di Daniele Magrini
È come se qualcuno, che neppure conosci se non di vista, ti si fosse messa a sedere accanto, a un tavolino di Piazza, o in una panchina in Fortezza. O in Contrada. E con garbo, senza alcuna pretesa, ti avesse detto: “Si parla un po’ di Siena? Così tanto per passare il tempo”. Claudia Boschi, con il suo libro, “Il senso preciso delle cose” edito da Il Leccio, fa così. E sottolineo ancora, con garbo. Che non è una cosa scontata. Perché anche un libro può essere un’invasione, una non richiesta intrusione o, peggio ancora, una narcisistica ostentazione del proprio ego smisurato, con cui inzuppare pagine e pagine inutilmente stampate. Non accade con il racconto della Boschi, che invece gentilmente ti invita ad accompagnarla in giro per Siena e per gli anni vissuti in questo luogo particolare. La sua scrittura è lo strumento di un dialogo, con sé stessa, con la città, con chi Siena la vive sempre più distrattamente.
Scrive l’autrice dei suoi racconti: “Sono piccoli frammenti. Scene, luoghi, abitudini, parole. Cose che, prese da sole, sembrano niente. Ma che messe insieme, somigliano a una vita”.
Il suo libro è bello. Molto genuino, molto sentito, a tratti poetico. Commuove e fa pensare. È una sorta di lettera d’amore di una senese alla sua città, con quel velo di nostalgia che non può non essere presente, visti i tempi che viviamo. E proprio nella scansione del tempo che passa, nelle tre stagioni della vita in cui è articolato il libro, che Claudia Boschi fa trapelare il suo personale messaggio di speranza. Come a dire che Siena è cambiata. E in molti avvertiamo che lo abbia fatta troppo e male. Ma Siena, comunque vada, “si vive, si respira, si subisce”.
Con modalità diverse per via dello scorrere degli anni, come in poche righe, suggerisce la Boschi: “Siena non appartiene mai allo stesso modo a chi la vive. Cambia con l’età, come cambiano le stagioni della vita. Da bambini è meraviglia. Da ragazzi è fame. Da adulti è resistenza. Da vecchi diventa compagnia. E ogni volta sembra un’altra città. Invece sei tu che, lentamente, sei diventato un altro”.
E queste naturali trasformazioni emergono dalle pagine del libro. La lenta scoperta e poi la prepotente presa di possesso della città da adolescenti. I ricordi delle “vasche” per il Corso, con la noncuranza di chi è lì per caso e invece ha l’obiettivo di vedere solo quella persona in mezzo alle altre. Le attese alle Scalette di Pazzariello per recuperare il figlio/a nella notte del sabato. Le inquietudini della sfida di essere genitori. Con leggerezza Claudia Boschi racconta tutto questo, senza mai infierire nel ricordo.
Poi c’è il Palio, c’è soprattutto la Contrada, con le abitudini cambiate, i modi di viverla che sembrano così lontani da quelli vissuti pochi decenni fa. Come accade con le prove di notte, trasformate in una regolamentata scorribanda appena fatto giorno. Senza più poesia, senza più mistero. Che non serve se non alla robotica precisione dei veterinari.
Le pagine dedicate al Capitano non vittorioso, babbo Danilo, commuovono: perché trapela l’amore di una figlia, ma anche il rispetto della contradaiola consapevole di quanto quell’uomo ci abbia messo l’anima per vincere, e comunque abbia perso in piena dignità.
E nell’alternarsi degli usi e costumi contradaioli, Claudia Boschi tratteggia in questo caso con una certa sofferenza quella vita vissuta insieme fino a qualche decennio fa, tra generazioni mischiate, con i più anziani a raccontare il passato, che diventava esercizio per imparare il presente: “Ora invece – scrive Claudia Boschi – ci si divide. I giovani con i giovani, i gruppi nei gruppi, piccoli recinti dove ci si riconosce solo tra simili. E piano piano i vecchi restano fuori. Non perché non vogliano esserci, ma perché nessuno li chiama più davvero dentro”. E anche qui, non si può che condividere.
Infine, giova sottolineare anche la scelta di Riccardo Cerpi, l’editore, che spiega così la collana ORAnge in cui il libro della Boschi è inserito: “I libri pubblicati nella collana ORANGE non devono spaventare il lettore che “non ha tempo”, sono pubblicazioni da “consumarsi” in un’ora appunto o poco più, ma che hanno la pretesa di solleticare la curiosità e l’interesse di chi le leggerà”. Ecco anche questa è una scelta ponderata. Fatta nel rispetto del lettore. Anche in questo caso, con garbo.
Termina così il racconto di Claudia Boschi “Siena non finisce in queste pagine. Si cresce, si parte, si cambia. Ma certe cose non si spostano. Ti restano addosso. Siena è una di quelle. Non chiede di essere capita. Chiede solo di essere vissuta. E quando impari davvero a viverla, capisci che non ti ha mai lasciato andare“. In molti di noi si riconosceranno in questo modo di vivere sospeso, come sul filo teso dell’equilibrista: un po’ a spingersi verso il lato del mondo, un po’ a rintanarsi sul fronte opposto. Dentro Siena. Mai lontani.
