese, complesso rituale composto da eventi ricchi di significato civico, antropologico e religioso che culminano infine – infine, lo ripeto – nella gara con i cavalli e i fantini, a rappresentare le Contrade.
Le origini del corteo si possono rintracciare nelle sfilate trionfali che dal Medioevo accompagnavano feste, giostre, giochi, cacce ai tori nella piazza del Campo. Famose e raccontate in cronache coeve le sfilate, a precedere la caccia ai tori, per l’Assunta del 1506 e del 1546 – questa immortalata anche in due dipinti di Vincenzo Rustici – con la presenza delle Contrade con le loro macchine totemiche (a forma dell’animale già preso a simbolo, utilizzate per difendere i cacciatori) e con i loro costumi e bandiere (anche se poi i colori sono in alcuni casi cambiati successivamente). Così le sfilate, a precedere la carriera, con figuranti delle Contrade vestiti in modo allegorico, con richiami al simbolo della contrada e anche alla storia antica e alla storia contemporanea, sono continuate senza interruzioni nei secoli XVII e XVIII, dopo che dal 1633 si iniziò a correre con i cavalli alla tonda in piazza del Campo.
Già agli esordi veniva assegnato un premio, il masgalano (dallo spagnolo “mas galante”, cioè più elegante), per la migliore macchina e/o per la migliore prestanza dei componenti del gruppo della Contrada, per la sfarzosità dei costumi. Ad esempio la Contrada della Torre conserva un masgalano vinto intorno alla metà del XVII secolo.
Il premio, dopo una lunga interruzione, è stato ripristinato in occasione del Palio del 16 agosto 1950, al fine di mantenere la disciplina e accrescere il prestigio del corteo storico ed è oggi opera assai ambita di artisti di fama.
Dal secolo XIX il corteo storico si presenta come una rievocativa sfilata di figuranti (attualmente oltre 600) in ricchi costumi dapprima medioevaleggianti, oggi rigorosamente studiati con rimando a quelli in voga alla fine del Quattrocento. I figuranti sono accompagnati da bandiere, tamburi, chiarine (antiche trombe) e cavalli bardati. Nella sfilata si possono riconoscere quattordici gruppi, ognuno dei quali fa riferimento a un diverso elemento della società senese del periodo repubblicano (ante 1555): si segnalano la banda comunale in costumi antichi, i rappresentanti del territorio della Repubblica senese, le cariche comunali, le corporazioni di arti e mestieri, i rappresentanti delle Contrade stesse, i cui alfieri e tamburini (due alfieri e un tamburino per Contrada) eseguono sull’anello della Piazza una serie di coreografie (sbandierate e saluti).
Da senese voglio precisare che il corteo, oltre a rievocare orgogliosamente lo splendore storico della città e i valori comunitari del popolo senese, costituisce anche il modo di scandire e dilatare l’attesa “sofferta” della corsa, riconducendo tutti noi nella solennità di un rito collettivo che unisce passato e presente, gioia e sofferenza, vittoria e rivalsa.
