Lo strabismo fruttuoso della politica sulla sicurezza

Perché il manifesto di Franco Gabrielli è il programma perfetto per un’alternativa progressista.

Lo strabismo fruttuoso della politica sulla sicurezza
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

8 Agosto 2026 - 17.22


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di Andrea Mariotti

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C’è sicuramente un aspetto che, più di altri, colpisce in Franco Gabrielli, ospite della  filarmonica di San Rocco e dell’Unione Comunale del PD di Sovicille, in una delle serate dedicate alla presentazione del suo libro “Contro la paura”, scritto insieme al vice direttore di repubblica Carlo Bonini.

E’ la calma olimpica con cui sorvola crinali difficili da percorrere e il tono tranquillizzante da cui scaturisce la fermezza di parole chiare e decise: quelle di un uomo al servizio dello Stato, che è stato Capo della Polizia e Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi d’informazione e sicurezza.

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L’antidoto perfetto a chi le parole le sconvolge per alzare il livello dello scontro, per infondere la paura. Del resto 6 decreti sicurezza emanati dal governo sono il simbolo perfetto di chi s’intesta politiche securitarie a costo “zero”, alimentando solo il vizio dell’ipertrofia legislativa.

Ma qui arriva la lezione più grande che dobbiamo tutti appuntarci: se certamente il senso di insicurezza che serpeggia nelle nostre comunità è figlio del fallimento della destra sovranista, bisogna disegnare una ricetta facendo i conti col fatto che i “pozzi” ormai sono avvelenati e con una popolazione colpita dal grande inverno demografico maggiormente esposta alla microcriminalità.

Ecco perché l’idea di una politica strabica sulla sicurezza: un occhio verso il domani, che certamente deve guardare alle cause, combattendo la marginalizzazione, ma uno rivolto al presente, più efficace e coordinato, che pensa al controllo del territorio.

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Pensando al primo, stride ancora di più la propaganda vergognosa che anche recentemente è stata alimentata nei confronti delle associazioni del terzo settore, di volontariato, dell’associazionismo cattolico impegnato fortemente nell’accoglienza, come se prestare un servizio dal fortissimo valore sociale nei confronti delle persone in difficoltà, comportasse un’apertura indiscriminata nei confronti dei flussi migratori (o come se il servizio stesso fosse rivolto soltanto ai migranti e non a tutte le persone bisognose di aiuto).

Per il secondo, occorre mettere le forze di polizia (con i soldi, non con i decreti sicurezza) nelle condizioni di fare il loro lavoro, magari -aggiungiamo noi- dirottando subito tutti i fondi destinati al centro in Albania tanto caro alla destra nazionale.

Gli incantatori di serpenti che stanno gestendo adesso la sicurezza dei cittadini fanno ricadere il peso della loro propaganda fallimentare sulle fasce più deboli della popolazione. Per raggiungere risultati degni di questo nome occorrono politiche serie e realiste che si occupino della questione in modo unitario: il governo dei flussi, certo, i rimpatri anche, ma “non vale il reso di amazon” (tradotto: ci vogliono più accordi con i paesi terzi, altrimenti non si fanno) e integrazione.

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Repressione e prevenzione, lo ha detto ieri anche Elly Schlein e sembra fare da eco alle parole di Gabrielli: la gestione dell’ordine pubblico è la composizione del conflitto, dice il poliziotto di strada (Gabrielli lo è stato e lo rivendica).

E’ il manifesto per una sicurezza democratica, è il programma dell’alternativa più credibile a questo governo.

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